La truffa degli annunci di lavoro su Indeed: così gli hacker rubano i dati bancari

Chi cerca lavoro e ha un telefono Android adesso deve fare attenzione agli hacker. L’ultima vittima dei criminali informatici è la piattaforma Indeed il cui nome e logo sono stati presi in ostaggio da una moltitudine di truffatori professionisti per convincere le loro vittime a installare applicazioni malevole sui loro dispositivi.
Il metodo dei truffatori su Indeed
La tecnica degli hacker è molto semplice e sfrutta unicamente il potere della persuasione. Dopo aver pubblicato un annuncio di lavoro comunissimo, senza salari da capogiro o benefit memorabili, i criminali si fingono reclutatori interessati e rispondono cordialmente e tempestivamente a chi si candida. A volte viene “preso in ostaggio” il nome di un’azienda vera, molto più spesso, per evitare di essere beccati, vengono create aziende di consulenza o di software fasulle con tanto di sito web e presenza attiva su Linkedin.
Dopo il primo contatto l’obiettivo è sempre lo stesso: comunicare alla vittima che ha passato la prima selezione via mail o via messaggio per poi convincerla a scaricare un’app chiamata “Colloqui Indeed”. Il nome non è sempre lo stesso e potrebbe essere in inglese se si risponde a un annuncio estero, ma chi scarica questa app è ufficialmente caduto vittima dei truffatori. Quello che si installa sul telefono è un malware veramente aggressivo: spia tutto ciò che avviene sul dispositivo ed estrae informazioni sensibili come dati bancari, numeri di carte di credito e una miriade di altre informazioni personali.
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Se durante una comunicazione via mail o chat l’interlocutore chiede di scaricare un’altra app per continuare la fase di selezione, è indispensabile iniziare a insospettirsi. Se quell’app è Microsoft Team o Zoom per partecipare a un meeting, non vengono inviati link e l’app è disponibile sugli store ufficiali (l’App Store per iOS e il Google Play Store per Android) allora non c’è nulla di cui preoccuparsi. Se, al contrario, l’interlocutore chiede di scaricare un APK, quindi un’applicazione non proveniente da uno store ufficiale ma da un sito terzo, allora si tratta quasi sicuramente di una truffa.
Allo stesso modo, l’interlocutore potrebbe chiedere alla vittima di installare una VPN per apparire in una diversa parte del mondo, un altro segnale d’allarme, o di partecipare a una riunione urgentissima (la fretta è l’arma più efficace di un hacker) inviando un link che sembra legittimo ma non lo è. Qui diventa fondamentale controllare come il link si presenta: molto lungo, molto corto o senza il nome della piattaforma menzionata sono tutti segnali d’allarme. In questi casi, la cosa migliore è sempre utilizzare un servizio che analizza la pericolosità di un link, come questo. Chi ha scaricato l’app dannosa non è riuscito nemmeno a disinstallarla, o a riportare il telefono alle impostazioni di fabbrica: solo uno smartphone nuovo e un lungo processo di recupero delle proprie credenziali, soprattutto bancarie, hanno permesso alle vittime di tornare alla vita di tutti i giorni.
L’ingegneria sociale è il metodo di hacking più pericoloso
Nel mondo ci sono ancora gli hacker che hanno come missione quella di individuare le falle nei sistemi informatici più sicuri per sfruttarle a loro vantaggio. La maggior parte di chi vuole guadagnare infiltrandosi in sistemi protetti di aziende e persone singole, però, usa l’ingegneria sociale, ovvero cerca di convincere la sua vittima ad abbassare le difese che proteggono i suoi dati. Uno dei metodi più efficaci è quello di mettersi in una posizione di potere, come quella del datore di lavoro, trovare una persona vulnerabile (chi cerca lavoro raramente ha il tempo di fare le cose con tutta calma) e convincerla con la fretta e la promessa di un posto di lavoro ad abbassare il suo ponte levatoio.
Questa tecnica viene usata spesso anche da chi fa le truffe delle consegne postali: un pacco bloccato in dogana che verrà rispedito al mittente se non si paga una certa somma, o un’offerta per la luce o il gas che scade proprio oggi sono solo alcuni esempi di come un truffatore mette la sua vittima sotto pressione per spingerla a fare qualcosa che va contro il suo interesse. Per questo motivo è importante conoscere le minacce che circolano, tenere i propri dispositivi aggiornati e mettere sempre in atto la famosa “igiene informatica”.

