Meloni al New York Times e il gelo con Trump: «Se lo sentirò? Vedremo. Perché credevo che sarebbe stato più facile con lui»

«È evidente che pensavo sarebbe stato più facile con Donald Trump, viste le nostre posizioni convergenti su immigrazione e cultura “woke”», ma «le cose sono andate diversamente». A dirlo è Giorgia Meloni, in un’intervista a Roger Cohen del New York Times, nella quale la presidente del Consiglio ammette anche che con il presidente americano non parla da diverse settimane. Alla domanda se i due avranno modo di sentirsi dopo la pausa estiva, Meloni si limita a dire «Beh, vedremo».
«Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali»
La premier assicura però che le difficoltà nel rapporto personale con Trump non cambiano la linea dell’Italia. «Continuo a ritenere che l’unità dell’Occidente sia fondamentale. Non decido la strategia italiana in base ai miei rapporti personali». Parole che segnano una distanza evidente rispetto alla fase iniziale del rapporto tra i due leader, quando Meloni aveva indicato proprio la relazione privilegiata con il presidente americano come uno dei punti di forza della sua politica estera.
«Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa»
«Non mi piace l’idea di un’Italia sottomessa, un’Italia che si considera inferiore agli altri. Il mio obiettivo è la più grande rivoluzione possibile in questa nazione, una rivoluzione dell’orgoglio. Non mi piace che gli altri mi dicano quali sono i miei limiti. Un “no” è una delle cose che più mi mobilita», afferma poi la premier.
Le battaglie femministe
Meloni torna poi sullo slogan che l’ha accompagnata nella sua carriera politica degli ultimi anni. Ovvero «Sono Giorgia, sono una donna, sono una madre, sono italiana, sono cristiana. Non possono portarmelo via! Non me lo porteranno via!». Interpellata sul motivo per cui quelle parole abbiano avuto una risonanza così forte, la premier risponde che hanno «toccato una corda sensibile, la sensazione di essere minacciati nella propria identità più autentica e fondamentale. Ha dato un nome semplice a una ribellione emotiva». Tra gli elementi di questa «identità fondamentale», aggiunge, c’è anche l’essere donna. Ma le femministe, a suo avviso, starebbero combattendo «le battaglie sbagliate». «Ciò che mi interessa è se sono libera di diventare presidente del Consiglio dei Ministri. Questa è parità, non essere chiamata “la presidenta”», spiega.
Il rapporto Meloni-Trump
Dopo la rielezione di Trump nel novembre 2024, l’intesa tra i due sembrava particolarmente solida. A dicembre, dopo un incontro all’Eliseo in occasione della riapertura di Notre-Dame, il presidente americano aveva definito Meloni «piena di energia» e «fantastica». Nei mesi successivi, però, il rapporto si è progressivamente deteriorato, fino allo scontro pubblico degli ultimi mesi. A far emergere le tensioni era stata anche una telefonata di Trump, trasmessa il 19 giugno da L’Aria che tira su La7, nella quale il presidente americano aveva detto riferendosi al G7 di Evian che la premier lo aveva «implorato» di fare una foto con lei. Meloni aveva reagito dichiarandosi «allibita», definendo quelle parole «dichiarazioni totalmente inventate» e aveva poi replicato a sua volta, criticando Trump per non mostrare, a suo giudizio, la stessa determinazione «con i nemici dell’Occidente».
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