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Difterite a Palermo: il vaccino salva la vita, non bastano igiene e antibiotici

25 Agosto 2026 - 16:22 Juanne Pili
Un post virale collega un recente fatto di cronaca alla tesi che la difterite sia facilmente curabile e che l'obbligo vaccinale sia inutile
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Circolano su Facebook diverse condivisioni secondo cui la difterite sarebbe una malattia batterica curabile «senza problemi» e la sua scomparsa in Italia ed Europa sarebbe legata solo all’igiene e agli antibiotici. Questa narrazione viene diffusa a seguito del caso della piccola Anna Rosa Bartolotta, deceduta per difterite a quattro anni, e si inserisce in una narrazione ricorrente nei circuiti No Vax. Infatti, i genitori della bambina avevano scelto di non vaccinarla, perché convinti che l’esavalente avesse causato l’autismo in una parente. Si tratta di una delle più pericolose credenze No vax, tutt’oggi sostenuta nonostante derivi da una truffa conclamata.

Per chi ha fretta

  • Anche se trattata tempestivamente con antibiotici e antitossina difterica, la difterite presenta un tasso di mortalità tra il 5% e il 10%, con picchi più alti nei bambini e negli anziani.
  • L’affermazione secondo cui i corinebatteri non produttori di tossina sarebbero scomparsi è falsa: ceppi di Corynebacterium diphtheriae non tossigeni circolano regolarmente in Europa e nel mondo.
  • La scomparsa della malattia clinica su scala continentale è diretta conseguenza delle campagne vaccinali obbligatorie avviate a metà del Novecento, non dei soli antibiotici o dell’igiene.
  • L’anatossina difterica (il vaccino) neutralizza l’azione letale della tossina e riduce drasticamente la carica batterica e la trasmissione nei soggetti infetti.

Il testo virale

Le affermazioni esaminate rientrano in una narrazione ricorrente all’interno di gruppi e pagine Facebook orientate contro la vaccinazione. Riportiamo di seguito il testo integrale:

Cosa bisogna sapere sulla difterite

La difterite è un’infezione causata dal batterio Corynebacterium diphtheriae. Non tutti i ceppi di questo batterio sono pericolosi allo stesso modo: la gravità della malattia è legata alla produzione della tossina difterica, secreta solo dai ceppi infettati da uno specifico virus. La tossina difterica blocca la sintesi proteica nelle cellule umane, provocando la formazione di “pseudomembrane” grigie nella gola che possono soffocare il paziente, oltre a causare miocarditi e paralisi nervose.

Il vaccino utilizzato è un’anatossina (detta anche tossoide): la tossina purificata e inattivata chimicamente, in grado di stimolare il sistema immunitario a produrre anticorpi neutralizzanti. Chi è vaccinato, se entra in contatto con il batterio, non sviluppa la malattia nella sua forma grave e la carica batterica si riduce, così come la probabilità di trasmissione ad altri ospiti diminuisce drasticamente.

La cura e la mortalità: perché non bastano gli antibiotici

Sostenere che la difterite «si cura senza problemi» con la penicillina e l’antitossina non è solo inesatto, ma anche pericoloso. L’antitossina difterica (DAT) può neutralizzare unicamente la tossina ancora libera nel circolo sanguigno: una volta che la tossina si è legata ai tessuti dell’ospite, il danno è irreversibile e il farmaco non può annullarlo. Riportiamo l’introduzione a un articolo pubblicato su Substack dal virologo Roberto Burioni: «Nessun antibiotico, nessuna terapia intensiva, nessuna macchina: la difterite decide la sorte del paziente molto presto, prima dell’arrivo in ospedale, quando il conto a rovescia della bomba a orologeria innescata da questo batterio inizia a scorrere inesorabile».

Gli antibiotici eliminano il batterio e fermano la produzione di nuova tossina, ma non curano i danni. Per queste ragioni secondo stime dell’OMS, anche coi migliori trattamenti a disposizione, la difterite respiratoria classica ha una mortalità compresa tra il 5% e il 10%.

Igiene, antibiotici e vaccini

Il crollo verticale dei casi di difterite in Italia (dove la vaccinazione è diventata obbligatoria nel 1939) e in Europa coincide storicamente con l’introduzione delle campagne di vaccinazione di massa, non con la sola igiene. Gli antibiotici curano il singolo individuo, ma non hanno la capacità di eradicare la sua circolazione nella popolazione generale.

«Prima della vaccinazione estesa – riporta Epicentro -, la difterite era una malattia frequente: dall’inizio del Novecento agli anni Quaranta venivano segnalati tra i bambini circa 20.000-30.000 casi ogni anno, e circa 1.500 decessi. A partire da metà degli anni Cinquanta, l’uso su larga scala della vaccinazione ha consentito una rapida diminuzione del numero di casi e la difterite è ormai scomparsa in Italia».

Grafico Epicentro-ISS sull'andamento storico dei casi di difterite in Italia dal tardo Ottocento a oggi con calo verticale dopo l'introduzione della vaccinazione di massa negli anni Cinquanta
Grafico Epicentro-ISS sull’andamento storico dei casi di difterite in Italia dal 1955 al 2000

L’affermazione secondo cui sarebbero «scomparsi anche i corinebatteri non produttori di tossina» è smentita dai dati epidemiologici europei: i ceppi non tossigeni di C. diphtheriae continuano a circolare e vengono regolarmente isolati nei laboratori di microbiologia, dove possono causare infezioni cutanee o endocarditi. La loro presenza dimostra che il miglioramento igienico non ha spazzato via la famiglia batterica, ma è stato il vaccino ad azzerare le forme tossiche della malattia.

Quando i tassi di vaccinazione crollano la difterite rischia di ripresentarsi con grande probabilità. Un esempio storico è l’epidemia che ha colpito gli Stati dell’ex Unione Sovietica negli anni ’90, con decine di migliaia di casi e migliaia di morti, scatenata dal crollo delle coperture vaccinali.

Perché alcuni Paesi si limitano a raccomandare i vaccini

Nella narrazione in oggetto si cita la Danimarca come esempio dell’irrilevanza della vaccinazione. Nel Paese «non hanno obblighi vaccinali ma pur avendo un protocollo che contempla 11 vaccini le dosi in 16 anni (23 totali ) sono inferiori a quelle fatte in Italia nel primo anno (26 primo anno e totali 58)».

Tra i primi a sollevare la narrazione sui troppi vaccini è stato il senatore Claudio Borghi, come ci ricorda un fact-checking di Pagella Politica del luglio 2024. Il politico leghista spiegava perché voleva l’abolizione della «legge Lorenzin», che secondo lui «impone l’obbligo di 12 vaccini ai bambini per potersi iscrivere all’asilo […]. In Europa solo noi e la Francia abbiamo questo obbligo: tutti gli altri Paesi non ce l’hanno l’obbligo e le cose vanno meglio». Ne avevamo trattato in un articolo precedente.

Proprio l’esempio della Danimarca è emblematico per spiegare come mai alcuni Paesi europei possono permettersi di non prevedere l’obbligo dei vaccini pediatrici. In sintesi ci sono popolazioni dove i free rider (ovvero persone che godono dei vantaggi dell’impegno altrui senza partecipare) sono meno presenti e impattanti.

Secondo l’ultimo report del programma vaccinale pediatrico danese, la comunità partecipa ben volentieri garantendo la copertura vaccinale necessaria a conservare l’immunità di comunità (detta anche “di gregge”). «In Danimarca – si legge nel documento -, il collegamento con il programma di vaccinazione infantile rimane elevato entro il 2025. Ciò significa che la stragrande maggioranza dei bambini è vaccinata e protetta da una serie di malattie gravi».

La vaccinazione contro difterite, tetano, pertosse, poliomielite e infezione da Hib, per esempio, ha una copertura a tre mesi di vita del 97%, che scende al 96% nel primo anno:

Tabella del programma vaccinale pediatrico danese Statens Serum Institut 2026 con copertura al 97 per cento per difterite tetano pertosse poliomielite e Hib nei bambini a tre mesi di vita
Credit: Statens Serum Institut (2026). Dati relativi al 2025.

Anche per quanto riguarda il richiamo vaccinale la Danimarca è messa molto bene: «Nel 2025 – continua il report -, il tasso di adesione al ciclo di rivaccinazione quinquennale contro difterite, tetano, pertosse e poliomielite ha raggiunto il 92%. La rivaccinazione estende la protezione acquisita dal bambino con la vaccinazione nel primo anno di vita ed è importante per mantenere una protezione a lungo termine».

Il caso della bambina di 10 mesi di Afragola

Nel testo virale si accenna infine al caso della piccola Zuleya R., una bimba di 10 mesi morta ad Afragola nel napoletano nel 2024, indicando come responsabile del decesso una «3^ dose e per un totale di 26 dosi di vaccini neurotossici e letali». Non esiste nessuna determinazione pubblica, né giudiziaria né sanitaria, che abbia stabilito un nesso causale tra la vaccinazione e il decesso. L’affermazione che la bambina abbia ricevuto «26 dosi di vaccini neurotossici e letali» risulta protocollarmente impossibile in quanto il calendario vaccinale italiano non prevede nulla di simile.

Il verdetto

Asserire che la difterite sia una malattia innocua o facilmente gestibile senza la vaccinazione significa ignorare i meccanismi patogenetici della tossina difterica e la storia della medicina. L’igiene e la terapia antibiotica sono strumenti fondamentali di supporto, ma l’azzeramento della mortalità infantile per difterite in Europa è stato ottenuto e viene mantenuto grazie alla vaccinazione sistematica della popolazione.

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