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Debora Rasio risponde alle critiche sulle creme solari e parla di gravidanza e autismo: cosa dicono davvero gli studi

29 Luglio 2026 - 19:13 David Puente
Nel video parla di vitamina D e di creme solari in gravidanza, ma nessuno studio dimostra un collegamento con l'autismo
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Dopo le critiche ricevute dalla comunità scientifica per un video diventato virale, la dottoressa Debora Rasio ha pubblicato un secondo video di risposta sostenendo che le critiche che le sono state mosse siano infondate, perché chi l’ha attaccata avrebbe scambiato le conclusioni degli scienziati con semplici «ipotesi». Poi introduce un nuovo argomento, ovvero le creme solari applicate durante la gravidanza e il rischio di autismo nei bambini. Abbiamo verificato entrambe le affermazioni.

Perché la difesa di Rasio non regge

Nel primo video, Rasio aveva presentato i dati di uno studio su 470.000 persone per sostenere che le creme solari aumentassero il rischio di melanoma. Gli scienziati che l’avevano criticata avevano fatto notare una cosa semplice, ovvero quello stesso studio spiegava perché i dati sembravano dire una cosa ma in realtà ne dicevano un’altra.

Come spiegato in precedenza, gli autori riportano che chi usa più crema solare di solito sta anche più a lungo sotto il sole, non la riapplica abbastanza durante la giornata, oppure ha già avuto un tumore alla pelle in passato e per questo ha iniziato a proteggersi di più. In altre parole, non è la crema a causare il tumore, ma chi è già più a rischio tende a usarne di più.

Nel secondo video, Rasio risponde così a queste critiche: «quello di cui parlate voi sono le ipotesi per giustificare questo paradosso, ma le ipotesi non sono dati». Il messaggio fornito è che le spiegazioni dei critici sarebbero opinioni senza fondamento, inventate per difendere le creme solari.

Il problema è che quelle spiegazioni non vengono dai critici, ma dallo studio stesso, scritte dai ricercatori che hanno prodotto i dati, alle pagine 7 e 8 del testo originale. Non sono opinioni esterne, ma le conclusioni ufficiali della ricerca che alla fine raccomandano di usare la crema solare correttamente, non di evitarla.

Creme solari, gravidanza e autismo

Nel secondo video Rasio introduce un argomento nuovo, accompagnato da una slide con due studi scientifici per discutere ancora sull’applicare la crema solare in gravidanza e sui bambini ridurrebbe la produzione di vitamina D, giungendo a sostenere che la carenza aumenterebbe il rischio di autismo, ADHD e schizofrenia.

Il primo è uno studio danese pubblicato su Lancet Psychiatry nel 2025 che ha analizzato i livelli di vitamina D nei neonati e ha trovato che chi nasceva con meno vitamina D aveva un rischio leggermente più alto di sviluppare in seguito schizofrenia, ADHD o autismo. Il secondo è uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2024 che ha esaminato i profili metabolici di 381 bambini e ha trovato associazioni tra bassi livelli di vitamina D e alcune caratteristiche legate all’autismo. Gli stessi autori scrivono però che si tratta «solo del primo passo» per capire il ruolo della vitamina D nello sviluppo neurologico, e che servono ulteriori studi clinici per stabilire un legame causale.

Nessuno dei due studi menziona la crema solare e nessuno dei due stabilisce che la crema solare abbia qualcosa a che fare con l’autismo. Infine, nessuno dei due afferma che evitare la crema solare riduca il rischio di disturbi del neurosviluppo.

Ciò che Rasio fa intendere attraverso il video è che la crema solare riduca la vitamina D e che la carenza di vitamina D sia associata all’autismo, quindi la crema solare causa l’autismo. È una catena di tre passaggi, e ognuno ha un problema.

Il primo riguarda la crema solare il presunto azzeramento della vitamina D. Non è così. Uno studio clinico pubblicato nel 2025 sul British Journal of Dermatology ha misurato cosa succede davvero quando si usa la crema solare tutti i giorni per un anno intero. I livelli di vitamina D scendono in media di 5,2 nanomoli per litro, una quantità modesta che si può compensare con l’alimentazione o con un integratore. Gli stessi autori dello studio raccomandano di continuare a usare la crema solare.

Il secondo riguarda la carenza di vitamina D e l’autismo. L’associazione tra bassi livelli di vitamina D e autismo esiste negli studi osservazionali, ma non è dimostrato che sia la carenza di vitamina D a causarlo. Per saperlo con certezza servono studi in cui si interviene direttamente sulla vitamina D e si vede cosa succede. Quegli studi esistono, come un grande trial clinico pubblicato nel 2024 sull’American Journal of Clinical Nutrition che ha somministrato per sorteggio alte dosi di vitamina D a 623 donne incinte e ha seguito i loro figli fino a dieci anni di età. Il risultato? Nessuna riduzione delle diagnosi di autismo o di ADHD. Nello stesso studio, i bambini le cui madri avevano naturalmente livelli più bassi di vitamina D mostravano un rischio leggermente più alto di autismo: l’associazione osservazionale c’era, ma quando si è intervenuti sulla vitamina D con un esperimento controllato, non è cambiato nulla. Questo è esattamente il tipo di prova che distingue una correlazione da una causa.

Il terzo è il salto finale, dove viene collegato tutto questo al tema chiave della crema solare. Di fatto, non esiste nessuno studio che stabilisca un legame diretto tra l’uso della crema solare e l’autismo.

Il rischio concreto di questa affermazione è alto, in quanto una donna in gravidanza o un genitore che smette di applicare la protezione solare a sé stesso o al proprio figlio per paura dell’autismo si espone a raggi UV che sono un cancerogeno accertato, per evitare un rischio che la scienza non ha mai dimostrato.

Enrico Bucci, adjunct professor alla Temple University, ha scritto una lunga analisi sul video di Debora Rasio su Cattiviscienziati.com.