Al via il processo che può cambiare per sempre Facebook e Instagram: cosa rischia l’azienda di Mark Zuckerberg

Inizia oggi a Oakland, in California, uno dei processi più importanti mai affrontati da Meta sulle conseguenze dell’uso dei social network da parte dei minori. L’accusa, avanzata per la prima volta da un nutrito gruppo di Stati americani (29 su 50), è chiara: Facebook e Instagram sono stati progettati in modo da favorire un uso compulsivo tra bambini e adolescenti, contribuendo in maniera determinante alla crisi della salute mentale tra i più giovani. In attesa delle arringhe iniziali, il titolo di Meta Platforms a Wall Street ha segnato un tonfo del 3,53%.
Una causa da 200 miliardi di dollari
Secondo gli Stati – capitanati da California, Colorado, Kentucky e New Jersey – Meta avrebbe ingannato utenti e famiglie presentando i propri servizi come sicuri anche mentre, internamente, era consapevole dei rischi legati ad alcune delle funzioni offerte. La posta in gioco è enorme, con l’accusa che potrebbe chiedere a Meta circa 200 miliardi di dollari di danni per le violazioni delle norme sulla tutela dei consumatori. L’azienda, nei documenti depositati in tribunale, sostiene invece che le sanzioni potenziali potrebbero arrivare addirittura a 1.400 miliardi di dollari, una cifra vicina all’intera capitalizzazione del gruppo.
Il vero obiettivo: cambiare il design dei social
L’obiettivo principale della causa non è ottenere soldi da Meta. La richiesta avanzata dai procuratori generali di California, Colorado, Kentucky e New Jersey è di imporre modifiche alle piattaforme a livello nazionale, con restrizioni sull’accesso dei minori, eliminazione dello scroll infinito, dell’autoplay e di alcune funzioni che spingono gli utenti a continuare a consumare contenuti senza sosta. Gli Stati, inoltre, contestano gli algoritmi ottimizzati per massimizzare il coinvolgimento e strumenti come i filtri estetici, che secondo l’accusa possono contribuire a problemi di ansia e percezione del proprio corpo.
Ti potrebbe interessare
- Francia, la Corte costituzionale boccia il divieto di social network per gli under 15: «Sproporzionato»
- Milano, nel mirino la pubblicità di Apple: iPhone nelle mani di un bambino di due anni. Interviene il Garante
- Trump nei guai per i post in anteprima a pagamento su Truth, scatta la denuncia: «È un sistema corrotto e incostituzionale»
- Riapre la pagina social dei giovani di Futuro Nazionale: «Non ci mettete a tacere». Perché Meta l’aveva oscurata
La vicenda è legata a doppio filo con le rivelazioni della whistleblower Frances Haugen, ex dipendente di Meta, che nel 2021 testimoniò davanti al Congresso americano sostenendo che l’azienda fondata da Mark Zuckerberg conosceva i possibili danni provocati dai suoi prodotti ai giovani e sapeva come ridurli, ma non avrebbe adottato tutte le misure necessarie. Una tesi sostenuta con forza anche dall’accusa, che intende utilizzare durante il processo migliaia di documenti aziendali e le testimonianze di ex dipendenti ed esperti.

La linea difensiva dell’azienda
Meta, dal canto suo, respinge tutte le accuse. Anzi: sostiene di aver fatto grandi investimenti per proteggere gli adolescenti e non aver ingannato i consumatori sulla sicurezza dei propri servizi. Tra le misure introdotte negli ultimi anni c’è Instagram Teens, pensato per gli utenti tra i 13 e i 17 anni e caratterizzato da impostazioni più restrittive sulla privacy e sui contatti con gli sconosciuti. La società, inoltre, sostiene che gli Stati non abbiano dimostrato che qualcuno dei loro residenti abbia effettivamente subìto i danni descritti nella causa. Per Meta, inoltre, il problema della verifica dell’età degli utenti riguarda l’intero settore tecnologico e non può essere attribuito esclusivamente all’azienda.
L’ondata di cause contro Meta negli Usa
Il processo di Oakland, il cui dibattimento potrebbe durare dalle 4 alle 6 settimane, arriva in un momento particolarmente delicato per Meta. Negli Stati Uniti, sono state presentate migliaia di cause da parte di Stati, distretti scolastici, famiglie e singoli utenti contro Meta e altre grandi piattaforme, tra cui YouTube, TikTok e Snapchat. L’accusa di fondo è sempre la stessa: i social avrebbero utilizzato meccanismi progettati per favorire un utilizzo compulsivo, con conseguenze negative sulla salute mentale e sul benessere dei minori.
Alcune di queste cause hanno già prodotto risultati importanti. A marzo, in California, Meta e YouTube sono state ritenute responsabili in una causa per danni personali e una giovane donna ha ottenuto 6 milioni di dollari di risarcimento. All’inizio di agosto, invece, un giudice del New Mexico ha ordinato a Meta di pagare complessivamente quasi un miliardo di dollari per violazioni delle norme sulla tutela dei consumatori legate alla sicurezza dei minori.

Zuckerberg atteso in aula come testimone
L’ondata di cause – negli Stati Uniti ma non solo – sta già avendo un discreto impatto su Meta, che tra aprile e giugno di quest’anno ha dichiarato di aver speso più di 2 miliardi di dollari per le spese legali. Il processo di Oakland rischia di portare questo braccio di ferro giudiziario a tutto un altro livello, al punto che c’è chi traccia parallelismi con la causa intentata contro i colossi del tabacco negli anni Novanta. Tra i testimoni più attesi ci sono il fondatore e amministratore delegato di Meta, Mark Zuckerberg, e il responsabile di Instagram, Adam Mosseri. Gli Stati puntano sulle loro testimonianze e sui documenti interni per ricostruire come l’azienda abbia valutato nel tempo i rischi legati alle proprie piattaforme. Il procedimento ha anche una particolarità: la giuria è composta da otto persone, ma avrà un ruolo soltanto consultivo. Sarà infatti una sola persona, la giudice federale Yvonne Gonzalez Rogers, a decidere in ultima istanza sul caso e sull’eventuale ammontare dei danni.
Foto di copertina: EPA/John Mabanglo

