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Strage di cozze nell’Adriatico: il mare bollente distrugge il 90% degli allevamenti. «Danni per oltre 50 milioni»

29 Agosto 2026 - 18:38 Cecilia Dardana
allevamenti cozze
allevamenti cozze
La quinta ondata di caldo dell'estate mette in ginocchio la mitilicoltura tra l'Emilia-Romagna e il Veneto. Persa la produzione attuale e il seme per i prossimi anni. L'allarme di Confcooperative: «In sofferenza anche il mare aperto, chiediamo la calamità naturale»
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Le temperature record del mare stanno provocando una vera e propria strage negli allevamenti di cozze dell’Alto Adriatico. La quinta ondata di calore dell’estate ha assestato un colpo devastante alla mitilicoltura dell’Emilia-Romagna, dove nei punti chiave della produzione si registra l’annientamento di oltre il 90% del prodotto. Un’emergenza scoppiata a poca distanza dal disastro già rilevato nelle acque della laguna veneta e che minaccia di compromettere il mercato anche nei prossimi anni. Secondo il monitoraggio svolto da Confcooperative Agroalimentare e Pesca, il bilancio provvisorio dei danni ha superato quota 50 milioni di euro: «Un conto di oltre 50 milioni di euro di danni diretti destinato a salire», evidenzia l’associazione.

La moria tra Goro e Porto Garibaldi e l’impatto sul futuro

La zona più colpita è quella della fascia costiera compresa tra Goro e Porto Garibaldi, area in cui si trova oltre il 60% degli impianti in mare della regione. La combinazione letale tra il riscaldamento dell’acqua e l’anossia, cioè la grave mancanza di ossigeno nei fondali, ha spazzato via tra le 20 mila e le 25 mila tonnellate di mitili. Il dato più drammatico non riguarda soltanto il prodotto pronto alla vendita per questa stagione, ma la distruzione del seme fondamentale per avviare il nuovo ciclo produttivo. L’allevamento segue infatti un calendario preciso: la perdita del novellame rischia di azzerare la disponibilità di cozze anche per la stagione 2027.

La richiesta di calamità

Il dramma emiliano segue di poche settimane quello registrato in Veneto. Nella Sacca di Scardovari, in provincia di Rovigo, il termometro marino ha toccato la soglia critica dei 32 gradi, provocando la perdita improvvisa di circa mille quintali di prodotto nel picco della richiesta commerciale e costringendo il Consorzio Cooperative Pescatori del Polesine a bloccare le vendite delle cozze Dop lagunari. A fare la differenza in questa crisi, tuttavia, è l’estensione dell’emergenza al largo. Come spiegato all’Ansa da Vadis Paesanti, vicepresidente di Confcooperative Agroalimentare e Pesca dell’Emilia-Romagna: «Dopo il duro colpo avuto a fine luglio per le vongole a causa delle alghe ora dobbiamo affrontare un’altra emergenza». Il settore chiede ora interventi immediati: «Siamo molto preoccupati – aggiunge Paesanti – ma questa volta ad essere in sofferenza non è solo la laguna ma il mare aperto. Stiamo lavorando per il riconoscimento della calamità naturale».

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