Creme solari, il vero rischio è credere alle bufale che circolano in rete e smettere di usarle

Da giorni circola un testo allarmante, condiviso via Whatsapp e Facebook, accompagnato da un’immagine a fondo nero che recita “Vi hanno fatto temere il sole per potervi vendere un interferente endocrino spacciandolo per protezione”. Secondo la narrazione del testo, le creme solari entrerebbero nel sangue, imiterebbero gli ormoni, causerebbero il cancro, concludendo che le aziende starebbero nascondendo la verità da anni per puro profitto. La conclusione che il lettore rischia di trarre da questa narrazione fuorviante è quella di smettere di usarle, esponendosi al sole senza alcuna protezione.
Lo studio scientifico e cosa dice realmente
Lo studio citato si intitola “Effect of Sunscreen Application on Plasma Concentration of Sunscreen Active Ingredients”, è uscito su JAMA nel gennaio 2020 ed è uno studio clinico randomizzato condotto dalla stessa Food and Drug Administration statunitense. Il lavoro, svolto su 48 volontari, ha dimostrato che sei filtri UV chimici, tra cui oxybenzone e avobenzone, vengono assorbiti dalla pelle e raggiungono il sangue già dopo una giornata di applicazione. Questo risulta essere l’unico dato del testo virale che corrisponde alla realtà, tutto ciò che ne deduce, invece, no.
Open ne aveva già scritto il 23 maggio, in un articolo sui filtri chimici e sulle alternative allo studio come la lignina, riportando correttamente che l’assorbimento dei filtri non indica un rischio immediato. Inoltre, come riportato nello studio stesso, evidenzia la necessità di dati più solidi. Il testo virale capovolge proprio questo punto, rendendo una situazione allarmante priva di fondamento non riportata dallo studio.
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Il primo rovesciamento riguarda la famosa soglia. Il testo virale sostiene che le concentrazioni superino “da 180 a 500 volte” la soglia di sicurezza della FDA, ma quella soglia, fissata a 0,5 nanogrammi per millilitro, non è il livello oltre il quale una sostanza diventa pericolosa. In realtà, si tratta della concentrazione sotto la quale la FDA ritiene di poter rinunciare a ulteriori test tossicologici. Superarla non significa entrare in una zona tossica, ma in una zona ancora poco studiata. A spiegarlo è una delle autrici dello studio, la dottoressa Theresa Michele, come riportato in un articolo di NBC News. Il fatto che i filtri vengano assorbiti non vuol dire che siano pericolosi, e proprio per questo si chiedono altri dati.
Il moltiplicatore “da 180 a 500 volte”, citato nel testo virale, non vale per tutti e sei i filtri, ma per il solo oxybenzone, quello assorbito in misura maggiore. Da questo punto nasce l’accusa più insidiosa, quella di vendere un “interferente endocrino accertato”. In laboratorio l’oxybenzone mostra effettivamente attività ormonale, ed è presente nelle urine della gran parte delle persone testate, ma veniamo alle dosi reali e non a quelle in provetta. Gli effetti estrogenici compaiono in studi su ratti nutriti con la sostanza, e un lavoro del 2017 sul Journal of the American Academy of Dermatology, ripreso anche da Harvard Health, ha calcolato che servirebbero circa 277 anni di applicazione quotidiana per raggiungere nell’uomo quella stessa dose.
Di fatto, lo studio non dice ciò che gli viene fatto dire dal testo virale. Le slide con cui la FDA ne ha presentato i risultati si chiudono con la raccomandazione che il post omette, ovvero che i dati non indicano che si debba smettere di usare la protezione solare.
Nel testo virale viene citato un presunto ex chimico formulatore, con undici anni di lavoro in una delle grandi aziende del settore, il quale racconterebbe di documenti interni, penetrazione completa in 26 minuti, margini di profitto “del 1400 per cento”. Di questo testimone non c’è un nome, un’azienda, un documento, ma solo un virgolettato. In mancanza di un riferimento e di una prova concreta dell’esistenza del presunto ex chimico, ci ritroviamo di fronte alla presenza di un elemento aggiunto per fornire una presunta autorevolezza al contenuto, portando il lettore a non sentirsi in dovere di verificare.
Il testo virale completo
Ecco il testo che circola online:
LA CREMA SOLARE ENTRA NEL FLUSSO SANGUE IN MENO DI 24 ORE.
LA FDA LO HA CONFERMATO NEL 2019.
NON HA RITIRATO UN SOLO PRODOTTO. HA SOLO RACCOMANDATO DI CONTINUARE AD APPLICARLA.
Nel gennaio 2020, uno studio clinico randomizzato pubblicato su JAMA ha rilevato che sei principi attivi delle creme solari, tra cui ossibenzone e avobenzone, vengono assorbiti nel flusso sanguigno dopo una singola applicazione. Non dopo anni. Dopo un solo utilizzo. A concentrazioni che superano la soglia di sicurezza stabilita dalla FDA da 180 a 500 volte.
La FDA non ha ritirato i prodotti dal mercato. Ha rilasciato una dichiarazione: “Continuate a usare la crema solare”.
L’ossibenzone è un interferente endocrino accertato. Mima l’azione degli estrogeni. Attraversa la barriera placentare. È stato riscontrato nel 97% degli americani testati. È presente nel latte materno. È presente nel liquido amniotico. È già presente nei vostri figli prima ancora che nascano.
Un ex chimico formulatore, con 11 anni di esperienza presso una delle tre principali aziende produttrici di creme solari:
“Avevamo dati interni sull’assorbimento già dal 2014. Penetrazione transdermica completa entro 26 minuti dall’applicazione. I composti non rimangono sulla pelle. Non sono mai stati progettati per farlo. Il meccanismo di rilascio è identico a quello di un cerotto farmaceutico. Lo sapevamo. La strategia di mitigazione non è mai stata la riformulazione, ma la comunicazione al pubblico. Incentivare i consumatori ad applicare il prodotto. I margini di profitto sulle creme solari chimiche sono del 1400% superiori ai costi di produzione. Le alternative minerali costano quattro volte di più da produrre. La decisione è stata di natura finanziaria. Ogni documento interno lo confermava.”
Vi hanno detto che il sole causa il cancro. Quello che non vi hanno detto:
La vitamina D, prodotta solo attraverso l’esposizione diretta al sole, è il singolo regolatore più importante della sorveglianza immunitaria contro le cellule maligne. Una meta-analisi del 2023 ha confermato che la carenza di vitamina D è correlata a un aumento del rischio di cancro al colon-retto, al seno e alla prostata del 30-60%.
Hanno bloccato l’unica cosa di cui il tuo sistema immunitario ha bisogno per combattere il cancro. Poi ti hanno venduto una sostanza chimica che entra nel sangue e imita gli ormoni. I tassi di melanoma sono aumentati del 320% dal 1975, esattamente il periodo in cui l’uso delle creme solari si è diffuso.
Il paradosso è stato pubblicato. Università McGill, 2023: “L’uso di creme solari è in aumento, ma lo sono anche i tassi di melanoma e di cancro della pelle”.
Non ti hanno protetto dal cancro. Ti hanno tolto la tua difesa contro di esso e ti hanno fatto pagare 14 dollari a flacone.
15 minuti di esposizione diretta al sole al giorno. Senza protezione. Braccia e viso esposti. Il tuo corpo produce dalle 10.000 alle 20.000 UI di vitamina D in quel lasso di tempo: la quantità che ti vendono in pillole perché hanno bloccato la versione gratuita.
CODICE: JAMA-2020-6CHEM / OXYBENZONE-97PCT / VIT-D-IMMUNE / MELANOMA-320-1975 / MCGILL-PARADOX-2023
Vi hanno fatto temere il sole per potervi vendere un interferente endocrino spacciandolo per protezione. Il sole è gratis. Ecco perché vi hanno insegnato ad averne paura.
Lo stesso testo è stato analizzato anche da BUTAC.
Conclusioni
Lo studio della FDA, letto per quello che dice, racconta una ricerca in corso e non un allarme, come invece pretende di fare il testo virale. Di fatto, quest’ultimo incentiva il lettore a non utilizzare le creme solari, fornendo però un’indicazione totalmente contraria rispetto alla fonte citata dallo stesso, ovvero lo studio scientifico che gli utenti, però, non hanno modo di consultare (e non viene data loro la possibilità di farlo).
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