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Forza Italia e la guerra sul fine vita. Craxi: «A ogni costo». Salini: «Non è una priorità». Cattaneo a Open: «E invece sì»

21 Agosto 2026 - 20:40 Roberta Brodini
sul fine vita Forza Italia si spacca
sul fine vita Forza Italia si spacca
Forza Italia si divide sul fine vita, tra chi teme per l'elettorato cattolico e chi mette in guardia da possibili derive, come la clonazione
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Il tema del fine vita torna al centro del dibattito politico, con Forza Italia che rivendica la volontà di arrivare a una disciplina nazionale sul suicidio medicalmente assistito. Una posizione che, tuttavia, non è priva di distinguo all’interno dello stesso partito: alle aperture della senatrice e capogruppo al Senato, Stefania Craxi, intervenuta di recente sul Foglio, e del vicecoordinatore Alessandro Cattaneo, si contrappongono le perplessità di altri esponenti azzurri. Sullo sfondo resta l’assenza di una normativa nazionale e un quadro che, dopo gli interventi della Corte costituzionale, ha visto le Regioni intervenire sul tema.

L’ultimo passaggio parlamentare risale invece a giugno, quando il ddl Bazoli, sostenuto dal centrosinistra, è stato rinviato alle commissioni del Senato dalla maggioranza, riaprendo il confronto sul testo Zanettin-Zullo, depositato dai relatori di centrodestra e indicato da Forza Italia come base per riprendere l’iter della legge.

Stefania Craxi: fine vita «a ogni costo»

È dei giorni scorsi la polemica montata a suon di commenti e dichiarazioni sulla carta stampata, che seguiva all’intervento pubblicato sul Foglio della senatrice azzurra, Stefania Craxi. Un articolo nel quale la presidente del gruppo parlamentare di Forza Italia al Senato ribadiva la linea determinata, «a ogni costo», del partito nel portare avanti in Senato, il testo Zanettin-Zullo sul fine vita. «Una disciplina seria, equilibrata» che sottrae «il Paese al rischio di una regolazione a macchia di leopardo e di una diffusa “corruzione” del servizio sanitario nazionale»: con queste parole Craxi si esponeva sul tema, rassicurando però sul pieno rispetto dei «princìpi radicati nella cultura cattolica, liberale, riformista» faro del «movimento fondato e plasmato da Silvio Berlusconi». Un intervento bilanciato, che manteneva però il punto: la priorità del fine vita.

Gli appelli e gli allarmi interni al partito

Proprio su quest’ultimo concetto di “priorità” si erano presto scagliati alcuni esponenti del partito, a partire da Massimiliano Salini, europarlamentare di FI e Vice Presidente del Gruppo PPE, che aveva commentato: «Non è un diritto, e non è una priorità». Al centro della polemica il qui pro quo su cosa si configuri come “diritto”: non il fine vita di per sé, né la pretesa di un intervento del SSN, che «deve al limite verificare l’esistenza dei requisiti di cui parla la Corte costituzionale». Un diritto sarebbero invece le cure palliative, che «sono ampiamente riconosciute come diritto, ma non riconosciute come prestazioni in gran parte del nostro Paese».

A suscitare la polemica di Salini, anche la scelta del vicecoordinatore di Forza Italia, Alessandro Cattaneo, di voler portare al centro della discussione il tema del congelamento degli ovuli. «Le dichiarazioni degli esponenti non vanno confuse dalla posizione di Forza Italia, che invece si ottiene con un dibattito interno», avrebbe dichiarato Salini secondo quanto riporta Il Foglio, per poi proseguire con vena polemica: «Un partito liberale non è un partito dove ognuno fa quello che gli pare». Piccata anche la replica da Bruxelles di Flavio Tosi, che aveva chiesto di non dimenticarsi «dell’elettorato cattolico, del diritto alla obiezione di coscienza e del rispetto dei confini». Ma anche di «stare attenti che a forza di derogare al rispetto di determinati limiti non si arriva addirittura a consentire la clonazione, la vendita di organi e di chissà che altro».

Cattaneo: fine vita «una prova di maturità» per Forza Italia

«Noi crediamo che sia doveroso occuparci di questo tema, perché ogni giorno migliaia di italiani si misurano con il fine vita per la vicinanza a una persona cara, a un familiare, perché malati», commenta a Open Alessandro Cattaneo, vicecoordinatore di Forza Italia, che continua: «La sensazione, oggi, è che lo Stato in quel momento così delicato della vita sia in qualche modo assente». L’intento quindi è quello di «riempire un vuoto che, troppo spesso, viene colmato dalla responsabilità dei medici, dai familiari, dai malati stessi o in alcuni casi anche dalla magistratura o da qualche istituzione locale». Del resto, «fare una politica con la “P” maiuscola», significa occuparsi «di ciò che avviene nella società».

«Una prova di maturità», quindi, quella che si chiede al partito che dia prova del «DNA di Forza Italia», eredità della visione di Silvio Berlusconi, che «su tanti temi ha sempre lasciato libertà di coscienza». Inutile però secondo Cattaneo cimentarsi in commenti o speculazioni: «Non mi permetto di spendere il nome di Berlusconi sul tema del fine vita, dico solo che so quanto il suo essere liberale avesse come faro la centralità della persona e il suo esercitare consapevolmente la propria libertà». Prudente anche il commento su un possibile incoraggiamento o coinvolgimento di Marina Berlusconi, che alcuni descrivono molto attenta al tema del fine vita: «Questa è una linea che Forza Italia ha sempre cercato di interpretare e di inserire pro-attivamente».

Quel che è certo, è che ora la strada è segnata: «Nel dibattito interno al partito c’è comunque già qualche punto fermo: la proposta Zanettin, che giace in Senato grazie a Stefania Craxi». «Da lì partiamo – prosegue Cattaneo – e su quel testo a me sembra che ci sia assolutamente un’ottima possibilità di convergenza». Mentre sul ruolo e pensiero del leader azzurro Tajani nelle discussioni, non si sbottona: «Ne abbiamo parlato qualche volta, in qualche gruppo, in qualche segreteria e Forza Italia ha anche depositato al Senato, con Zanettin. Siamo tutti consapevoli che sia un tema a cui noi teniamo con declinazioni e sfumature diverse».

La replica di Cattaneo: «Il fine vita non è una priorità finché non capita di doversene occupare»

«Assolutamente sì» è la conferma che arriva da Cattaneo quando gli si chiede se la legge sul suicidio medico assistito sia una priorità degli azzurri. E a chi, come il compagno di partito Massimiliano Salini, sostiene che sia scorretto definirla una priorità programmatica, ribatte deciso: «Qualcuno dice che non sono priorità. Non lo sono finché non capita di doversene occupare». La linea sembra però quella di non voler alimentare la narrazione su un conflitto interno al partito del Cavaliere, che definisce da sempre aperto a una pluralità di voci: «Non mi permetto di dire che quelle di dissenso sul fine vita siano posizioni isolate. Forza Italia ha sempre visto la sua pluralità di pensieri, soprattutto su temi di natura etica, come un valore aggiunto e non come un problema».

E di fronte all’allarmismo di Flavio Tosi sul pericolo di discostarsi dall’elettorato cattolico o di pesanti derive estremiste, la risposta sembra chiara: «Noi siamo coerenti con la nostra identità liberale e cristiana» e le derive «possono esserci se lasciamo che sia la magistratura a occuparsene, o magari qualche governatore regionale che strumentalmente vuole prendere visibilità». Netta anche la replica a chiunque possa insinuare che Forza Italia possa essere associata all’eutanasia: «Siamo nettamente contrari a ogni riferimento a pratiche come l’eutanasia». L’interesse degli azzurri per una norma a livello nazionale «non vuol dire che Forza Italia, come qualcuno strumentalmente può aver detto, strizza l’occhio a posizioni lontane dalla nostra storia».

Che cos’è il suicidio medicalmente assistito

Quando si parla di suicidio assistito, o anche morte assistita, ci si riferisce a una procedura in cui il soggetto si possa autosomministrare un farmaco letale, a determinate condizioni. Al momento non esiste una norma a livello nazionale unificata che preveda le modalità di esercizio di questo diritto. Esiste, però, una sentenza della Corte costituzionale del 2019 che indica dei parametri che fanno da guida nel caso in cui le regioni, a livello locale e in modo autonomo, decidano di legiferare in materia.

Quattro le condizioni necessarie da prevedere all’interno delle declinazioni regionali: la sussistenza di una patologia irreversibile, il fatto che la persona che chiede di accedere alla pratica sia in grado di prendere decisioni libere e consapevoli, la sussistenza di sofferenze fisiche o psicologiche ritenute intollerabili e il fatto che la persona sia tenuta in vita da trattamenti di sostegno vitale. Proprio quest’ultima previsione però lascia ampi spazi interpretativi, ma anche molti dubbi.

Quali punti dividono

Pomo della discordia fino ad ora all’interno della discussione tra maggioranza e opposizione in Senato, sarebbero stati elementi come la previsione di misure per l’autosomministrazione di farmaci nella procedura di morte volontaria medicalmente assistita da parte di persone immobilizzate o comunque impossibilitate ad autosomministrarsi il farmaco letale. Il rischio, quello che si configuri una «possibile discriminazione tra pazienti con diverse capacità motorie», avevano denunciato da FdI, mentre restavano dubbi anche sui limiti del perimetro di coinvolgimento del SSN.

In quali regioni è stata votata una legge sul suicidio medicalmente assistito

A fare da apripista era stata la Toscana che, con la legge regionale n. 16 del 14 marzo 2025, aveva disciplinato le modalità organizzative per l’accesso al suicidio medicalmente assistito, in attuazione dei principi fissati dalla Corte costituzionale nelle sentenze n. 242 del 2019 e n. 135 del 2024. La norma prevedeva un percorso attraverso il Servizio sanitario regionale: con una richiesta presentata alla Asl, il passaggio da una commissione multidisciplinare incaricata di verificare la sussistenza dei requisiti e di definire le modalità di attuazione della procedura. Infine, era previsto il coinvolgimento del Comitato per l’etica nella clinica.

La legge stabiliva inoltre la gratuità delle prestazioni nell’ambito del percorso sanitario. A fine 2025, la Corte costituzionale, con la sentenza n. 204, ha dichiarato illegittime alcune specifiche disposizioni della legge, confermandone però altre e ritenendo infondate le questioni sollevate sull’intera normativa. Dopo la Toscana, anche la Sardegna ha approvato nel settembre 2025 la legge regionale n. 26, che disciplina procedure e tempi per l’assistenza sanitaria regionale al suicidio medicalmente assistito. La legge prevede una commissione multidisciplinare per la verifica dei requisiti, un passaggio davanti al comitato etico e la gratuità delle prestazioni.

Nel luglio 2026 è arrivata infine l’approvazione della legge regionale in Emilia-Romagna, che disciplina le procedure attraverso il Servizio sanitario regionale e prevede a sua volta una commissione multidisciplinare per la verifica dei requisiti.

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