Diritto alla riparazione per gli elettrodomestici: cosa cambia per lavatrici, aspirapolvere, bici e smartphone

Il diritto alla riparazione degli elettrodomestici lo ha sancito l’Unione Europea due anni fa. Gli Stati europei devono recepire la direttiva che la sancisce. Il principio dice che se un bene è tecnicamente riparabile, i produttori sono obbligati ad aggiustarlo anche oltre la garanzia legale. Serve a combattere la cosiddetta obsolescenza programmata. Ovvero la progettazione di prodotti destinati a durare relativamente poco per favorire la loro sostituzione.
L’obsolescenza programmata
«Le persone vorrebbero riparare ma mi dicono: “Non sono capace, mi costa più del nuovo, non so a chi rivolgermi”», dice a Repubblica Elisa Nicoli, divulgatrice ambientale presente sui social come Eco narratrice. La direttiva stabilisce che la riparazione possa essere offerta gratuitamente o, al più, a un prezzo «ragionevole». E con tempistiche accettabili. Se il consumatore vuole aggiustare un prodotto in garanzia, questa andrà prolungata di un anno. In caso di fabbricanti extra Ue l’obbligo grava sul distributore o sull’importatore. Tra i prodotti ci sono grandi elettrodomestici come lavatrici, ma anche aspirapolvere, bici elettriche e smartphone. I produttori saranno anche tenuti a mettere a disposizione di terzi pezzi di ricambio originali e manuali tecnici.
La piattaforma
Tra un anno, il 31 luglio 2027, debutterà la piattaforma online di database per i riparatori. Ci saranno anche i Repair Cafè, dove si riparano elettrodomestici e strumenti elettrici che sarebbero destinati all’immondizia. In Italia, spiega ancora il quotidiano, il termine per il decreto legislativo che modificherà il Codice del consumo è prorogato di altri tre mesi. E anche se la bozza prevede che tutti i contratti sottoscritti da oggi siano tutelati, la commissione Industria del Senato ha suggerito di valutare l’inserimento di «un periodo transitorio» per consentire alle piccole imprese di adeguarsi.

