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Milano, nel mirino la pubblicità di Apple: iPhone nelle mani di un bambino di due anni. Interviene il Garante

12 Agosto 2026 - 18:58 Chiara Pancari
La campagna di Apple in via Melchiorre Gioia mostra un bambino con in mano il telefono dei genitori e il messaggio: «Tutto ok, è iPhone». La Garante per l’Infanzia Marina Terragni ha segnalato il caso ad Agcom, Agcm e Iap
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È comparso sui muri di un edificio di via Melchiorre Gioia, nell’area dell’ex Pirellino, uno dei manifesti della nuova campagna pubblicitaria globale di Apple. Nell’immagine c’è un bambino di circa due anni che tiene in mano un iPhone, con il volto sorridente e le mani sporche di cibo. Il messaggio accanto alla fotografia è «Tutto ok, è iPhone» e si riferisce alla resistenza del dispositivo all’acqua e agli schizzi, tema della campagna. La scelta, però, ha suscitato critiche per il modo in cui presenta l’uso dello smartphone da parte di un bambino così piccolo. Una cittadina ha segnalato il cartellone alla Garante per i diritti dell’infanzia Marina Terragni, che ha condiviso le osservazioni e ha trasmesso il caso ad Agcom, Agcm e Iap. «Mentre in tutto il mondo si ragiona da tempo sull’età minima di accesso al digitale, questa pubblicità sembra andare in tutt’altra direzione», ha commentato Terragni.

«Quell’immagine non doveva proprio esistere»

Tra le reazioni più critiche c’è quella di Alberto Pellai, medico, psicoterapeuta e ricercatore dell’Università Statale di Milano. «No, non è tutto ok», ha scritto commentando la campagna, sostenendo che i bambini in età prescolare siano proprio tra quelli che hanno maggiore bisogno di essere protetti da un’esposizione precoce ai dispositivi digitali. In un secondo intervento ha aggiunto: «Quell’immagine non doveva proprio esistere». Il dibattito si inserisce in un percorso che Milano porta avanti da tempo sul rapporto tra minori e tecnologia: la città ha adottato le Raccomandazioni di Milano per il benessere e la sicurezza digitale di bambini e pre-adolescenti e in 60 scuole sono attivi i cosiddetti «Patti digitali», accordi tra famiglie e istituti per ritardare l’accesso dei ragazzi allo smartphone. I genitori che aderiscono si impegnano a non consegnare il cellulare ai figli prima dei 13 anni, mentre le scuole accompagnano la scelta con attività e momenti di confronto sull’uso della tecnologia.

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