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Giovani e lavoro, in Italia quasi quattro disoccupati under 25 per ogni adulto senza impiego: «Pesano precarietà e salari»

14 Agosto 2026 - 16:18 Chiara Pancari
inps disoccupazione naspi
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La disoccupazione giovanile e il numero di Neet sono diminuiti, ma restano forti le difficoltà nell’ingresso nel mondo del lavoro. Tra il 2014 e il 2023 sono emigrati 367mila italiani tra i 25 e i 34 anni
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In Italia ci sono quasi quattro giovani disoccupati per ogni persona disoccupata maggiore di almeno 25 anni. È uno dei dati che emerge dall’ultimo rapporto dell’Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo) sul lavoro giovanile. Negli ultimi anni la situazione è migliorata: tra il 2015 e il 2025 la quota di giovani che non studiano, non lavorano e non seguono corsi di formazione (Neet) è quasi dimezzata, passando dal 25,7% al 13,3%. È il calo più significativo registrato tra i Paesi dell’Unione europea. Nonostante questo, l’Italia continua a essere indietro rispetto alla media europea.

La fuga all’estero

Una delle conseguenze delle poche opportunità e dei salari spesso poco competitivi è la scelta di andare all’estero. Secondo l’Ilo, tra il 2014 e il 2023 sono emigrati 367mila italiani tra i 25 e i 34 anni. Quasi 146mila erano laureati. Nello stesso periodo sono rientrati poco più di 49mila giovani con una laurea: il saldo negativo è quindi di circa 97mila giovani qualificati. Per l’organizzazione, la perdita di queste competenze rischia di pesare sulla capacità del Paese di innovare e crescere.

Contratti precari e competenze sprecate

Anche per chi resta e trova un lavoro, il percorso non è sempre stabile. Nel 2025 il 31,3% dei lavoratori tra i 15 e i 29 anni aveva un contratto a termine, mentre il 61,4% lavorava part-time perché non aveva trovato un impiego a tempo pieno. E spesso gli studi fatti non trovano un corrispettivo nel lavoro: quasi un giovane laureato su quattro tra i 20 e i 34 anni è risultato sovraqualificato rispetto alla propria occupazione.

Le differenze sono ancora più evidenti in determinate aree geografiche e tra maschi e femmine: nel 2024, tra i giovani che non studiavano più, lavorava l’81,4% al Nord contro il 54% al Sud. E tra gli uomini e le donne dello stesso gruppo il divario occupazionale era di 15,5 punti percentuali.

L’avvento dell’intelligenza artificiale

Secondo l’OIL, stanno diminuendo alcuni dei lavori che tradizionalmente rappresentavano il primo ingresso dei giovani nel mondo del lavoro: dalle mansioni d’ufficio e amministrative ai servizi e alle vendite, fino ad alcune attività nel settore manifatturiero e tecnico. Non significa che quei posti di lavoro siano destinati a sparire: l’Ilo sottolinea però il rischio che per chi non ha ancora esperienza diventi più difficile trovare il primo impiego. Per questo, secondo l’organizzazione, sarà sempre più importante aiutare i giovani a sviluppare competenze nuove e creare percorsi che permettano di imparare mentre si lavora.

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