Legge elettorale, Forza Italia strappa il rinvio: emendamenti e voto finale a settembre. Si rallenta anche sulle intercettazioni

La maggioranza non risolve i due scontri aperti al suo interno. Li rinvia. Sulla riforma della legge elettorale passa la linea di Forza Italia: niente accelerazione prima della pausa estiva e nessun emendamento sulle preferenze senza un accordo preventivo tra tutti i partiti del centrodestra.
Sulle intercettazioni, invece, è il presidente del Senato Ignazio La Russa a togliere d’impaccio la maggioranza, con l’inammissibilità dell’emendamento al decreto Giustizia in tema di ascolti, sostenuto da Fratelli d’Italia e osteggiato dagli azzurri.
A chiudere definitivamente la partita ci pensa la decisione del governo di porre la fiducia per snellire i tempi. Una tregua, però, che potrebbe durare ben poco. Come spiegato a Open, FdI potrebbe riproporre la norma in un altro provvedimento, forse già nel decreto omnibus atteso la prossima settimana, prima della chiusura dei lavori parlamentari. Forza Italia, dopo aver tirato il freno a mano sulle preferenze, potrebbe alzare nuovamente il muro.
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Le due ore di Forza Italia e il «nì» alle preferenze
A certificare il cambio di tabella di marcia sulla legge elettorale è la riunione durata oltre due ore tra i senatori di Forza Italia e il segretario Antonio Tajani a Palazzo Madama. FdI puntava a fissare il termine per gli emendamenti prima della pausa estiva e a ripresentare subito, insieme a Noi Moderati e Udc, la modifica già bocciata alla Camera che introduce le preferenze mantenendo i capilista bloccati, con l’aggiunta, stavolta, dell’alternanza di genere.
Poi, in serata, arriva l’alt alla road map di FdI. Il termine per depositare le proposte di modifica viene fissato dalla commissione Affari costituzionali alle 12 del primo settembre. Da domani partirà la discussione generale, che proseguirà per tutta la prossima settimana. Il vero confronto politico, insomma, è rinviato. La riforma approderà nell’Aula del Senato il 9 settembre, con il voto finale previsto il 15.
Il termine scelto per gli emendamenti, ha spiegato il presidente meloniano della commissione Andrea De Priamo, «prende atto dei contenuti delle audizioni e della necessità di approfondire dei punti e delle interlocuzioni politiche in corso tra le forze politiche sia di maggioranza che di opposizione». Prima del deposito delle modifiche, dunque, il centrodestra dovrà trovare l’intesa.
È la richiesta dei forzisti. «Siamo pronti ad ascoltare le richieste di chi vuole inserire le preferenze», ha chiarito Tajani, «ma vogliamo che prima del deposito dell’emendamento ci sia un confronto tra le forze di centrodestra con l’obiettivo di trovare un accordo, perché anche noi abbiamo alcune cose da proporre per modificare la legge».
L’avvertimento è stato rilanciato anche da Roberto Rosso, uno degli sherpa azzurri incaricati di mediare sulla riforma del sistema di voto. Al termine dell’assemblea, il senatore ha riassunto la posizione del gruppo con un «nì». «Non è un no, non è un sì», ha spiegato. Prima gli azzurri vogliono capire «se l’emendamento è lo stesso della Camera», se sia stato corretto e se sia possibile «correggerlo insieme e poi presentarlo».
La Russa anticipa lo stop estivo: «Abbiamo evitato forzature»
Il rinvio viene in qualche modo anticipato in mattinata dal numero uno di Palazzo Madama, durante la tradizionale cerimonia del Ventaglio con la stampa parlamentare. «Qualcuno chiedeva di chiudere al Senato prima della pausa estiva e tecnicamente si poteva, si poteva finire l’otto. Abbiamo evitato, ho ritenuto giusto procedere senza forzature», spiega La Russa, che insiste sulle preferenze care a FdI. La formula allo studio, sostiene, «non è un’arzigogolia, ma una mediazione democratica».
E a chi gli prospetta lo scenario di possibili nuovi franchi tiratori risponde: «Non ho nessuna paura», ricordando che a Palazzo Madama non ci saranno voti segreti. «Alla Camera, certo, c’è il voto finale. Ma quello è diverso: uno deve dire sì o no alla legge. Ognuno si assume a quel punto delle responsabilità».
Ad ogni modo, FdI, Noi Moderati e Udc non sembrano intenzionati a rinunciare. «In Senato presenteremo una proposta migliorata rispetto a quella discussa alla Camera, con un obiettivo molto chiaro: restituire finalmente ai cittadini il diritto di scegliere direttamente chi li rappresenta in Parlamento», rilancia in giornata il segretario centrista Antonio De Poli.
Anche sulle intercettazioni il braccio di ferro è solo rinviato
Intanto è stallo anche sulle intercettazioni, con i due dossier destinati inevitabilmente a intrecciarsi. Nel nuovo scontro tra il partito della premier e gli azzurri, il no di Forza Italia rimane netto. Fratelli d’Italia aveva ripresentato in Aula al Senato due emendamenti al decreto Giustizia e immigrazione per ampliare la possibilità di utilizzare le intercettazioni in procedimenti diversi da quelli per i quali erano state inizialmente autorizzate. La modifica dell’articolo 270 del codice di procedura penale è sostenuta dai meloniani come risposta alle richieste avanzate dal procuratore nazionale antimafia Giovanni Melillo. Per gli azzurri, invece, rischia di trasformarsi in un’estensione degli ascolti «a strascico».
«Noi siamo contrari», ha ribadito anche oggi Tajani. «Quell’emendamento non lo possiamo votare». A evitare che la frattura venga sancita dal voto in Assemblea è ancora La Russa. «Credo che al 99,99% quell’emendamento, al di là di come io lo giudichi, debba essere dichiarato non proponibile. E così avverrà», aveva anticipato il presidente del Senato. Poi arriva in soccorso anche la decisione del governo di porre la questione di fiducia sul decreto, da convertire entro l’11 agosto e atteso alla Camera, evitando così qualsiasi ulteriore modifica del testo in Aula domattina.
Si procede, dunque, senza arrivare alla conta, ma nessuna parola fine alla diatriba. Fratelli d’Italia, infatti, non è intenzionata a fare marcia indietro sulla norma. Tra le ipotesi sul tavolo c’è il suo trasferimento in un provvedimento autonomo oppure nel decreto omnibus che il governo potrebbe varare già la prossima settimana, prima della pausa estiva.

