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«Furto? Quello di Antonello da Messina è una mutilazione», parla il critico Carli: i sospetti dietro al colpo «su commissione»

16 Agosto 2026 - 12:03 Giovanni Ruggiero
L'auto della polizia fuori dal Mume dopo il furto delle opere di Antonello da Messina
L'auto della polizia fuori dal Mume dopo il furto delle opere di Antonello da Messina
Si dice pronto a collaborare con i carabinieri il ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che si dice «sconcertato» per il colpo messo a segno al Mume. Le ipotesi degli inquirenti e perché quel furto non è solo un atto criminale: cosa significa secondo il critico d'arte. I dubbi sul sistema di sicurezza del museo
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Il colpo messo a segno al Museo Accascina di Messina non si può ridurre alla sottrazione di alcune tele da una sala espositiva. Ne è convinto il critico d’arte Giuseppe Carli, che definisce l’episodio come una ferita alla memoria collettiva siciliana: secondo lui esistono opere che «cessano da tempo di appartenere esclusivamente alla storia dell’arte per diventare parte dell’identità di una città, di un territorio, di una civiltà». Il riferimento è al Polittico di San Gregorio, di cui sono state portate via tre tavole, insieme a una tavoletta bifronte con Madonna e Cristo in pietà.

Il Polittico di San Gregorio: il capolavoro che racconta Messina

Per Carli il polittico rappresenta uno dei punti più alti del legame tra Antonello e la sua città, e custodisce nella materia pittorica la complessità della Sicilia del Quattrocento, terra di incontro tra culture, commerci e linguaggi arrivati dal Mediterraneo e dall’Europa. Il critico va oltre la definizione di grande pittore italiano e parla di un artista che ha cambiato «il proprio modo di guardare l’uomo e il mondo», capace di far diventare la luce pensiero e di dare al volto umano una profondità psicologica già vicina alla modernità. Proprio per questo, spiega, portare via tre tavole significa spezzare «l’unità di un organismo concepito per vivere attraverso il rapporto reciproco delle sue parti»: non una semplice sottrazione, ma, nelle sue parole, «una vera mutilazione, materiale e simbolica».

Cosa sappiamo sul furto al museo di Messina

Sul caso la Procura ha aperto un’inchiesta, con le indagini affidate alla polizia. Come riferisce l’Ansa, il museo, che si trova su viale della Libertà, era dotato di diverse telecamere di sorveglianza, di un sistema di allarme e di un servizio di metronotte. La struttura, raggiungibile anche da viale Annunziata, si sviluppa su tre livelli, due dei quali destinati all’esposizione, per una superficie complessiva di 17.118 mq. Le collezioni, provenienti in gran parte dalla città pre-terremoto, raccontano gli scambi che Messina ha intrattenuto nei secoli grazie al suo porto naturale, tra i più rilevanti del Mediterraneo, e il museo è noto a livello internazionale anche per le opere di Caravaggio.

Dubbi sono emersi anche sull’adeguatezza del sistema di sicurezza del museo. Dalla struttura però chiariscono che i ladri siano riusciti a eludere i sistemi, che erano assolutamente funzionanti: «I sistemi di sicurezza, allarme e videosorveglianza sono perfettamente funzionanti e sono in corso indagini degli organi competenti quali polizia e carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale». Dubbi sul tema erano stati sollevati anche dal deputato regionale del Pd, Fabio Venezia, che ha chiesto chiarimenti alla Regione Siciliana.

L’ipotesi degli investigatori: un furto su commissione

Gli inquirenti stanno valutando diverse piste, ma quella che sembra prendere corpo è legata al mercato nero dell’arte: secondo gli investigatori, chi ha agito potrebbe averlo fatto su commissione di un mercante. Parallelamente si sta verificando se il sistema d’allarme fosse pienamente funzionante al momento del colpo. Gli stessi inquirenti sottolineano che non si è trattato di un’operazione semplice, trattandosi di opere su tavola e quindi non arrotolabili come una normale tela.

La tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà di Antonello da Messina | ANSA/Museo Mume Messina

Le due opere perse per strada

Erano sei le opere di Antonello da Messina rubate dal MuMe, due sono state ritrovate ieri sera; i ladri le hanno abbandonate sul muretto esterno del museo, lungo viale della Libertà. A notarle sono stati alcuni passanti che hanno avvertito le forze dell’ordine. Si tratta di due delle cinque tavole del Polittico di San Gregorio, nulla si sa invece sulle altre quattro opere sottratte, compresa la tavoletta bifronte con la Madonna e il Cristo in pietà, che erano custodite in una teca blindata. Il colpo sarebbe stato commesso da almeno tre persone a volto coperto, che avrebbero forzato l’ingresso secondario del museo.

L’opera Madonna del Rosario di Antonello da Messina | WIKIMEDIA

Le reazioni

Tra le prime reazioni istituzionali c’è quella del ministro della Cultura, Alessandro Giuli, che ha parlato di «sconcerto e dispiacere» per quanto accaduto al museo, definendo le opere sottratte di «straordinario valore per il nostro patrimonio culturale». Il ministro ha sentito telefonicamente il sindaco di Messina, Federico Basile, a cui ha espresso vicinanza a nome della città e dell’intera comunità, e ha detto di essersi consultato subito con il comando dei Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale. Giuli ha inoltre ribadito fiducia nel lavoro della Polizia, a cui sono affidate le indagini, assicurando che il Ministero della Cultura è pronto a collaborare con le autorità regionali, competenti sulla gestione dei musei dell’Isola in virtù dell’autonomia speciale.