La prof difende gli studenti italiani di Bangkok: «Quel video è stato manipolato e tagliato. Erano stati provocati»

Il 25 luglio scorso, il video di un gruppo di adolescenti italiani in vacanza studio a Bangkok ha fatto rapidamente il giro del web. Nelle immagini diffuse sui social, una passeggera a bordo della metropolitana rimproverava i giovani ricordando loro che “in Thailandia non si urla”. La reazione dei ragazzi è apparsa subito aggressiva: insulti, un dito medio alzato da un giovane e la frase shock pronunciata dall’insegnante d’accompagnamento: «Scusa se porto soldi nel tuo Paese». Oggi la docente parla al Corriere della Sera. Racconta la sua versione dei fatti, di un video manipolato e di provocazioni subite prima dal gruppo. «La passeggera ha tagliato varie parti nascondendo i miei interventi», sottolinea al quotidiano.
«La frase tagliata: “Che ca**o state facendo nella mia nazione?”»
Secondo il racconto dell’insegnante la passeggera tira fuori il telefono. Con una mano ci filma, con l’altra ci fa il dito medio. Nel video si vede solo lo studente offenderla. Li reagisce, sbaglia. Gli altri ragazzi ridono perché la situazione diventa assurda. Un adolescente, non mio alunno, commenta: “La meno?”. Ho intimato ai ragazzi di non reagire. Uno fa gesti volgari (dopo verrà rimproverato). La passeggera ribatte: “Che ca**o fate nella mia nazione?”, insultando. Nel video, lei toglie questa domanda e lascia solo la mia risposta».
Le scuse della docente: «Avrei dovuto gestirla in modo diverso»
Nell’intervista l’insegnante che accompagnava il gruppo della vacanza studio si scusa per la frase poi pronunciata. «Scusa se porto soldi nel tuo Paese». «Mi vergogno profondamente – spiega – non era una frase rivolta al Paese ma dettata dall’esasperazione. Non mi rispecchia. Da viaggiatrice rispetto le altre culture. Avrei dovuto gestire la situazione in maniera diversa, ad aggressione non si deve reagire con altra aggressione».
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L’epilogo e la scorta per le minacce
Secondo quanto ricostruisce la docente la ragazza denuncia il gruppo e pubblica tutto sui social. «Noi chiariamo e ci confrontiamo con lei davanti alle autorità locali. Le scuse vengono formalizzate e accettate. Potevo rientrare subito in Italia, ma sono rimasta in Thailandia con gli studenti per senso di responsabilità e per non creare ulteriore panico», spiega. Poi arriva il momento peggiore. Le minacce a lei e ai ragazzi che sono finite con il gruppo scortato per il rientro in Italia. Questo perché, spiega la docente, «in rete vengono resi pubblici i nostri spostamenti, nome dell’hotel, targa dell’autobus, numeri di telefono, email. Subiamo una campagna d’odio sproporzionata». Risultato? Il 3 agosto per il rientro in Italia tutto il gruppo è stato scortato dai poliziotti. «Vivo un incubo – racconta – chiusa in casa, con la paura di uscire. Ho paura di uscire. Ho l’ansia sociale. Ho subito una violenta gogna mediatica
mondiale: telefonate, centinaia di minacce di morte in ogni lingua. Presenterò querela. Non deve più accadere».

