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Parisi e la miopia della politica sul clima. «Il governo come gli struzzi: mette la testa sotto la sabbia»

29 Agosto 2026 - 09:36 Alba Romano
cambiamento climatico
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Il nobel per la Fisica a Repubblica: «Gli scienziati vengono considerati parte dell'élite. E negli ultimi anni è cresciuto un forte sentimento contro loro»
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Il Premio Nobel per la Fisica Giorgio Parisi usa parole dure nei confronti dell’esecutivo sulla gestione dell’emergenza ambientale, denunciando un atteggiamento rinunciatario della politica. Un silenzio istituzionale sulla crisi climatica che, spiega a Repubblica, nasce «soprattutto dal senso di colpa: mettono la testa sotto la sabbia come gli struzzi per non dover riconoscere gli errori di valutazione fatti in passato».

Il fisico evidenzia la differenza tra lo sguardo miope delle istituzioni e la percezione dei cittadini: «I politici tendono a occuparsi di problemi immediati, non di quelli a lungo termine. Resta il fatto che non vogliono vedere, ma i cittadini stanno vedendo». «I politici – aggiunge – non vogliono sapere cosa c’è lontano sulla strada. Guardano il più vicino possibile perché sanno che laggiù non ci arriveranno: tra quindici o venti anni non saranno più al governo».

«I giovani non sono rassegnati ma la gente non ragiona su larghe scale temporali»

Parisi smentisce l’idea di una rassegnazione generale: «Vedo giovani che non sono affatto rassegnati. Il problema è che per invertire la situazione serve un lavoro duro di venti o trent’anni e le persone spesso non ragionano su queste scale temporali». Interrogato sull’operato delle opposizioni il premio Nobel ritiene che Avs «di sicuro» non sia troppo timida, mentre ammette di «non esserne certo» per quanto riguarda Movimento 5 Stelle e Partito Democratico.

Gli scienziati «considerati parte dell’élite»

Sono tanti i fattori a discapito della lotta al cambiamento climatico. Il primo è il divario che negli ultimi anni si è creato tra comunità scientifica e cittadinanza. Questo perché «gli scienziati vengono considerati parte dell’élite. E negli ultimi anni è cresciuto un forte sentimento contro le élite. In qualche modo vengono sempre più considerati corresponsabili di quanto sta accadendo». La soluzione risiede nella divulgazione: gli scienziati «devono imparare a comunicare meglio: solo così le persone capiranno che la scienza è indipendente e non è al soldo di nessuno».

Per contrastare il cambiamento climatico, Parisi individua una doppia strada vincolante: servono «azioni di lungo periodo mirate a diminuire le emissioni di CO2», affiancate da «interventi immediati che limitino i danni climatici ormai inevitabili e aiutino le persone più fragili ad affrontare ciò che ci attende».