Finge di essere il padre e gli svuota il conto: 50mila sterline spese in bevute e abbonamenti OnlyFans

Per tre anni lo scozzese Stephan Dewar, 31 anni, ha fatto finta di essere suo padre per poter usare il suo conto corrente. Andrew Dewar, 67 anni, aveva avuto un ictus nel 2007 e non utilizzava internet né i servizi di online banking. Il figlio ne avrebbe approfittato per sottrargli più di 50mila sterline tra il 2019 e il 2022, dopo aver ottenuto i suoi dati bancari con la scusa di gestire un prestito. Una parte del denaro sarebbe stata spesa in prodotti della catena di panetterie Greggs, bevande e anche abbonamenti a OnlyFans. Per la frode, Dewar è stato condannato a due anni di carcere dalla Corte dello Sceriffo di Dundee.
La truffa alla banca
Tutto sarebbe iniziato con un prestito di 5mila sterline. Dewar aveva convinto il padre a dargli quella somma per rilevare un pub e aveva ricevuto i suoi dati bancari per occuparsi dell’operazione. Secondo l’accusa, invece, li avrebbe utilizzati per attivare di nascosto un servizio di online banking a nome del padre e iniziare a gestirne il conto. Quando la banca telefonava per verificare alcune operazioni, era lui a rispondere fingendosi Andrew. Le registrazioni delle chiamate hanno permesso agli investigatori di ricostruire il meccanismo. A scoprire che dal conto erano stati sottratti dei soldi è stato lo zio di Dewar, che era autorizzato a gestire alcune questioni finanziarie per conto del fratello. Controllando il conto, si è accorto dei prelievi e delle spese effettuate dal nipote, dando così il via agli accertamenti che hanno fatto emergere la frode.
La sentenza
Il giudice George Way ha definito il comportamento di Dewar «un crimine spregevole», sottolineando che il figlio avrebbe dovuto proteggere il padre invece di approfittare della sua vulnerabilità. Gran parte del denaro, ha spiegato il giudice, sarebbe stata spesa per bevande, intrattenimento e uno stile di vita che Dewar non poteva permettersi. Il difensore Scott Norrie ha invece parlato di un comportamento legato a vergogna, imbarazzo e paura: secondo il legale, il suo assistito avrebbe evitato per mesi le udienze perché incapace di affrontare le conseguenze delle proprie azioni. Dewar ha ammesso le proprie responsabilità ed è stato condannato a 24 mesi di reclusione. Il giudice ha inoltre considerato le ripetute assenze dalle udienze, che avevano comportato ulteriori costi e impiego di risorse pubbliche.

