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Trump sprofonda nei sondaggi: in 47 stati su 50 gli elettori bocciano il suo operato da presidente. Cosa può succedere alle elezioni di Midterm

24 Agosto 2026 - 16:50 Gianluca Brambilla
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I repubblicani temono una batosta alle elezioni di novembre. Ma il tycoon non crede alle rilevazioni e ai suoi elettori dice: «Fingete di votare per me, anche se non sono candidato»
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A poco più di due mesi dalle elezioni di metà mandato, Donald Trump appare sempre più in difficoltà nei sondaggi. Secondo l’ultima rilevazione di YouGov e The Economist, in 47 stati americani su 50 la maggioranza degli elettori boccia l’operato del presidente in carica. A promuovere Trump sono soltanto tre roccaforti repubblicane: Wyoming, Idaho e Virginia. In tutto il resto del Paese, le politiche schizofreniche della Casa Bianca su economia, commercio e politica estera non sembrano essere piaciute all’opinione pubblica. Secondo un recente sondaggio di Reuters, pubblicato il 17 agosto, soltanto un americano su tre approva l’operato dell’amministrazione in carica.

Le elezioni di midterm e il Congresso in bilico

A novembre, i cittadini americani saranno chiamati alle urne per le elezioni di midterm, che prevedono il rinnovo di tutti i 435 seggi della Camera dei Rappresentanti e un terzo del Senato. Il voto non ha un effetto diretto sul presidente, che però – in caso di sconfitta – rischia di trovarsi con almeno un ramo del Congresso in mano al partito di opposizione. Uno scenario che costringerebbe la Casa Bianca a scendere a compromessi con i democratici per approvare nuove leggi. Al momento, i sondaggisti stimano che i democratici abbiano buone probabilità di riottenere la maggioranza alla Camera, mentre al Senato la partita resta decisamente più aperta e vede i repubblicani leggermente favoriti.

L’appello di Trump ai suoi elettori: «Immaginate di votare per me»

Pur riguardando esclusivamente il Congresso, le elezioni di metà mandato vengono spesso interpretate come una sorta di referendum sull’operato del presidente in carica. A giudicare dai sondaggi, Trump non se la cava affatto bene. Eppure, il presidente americano non sembra credere alle rilevazioni. Anzi, nelle scorse ore ha implorato i suoi sostenitori di immaginare che ci sia lui sulla scheda elettorale quando andranno a votare a novembre, e non i candidati sostenuti dal suo partito. «Il problema che abbiamo è che Trump se la cava alla grande quando è candidato, ma quando non lo è, i suoi sostenitori non vanno a votare e non eleggono senatori, deputati e altri repubblicani», ha detto Trump durante un comizio in South Carolina. «Quindi – ha continuato il presidente americano – quello che vorrei davvero che faceste è fingere, per favore, che io sia candidato. Venite a votare. È importantissimo».

I possibili candidati di democratici e repubblicani nel 2028

Al di là di quale partito controllerà Camera e Senato, le elezioni di midterm segneranno anche uno spartiacque nel dibattito politico, perché daranno ufficiosamente il via alla campagna elettorale per le elezioni presidenziali del 2028. La debolezza del presidente in carica, a cui la Costituzione impedisce di candidarsi per un terzo mandato, viene vista come un’occasione imperdibile per i democratici, che già si preparano a un’acceso confronto tra aspiranti candidati alle primarie di partito. Tra i nomi più in vista c’è senz’altro quello di Alexandria Ocasio-Cortez, figura di riferimento dell’ala sinistra del partito che vive un momento di euforia grazie alle diverse vittorie in elezioni locali.

La deputata originaria del Queens non ha ufficializzato la sua candidatura, come del resto non lo hanno fatto altri nomi di spicco del partito democratico: da Gavin Newsom, governatore della California, a Pete Buttigieg, ex segretario ai Trasporti, passando per Kamala Harris, uscita sconfitta dalle ultime elezioni proprio contro Trump. E a proposito di Donald Trump, resta da vedere chi si farà avanti nel suo partito e chi, tra i vari candidati, potrà godere dell’endorsement del presidente in carica. I due nomi più gettonati sono quelli del vicepresidente J.D. Vance e del segretario di Stato Marco Rubio. Ma non è affatto scontato che nel 2028 la vicinanza a Trump sarà ancora una buona carta da giocarsi per presentarsi agli elettori.

Foto copertina: EPA/Aaron Schwartz

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