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Niente campeggio per i No Tav in Val di Susa, gli attivisti si spostano ma arrivano altri divieti: le ordinanze del prefetto dopo le devastazioni – Il video

30 Luglio 2026 - 14:58 Giovanni Ruggiero
«Ci è stato intimato di andarcene» dicono gli attivisti No Tav che sperano ancora di allestire il campeggio e il programma di tre giorni in Val di Susa. I divieti del prefetto si allargano, mentre arrivano anche i reparti antisommossa
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Si spostano un po’ più su a Venaus le tende dei No Tav, ma il divieto di campeggio del prefetto di Torino, Donato Cafagna, si allarga dopo che già aveva firmato un’ordinanza che vietava «l’attività di campeggio libero nell’intero territorio di Susa e di Bussoleno dalla mezzanotte di giovedì 30 luglio fino alle 7 di lunedì 3 agosto». Il provvedimento specificava che «si prescinde dalla comunicazione preventiva», «ricorrendo le ragioni d’urgenza relativamente alle esigenze di tutela dell’ordine e della sicurezza pubblica». La decisione arriva proprio mentre si stava allestendo il campeggio del movimento No Tav, annunciato in valle per tre giorni «da aderenti al movimento No Tav unitamente ad esponenti dell’ex centro sociale Askatasuna».

Un «divieto di campeggio libero esteso all’intero territorio del Comune di Venaus» da oggi 30 luglio «e sino alle 7 di lunedì 3 agosto» è contenuto in una nuova ordinanza del prefetto di Torino. L’ordinanza parte dal fatto che «proprio dal campeggio di Venaus ha preso le mosse il corteo svoltosi nel pomeriggio di sabato 25 luglio 2026 nell’ambito del Festival dell’Alta Felicità, manifestazione organizzata contro l’allargamento dei cantieri della linea ferroviaria Tav allestiti nella Valle di Susa, alla quale hanno preso parte migliaia di persone provenienti anche dall’estero».

Le altre due ordinanze: volto coperto e accesso ai cantieri

Una seconda ordinanza del prefetto, valida dalle 8 di giovedì e fino a cessate esigenze di domenica, vieta di «detenere, senza giustificato motivo, oggetti e materiali comunque idonei all’occultamento del viso, quali caschi, maschere antigas, mascherine respiratorie, passamontagna e oggetti potenzialmente utilizzabili come mezzi contundenti, fumogeni e materiale esplodente di qualunque natura» nei territori di Bruzolo, Bussoleno, Chiomonte, Giaglione, San Didero e Susa. Una terza ordinanza, sempre nello stesso arco temporale, vieta invece l’accesso a piedi «in forma organizzata» a strade, parcheggi, aree campestri e sentieri vicini ai cantieri Tav nei comuni di Susa, Giaglione e Chiomonte.

L’appello del movimento No Tav costretto a rivedere i piani

Poche ore prima che arrivasse il provvedimento del prefetto, lo stesso movimento No Tav aveva diffuso un appello sui social, denunciando un massiccio spiegamento delle forze dell’ordine: «A pochi minuti dal montaggio del campeggio dei prossimi giorni un ingente dispiegamento di forze dell’ordine si è presentato in tutti i punti di passaggio del campeggio: San Giuliano, Traduerivi e farmacia viva». Il messaggio si chiudeva con un invito a raggiungere il presidio: «Chiediamo a chiunque abbia modo di raggiungerci di venire al presidio di San Giuliano».

Dopo le ordinanze del prefetto, però, i No Tav si sono riuniti per studiare le prossime mosse. Proprio a Susa e Bussoleno, da oggi e sino a sabato prossimo, era in programma un presidio del movimento, che sarebbe dovuto terminare con una «serata di lotta». Le aree che avrebbero dovuto ospitare il campeggio sono al momento presidiate dai reparti antisommossa di polizia, carabinieri e guardia di finanza. Una cinquantina di giovani è riunita in questo momento nel centro di Susa per confrontarsi e studiare il da farsi.

Il campeggio spostato da Susa a Venaus

Finché i vertici del movimento non hanno ribadito che il presidio in programma da oggi a sabato non è affatto saltato, ma cambia semplicemente sede. Come spiega la nota diffusa sui social dagli attivisti al termine di un incontro a Susa a cui hanno partecipato una cinquantina di giovani del movimento: «Anche se i giornali dicono il contrario, il campeggio non è affatto annullato. Ci stiamo spostando a Venaus dove montare tuttx insieme, raggiungeteci!». Il trasloco arriva dopo che il prefetto di Torino ha firmato un’ordinanza che vieta di campeggiare sui territori di Susa e Bussoleno, proprio nei giorni scelti per il presidio. Gli organizzatori assicurano comunque che il programma resta valido, «le iniziative dei prossimi giorni sono confermate», e nel pomeriggio è attesa una conferenza stampa del movimento, ormai in trasferimento verso Venaus.

Cosa succede ora tra Venaus e Susa

A Venaus il montaggio delle tende è partito verso le 12.30, con le prime strutture e alcune amache piazzate da alcune decine di giovani arrivati sul posto, dove secondo Ansa non risultano presenti forze dell’ordine in divisa. Scenario opposto a Susa, dove il presidio avrebbe dovuto svolgersi nelle zone di San Giuliano e Traduerivi: qui, fin dal mattino, sono stati schierati reparti antisommossa a controllare le aree colpite dal divieto del prefetto, reso noto proprio in giornata.

A Venaus arrivano i reparti antisommossa

I reparti antisommossa hanno raggiunto il campeggio No Tav di Venaus, dove si è trasferito il presidio del movimento inizialmente previsto nella vicina Susa da oggi fino a sabato. La situazione al momento è tranquilla, mentre alcune decine di giovani sono uscite in strada e si sono confrontate, bloccando la circolazione della provinciale 210 per pochi minuti, con agenti in abiti civili, per poi tornare al campeggio. Al momento vicino al presidio vi sono sei camionette della polizia di Stato, una dei carabinieri, oltre ad alcuni fuoristrada.

Le parole di Mattarella sulla violenza in Val di Susa

Nella stessa giornata è arrivato anche un intervento del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la cerimonia del Ventaglio al Quirinale. Il capo dello Stato ha definito «inammissibile» quanto avvenuto sabato scorso in Val di Susa, aggiungendo che «la violenza è un virus letale per la democrazia e per la vita sociale» e che «aggredisce la Costituzione chi la pratica, chi la predica, chi la giustifica». Mattarella ha inoltre respinto l’idea che posizioni minoritarie nella società possano giustificare «forme di violenza» contro le istituzioni democratiche, parlando di una deriva «di liberi tutti rispetto all’azione dei poteri pubblici».