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Cirano, l’invettiva di Guccini contro l’ipocrisia che si arrende alla forza dell’amore – Il video

06 Agosto 2026 - 12:14 Anna Clarissa Mendi
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Dall'invettiva contro l'ipocrisia all'amore per Rossana, Cirano è uno dei vertici della poetica di Guccini. Scritto con Beppe Dati e ispirato al personaggio di Edmond Rostand, il brano racconta il rifiuto del compromesso e la forza della fragilità
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Non è soltanto una canzone d’amore. Cirano è forse il testamento poetico più feroce di Francesco Guccini, morto oggi, 6 agosto, all’età di 86 anni. Un’invettiva contro il conformismo, l’opportunismo e l’ipocrisia di quella società che lui liquida con l’immagine dei «nasi corti». Pubblicata nel 1996 all’interno dell’album D’amore di morte e di altre sciocchezze, la canzone rilegge il celebre personaggio della commedia teatrale di fine Ottocento di Edmond Rostand trasformandolo in un uomo del nostro tempo. Un poeta, un idealista, un emarginato che fa della propria imperfezione, il naso grosso, una forma di libertà e della parola un’arma contro il potere, la mediocrità e i compromessi. Scritta insieme al paroliere Beppe Dati e arrangiata da Giancarlo Bigazzi, Cirano nasce da un’intuizione che Guccini raccontò con la consueta ironia: «Come nascita, non è mia – ammette -. Anche se il testo buona parte mi appartiene. Mi piaceva l’idea di questo eroe di spada, e allo stesso tempo poeta, costretto dal suo naso enorme a scrivere versi per un altro».

Il significato di Cirano: l’invettiva e l’amore

L’invettiva prende forma nei versi dedicati ai «nasi corti», simbolo di chi sceglie il compromesso invece del coraggio. «Signori imbellettati, io più non vi sopporto», canta Guccini, e da quel momento la metafora si trasforma in un atto d’accusa. Nel mirino finiscono i cantanti «buffoni», «campati di versi senza forza», sedotti dal successo e dalla fama ma privi di autenticità. «Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza. Godetevi il successo, godete finché dura». Non meno tagliente è l’affondo contro i politici «rampanti», i «portaborse, ruffiani e mezze calze», colpevoli di aver fatto «del qualunquismo un’arte», e la critica ai preti che vendono «a tutti un’altra vita. Se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito. Guardatevi nel cuore, l’avete già tradito». È il rifiuto di un mondo che premia l’opportunismo e soffoca l’integrità, raccontato attraverso la voce orgogliosa e irriducibile di Cirano.

I versi per “Rossana”

Eppure, proprio quando l’invettiva raggiunge il suo apice, Guccini cambia registro. Dietro l’uomo che sfida il potere e disprezza i compromessi riaffiora il poeta, fragile davanti all’unica forza capace di disarmarlo: l’amore. Rossana torna come una presenza luminosa e irraggiungibile, così distante da rendere impossibili perfino le parole. Restano soltanto i versi: «Le scriverò dei versi, le parlerò coi versi». Nell’ultima strofa il sole diventa la metafora di una donna che riesce a sciogliere anche l’armatura dell’uomo, restituendo a Cirano la sua umanità più profonda. È in quella confessione finale – «Se ami come sono, per sempre tuo Cirano» – che la rabbia lascia spazio alla tenerezza e la denuncia si trasforma in una dichiarazione d’amore senza maschere.

Il testo di Cirano

Venite pure avanti, voi con il naso corto
Signori imbellettati, io più non vi sopporto
Infilerò la penna ben dentro al vostro orgoglio
Perché con questa spada vi uccido quando voglio

Venite pure avanti poeti sgangherati
Inutili cantanti di giorni sciagurati
Buffoni che campate di versi senza forza
Avrete soldi e gloria, ma non avete scorza
Godetevi il successo, godete finché dura
Che il pubblico è ammaestrato e non vi fa paura
E andate chissà dove per non pagar le tasse
Col ghigno e l’ignoranza dei primi della classe
Io sono solo un povero cadetto di Guascogna
Però non la sopporto la gente che non sogna
Gli orpelli? L’arrivismo? All’amo non abbocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco

Io non perdono, non perdono e tocco

Facciamola finita, venite tutti avanti
Nuovi protagonisti, politici rampanti
Venite portaborse, ruffiani e mezze calze
Feroci conduttori di trasmissioni false
Che avete spesso fatto del qualunquismo un arte
Coraggio liberisti, buttate giù le carte
Tanto ci sarà sempre chi pagherà le spese
In questo benedetto, assurdo bel paese
Non me ne frega niente se anch’io sono sbagliato
Spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato
Coi furbi e i prepotenti da sempre mi balocco

E al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco

Ma quando sono solo con questo naso al piede
Che almeno di mezz’ora da sempre mi precede
Si spegne la mia rabbia e ricordo con dolore
Che a me è quasi proibito il sogno di un amore
Non so quante ne ho amate, non so quante ne ho avute
Per colpa o per destino le donne le ho perdute
E quando sento il peso d’ essere sempre solo
Mi chiudo in casa e scrivo e scrivendo mi consolo
Ma dentro di me sento che il grande amore esiste

Amo senza peccato, amo, ma sono triste
Perché Rossana è bella, siamo così diversi
A parlarle non riesco
Le parlerò coi versi
Le parlerò coi versi

Venite gente vuota, facciamola finita
Voi preti che vendete a tutti un’altra vita
Se c’è, come voi dite, un Dio nell’infinito
Guardatevi nel cuore, l’avete già tradito
E voi materialisti, col vostro chiodo fisso
Che Dio è morto e l’uomo è solo in questo abisso
Le verità cercate per terra, da maiali

Tenetevi le ghiande, lasciatemi le ali
Tornate a casa nani, levatevi davanti
Per la mia rabbia enorme mi servono giganti
Ai dogmi e ai pregiudizi da sempre non abbocco
E al fin della licenza io non perdono e tocco
Io non perdono, non perdono e tocco

Io tocco i miei nemici col naso e con la spada
Ma in questa vita oggi non trovo più la strada
Non voglio rassegnarmi ad essere cattivo
Tu sola puoi salvarmi, tu sola e te lo scrivo
Dev’esserci, lo sento, in terra o in cielo un posto
Dove non soffriremo e tutto sarà giusto
Non ridere, ti prego, di queste mie parole
Io sono solo un’ombra e tu, Rossana, il sole
Ma tu, lo so, non ridi, dolcissima signora
Ed io non mi nascondo sotto la tua dimora
Perché oramai lo sento, non ho sofferto invano
Se mi ami come sono
Per sempre tuo
Per sempre tuo
Per sempre tuo
Cirano