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Perché la Germania vuole che l’Italia si riprenda i migranti secondari: «La cultura dell’accoglienza è finita»

10 Agosto 2026 - 07:20 Alessandro D’Amato
germania italia migranti dublinanti friedrich merz giorgia meloni
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L'impegno preso da Meloni potrebbe diventare un boomerang: il governo si è impegnato a 16 mila espulsioni, ma l'anno scorso ne ha fatte meno di 7 mila. Il problema della Somalia e la risposta di Piantedosi sulle Ong
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La Germania di Friedrich Merz vuole che l’Italia si riprenda i migranti secondari. Cioè quelli transitati nei land tedeschi dopo l’arrivo da noi. Insieme a noi, con lo stesso problema c’è la Grecia. Mentre la Commissione Europea dice che dall’entrata in vigore del nuovo patto migranti, il 12 giugno, 8 paesi hanno chiesto a Roma di riaccogliere 12 migranti. Ma nessuno è rientrato. Il Viminale dice che l’accordo che l’8 dicembre scorso in sede di Consiglio Ue ha di fatto azzerato il contenzioso sui cosiddetti “dublinanti” (circa 60 mila). Prevedendo un bilanciamento con la mancata solidarietà dell’Europa a fronte dei 340 mila ingressi irregolari avvenuti in Italia da quando c’è il governo Meloni. Ma questo riguarda il pregresso. Dal 2026 l’accordo non c’è più. E Berlino fa sapere: «Ci aspettiamo che l’Italia se li riprenda».

Il problema dei Dublinanti

Il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, scrive Repubblica, solleva ancora l’argomento della compensazione. Sostenendo che molte imbarcazioni di Ong che battono bandiera di paesi europei come la Germania fanno sbarcare poi i migranti sul loro territorio. Ma le Ong sono organizzazioni private, che non prendono ordini dal governo tedesco e quindi non si capisce la ratio della compensazione. C’è anche una contestazione sull’intesa stessa. Secondo Berlino la Germania può rimandare in Italia i migranti arrivati dopo la firma dell’intesa a dicembre 2025. Secondo Roma la data giusta è il 12 giugno, ovvero quando è entrato in vigore il nuovo patto. C’è anche un caso zero. Una cittadina somala che la Germania vorrebbe riconsegnare all’Italia all’alba del prossimo 19 agosto: era arrivata in Assia il 31 marzo. Per Roma, non ci sono le condizioni per l’espulsione.

Abdirisaq

Lei si chiama Abdirisaq, fa sapere oggi Repubblica. Secondo la quale l’impegno rischia di diventare un boomerang per il governo Meloni. Perché impegna l’Italia a 16 mila procedure accelerate di frontiera (cioè espulsioni) solo nel primo anno. Ma l’Italia nel 2025 ne ha fatte 6.772. Ovvero il 10% degli sbarcati. La Somalia è la seconda nazionalità tra gli sbarcati. E il paese non è tra quelli sicuri. Nei primi sette mesi dell’anno ne sono arrivati duemila. Secondo l’accordo per avere la solidarietà degli altri paesi sotto forma di redistribuzione o di contributo economico l’Italia deve rispettare i nuovi obblighi. Per esempio la responsabilità dello Stato di sbarco sui richiedenti asilo si allunga da 12 a 20 mesi. E l’eventuale respingimento in Italia di chi verrà lasciato andare altrove sarà possibile per i successivi tre anni.

Pull effect

Mentre il trasferimento dei Dublinanti allo Stato competente si può fare ora attraverso tramite una semplice notifica Eurodac. Detlef Seif, responsabile dell’attuazione della Riforma europea dell’Asilo per il gruppo della Cdu/Csu al Bundestag, spiega al quotidiano che le condizioni sono cambiate dal 2022, quando l’Italia con Meloni ha deciso di fermare i ritornanti: «In quegli anni, la Germania sulle politiche migratorie era parte del problema. Esercitavamo un cosiddetto “pull effect”: non lanciavamo segnali chiari per arginare l’immigrazione irregolare. Pensi alla differenza con la situazione attuale: respingiamo anche ai confini tedeschi».

L’Italia e la Germania

Per questo sarebbe molto importante, per la Germania, «che l’Italia mantenga questo impegno sui trasferimenti dei “dublinanti“». Se l’Italia non lo facesse «qualsiasi altra cosa sarebbe una sorpresa, perché a livello governativo c’è una stretta collaborazione basata sulla fiducia. In realtà, ormai da diversi mesi remiamo tutti nella stessa direzione in materia di politica di asilo e immigrazione. Mentre vede, nel caso della Spagna di Pedro Sánchez e di Ceuta, il problema è proprio questo: le persone pensano di poter venire se c’è una cultura dell’accoglienza. E per anni la Germania ha effettivamente lanciato segnali sbagliati, segnali in quella direzione. Tutto questo ora è finito. E credo che lo abbia capito anche il governo italiano».

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