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Il nuovo Call of Duty divide i fan: ecco com’è Modern Warfare 4

24 Agosto 2026 - 18:19 Riccardo Lichene
Call of Duty Modern Warfare 4
Call of Duty Modern Warfare 4
La beta di Call of Duty Modern Warfare 4 è stata più che mai divisiva, ma su una cosa sono tutti d’accordo: la campagna non convince
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Ogni anno Call of Duty è uno dei videogiochi più venduti al mondo, soprattutto in Italia. C’è un motivo se Xbox ha speso quasi 69 miliardi di dollari per accaparrarsi il suo sviluppatore, Activision Blizzard, ed è che ogni capitolo genera centinaia di milioni di dollari di ricavi. L’edizione di quest’anno ha come sottotitolo Modern Warfare 4, quindi vuole essere l’erede di una serie incentrata sulla guerra contemporanea e sul realismo, una parola carica di significato nel mondo degli sparatutto in prima persona. Ora che il primo weekend della beta è alle nostre spalle (il gioco uscirà il 23 ottobre) è possibile fare un bilancio preliminare su cosa ci sia sul piatto e su come il pubblico lo ha recepito.

Sono tutti d’accordo sulla campagna

Il punto di maggiore attrazione di Call of Duty è la sua modalità multigiocatore pensata per tenere impegnati i fan per un anno intero tra aggiornamenti e nuovi contenuti. Ogni anno, però, il franchise presenta una nuova campagna per giocatore singolo per raccontare nuove storie e far divertire anche chi non vuole giocare online. Il problema è che la galassia di studi di sviluppo che si occupano di Call of Duty non azzecca una campagna dal 2019. Per la prima volta nella storia del gioco, una missione della storia è stata resa disponibile nella beta e non potrebbe essere più deludente. L’unica sorpresa è che i cattivi siano i nordcoreani invece dei russi, per il resto è il solito collage di nemici che sparano al vento invece che a chi gioca, una piccola sezione senz’anima su un veicolo corazzato, un ridicolo assalto a piedi contro un carro armato, e una noiosa sezione in una centrale nucleare che se avesse un sapore saprebbe di cracker integrali. L’intera community spera in un’esperienza più lunga rispetto agli anni passati (la cortissima campagna di Modern Warfare 3 è una ferita ancora aperta), in una storia che meriti di essere raccontata e in qualche innovazione reale dal punto di vista del gameplay, tutti obiettivi che questo primo assaggio manca completamente.

Parola d’ordine rapidità

Una volta entrati nella modalità multigiocatore le differenze rispetto al passato sono evidenti: il movimento è molto meno estremo, soprattutto quando si passa dal correre allo sparare, ma il tempo richiesto per eliminare un avversario è decisamente ridotto rispetto ai capitoli precedenti. La fluidità del movimento e il ttk (time to kill, ovvero il tempo medio impiegato per abbattere un avversario) sono le due grandi metriche con cui si misura il successo di un nuovo Call of Duty e le novità hanno convinto alcuni e deluso altri. I due capitoli precedenti avevano puntato quasi tutto sul movimento, scontentando i fan e portando ai cambiamenti di questo capitolo. Per bilanciare la frenata al ritmo di gioco dettata da una minore velocità nello spostarsi e nel cambiare direzione, le armi fanno decisamente più danno e la maggior parte degli scontri viene vinta da chi avvista per primo l’avversario e inizia a sparare. Call of Duty è sempre stato un gioco rapido in cui si nasce e si muore più volte al minuto, e l’iterazione proposta da Modern Warfare 4 a questa filosofia ci ha convinto nel ritmo ma un po’ meno nell’esecuzione, principalmente per colpa di location generiche e armi non proprio divertenti da sparare.

Armi e mappe sanno di già visto

Durante la presentazione annuale del franchise i due co-direttori di Infinity Ward, lo studio che ha capitanato lo sviluppo del progetto, hanno detto che per loro le mappe del multigiocatore «sono come dei personaggi perché sono molto sfaccettate e abbiamo passato migliaia di ore a progettarle». Dopo il primo weekend di beta, purtroppo, questa dedizione non traspare minimamente: tutte le mappe provate non solo si somigliavano tra loro per struttura, ma avevano tutte problemi di flusso: gli scontri a fuoco delle modalità non a obiettivi si sono sempre concentrati in uno o due punti, portando ogni partita a seguire un copione piuttosto prevedibile.

Il difetto più evidente di questa versione preliminare del gioco, però, è che le armi non sono divertenti da sparare. Il lavoro di fino rispetto ai capitoli precedenti si vede, soprattutto dal punto di vista dell’audio e a livello grafico. Una volta imbracciate, però c’è un disallineamento tra come dovrebbero reagire nella mente di chi gioca e il comportamento effettivo in partita. Per quanto riguarda le armi, la buona notizia è che a causare il disallineamento sono tutti parametri regolabili dagli sviluppatori nei due mesi che ci separano dall’uscita. La cattiva è che probabilmente non vedremo cambiamenti radicali nel design delle mappe che offriranno un’esperienza fin troppo familiare. Un Call of Duty in cui il flusso di gioco convince, però, è già un traguardo: ora non resta che provare il titolo finito per capire se sarà un’esperienza memorabile o si “limiterà” a vendere milioni di copie.

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