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«E la tesi la scrivo a casa della rettrice?»: la rabbia degli studenti per l’Università di Torino che chiude tutte le sedi per l’estate

30 Luglio 2026 - 22:01 Olga Colombano
Palazzo nuovo chiude per ferie, la protesta degli studenti
Palazzo nuovo chiude per ferie, la protesta degli studenti
La sede del polo umanistico di Torino resterà chiusa dal 1° al 23 agosto per contenere i costi di gestione. La decisione, legata al piano per ridurre il disavanzo di bilancio, ha subito scatenato le critiche di studenti, docenti e ricercatori.
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«E la tesi la scrivo a casa della rettrice?» oppure «La tesi la volete ancora entro il 31 ottobre?». Sono alcune delle scritte comparse sui cartelli nel corridoio di Palazzo Nuovo, una delle principali sedi del polo umanistico dell’Università di Torino, dopo l’annuncio della chiusura straordinaria dell’edificio dal 1° al 23 agosto. La decisione, presa dall’ateneo per ridurre i costi di gestione e contenere un disavanzo di bilancio che supera i 60 milioni di euro, ha provocato proteste tra studenti, docenti e ricercatori.

La protesta degli studenti

La chiusura estiva di Palazzo Nuovo ha colto di sorpresa molti studenti, soprattutto chi sta preparando gli ultimi esami o la tesi. «Di solito studio al Campus soprattutto per l’aria condizionata», racconta a La Stampa Matilde Marchisio, 25 anni, iscritta alla laurea magistrale. Le critiche non arrivano però solo dagli universitari, ma anche da una parte del personale accademico. Il Coordinamento UniTo, che riunisce docenti, ricercatori, dottorandi e studenti, accusa la governance dell’ateneo di non aver considerato le esigenze di chi frequenta quotidianamente gli spazi universitari. In un intervento pubblicato sul proprio blog si legge che «delle esigenze degli studenti la rettrice pare non interessarsi», contestando inoltre le spese sostenute negli ultimi anni per il nuovo campus di Grugliasco. Il coordinamento denuncia anche che già da settimane l’aria condizionata nelle aule viene spenta nel primo pomeriggio, mentre sono ancora in corso gli esami, costringendo in alcuni casi i docenti a spostare le prove nei propri studi.

I conti dell’Università

La chiusura rientra in un più ampio piano di contenimento delle spese con cui l’Università di Torino punta a riequilibrare i propri conti. Il bilancio che era stato fatto in previsione del 2026 aveva stimato un disavanzo di circa 62 milioni di euro, che si sarebbe potuto ridurre lentamente e gradualmente negli anni successivi. Nonostante il quadro ai tempi, il prorettore Gianluca Cuniberti aveva invitato a non parlare di emergenza e come riportato dal Corriere della Sera, ha spiegato che l’ateneo dispone di riserve economiche sufficienti ad affrontare questa fase, definendo il bilancio «solido» pur riconoscendo le difficoltà.

Le ricadute sui lavoratori

Come riporta La Stampa, la chiusura degli edifici universitari ha avuto ripercussioni anche sul personale esterno. Vale a dire gli addetti ai servizi di portierato, di logistica e di assistenza alle aule che proprio recentemente hanno subito un cambio di appalto che ha trasferito il servizio dalla cooperativa Rear alle società Pilò e Punto Pulizia. Secondo il sindacato Flaica Cub Torino, molti lavoratori temevano di dover utilizzare ferie non ancora maturate per coprire il periodo di chiusura. L’Università ha però spiegato di aver trovato un’intesa per consentire al personale di usufruire delle ferie maturate con il precedente appalto anche dopo il passaggio alle nuove aziende, con l’obiettivo di ridurre i disagi legati alla riorganizzazione estiva.