Non raggiunge gli obiettivi dell’azienda, il capo la punisce con 200 squat: lavoratrice finisce in ospedale

Una ragazza cinese è stata costretta a fare 200 squat come punizione per non aver raggiunto gli obiettivi fissati dalla sua azienda. Pochi giorni dopo è finita in ospedale con una rabdomiolisi, una grave condizione provocata dalla rapida distruzione del tessuto muscolare e che, nei casi più seri, può danneggiare i reni. Ora ha lasciato il lavoro e chiede all’azienda un risarcimento di 15mila yuan, circa 2.200 dollari
La punizione aziendale
La donna, identificata dai media cinesi con il cognome Yang, si era trasferita da poco a Hangzhou, nella provincia orientale dello Zhejiang, per iniziare il suo primo lavoro come consulente finanziaria in una società che offre assistenza per i prestiti. In realtà, il suo incarico consisteva soprattutto nel contattare telefonicamente potenziali clienti. L’azienda aveva fissato alcuni obiettivi da raggiungere, tra cui effettuare almeno 200 telefonate, invitare almeno un cliente e riuscire a individuare almeno un potenziale collaboratore.
La storia
Il 28 luglio Yang non è riuscita a rispettare questi traguardi e il suo supervisore le ha detto che poteva scegliere tra 200 squat oppure il pagamento di 200 yuan, circa 14 dollari. La giovane ha spiegato di non avere abbastanza soldi e quindi si è trovata costretta a fare gli esercizi. Per dimostrare di aver rispettato la punizione, ha registrato diversi video mentre completava gli squat in varie zone dell’ufficio e li ha poi inviati al suo supervisore. Negli ultimi filmati Yang appare in difficoltà e poco dopo ha iniziato ad accusare forti dolori alle gambe.
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I danni alla salute
Dopo cinque giorni, Yang ha notato anche che la sua urina era diventata molto scura e ha deciso di rivolgersi a un ospedale. Gli esami hanno evidenziato la rabdomiolisi, una condizione provocata dalla rapida distruzione del tessuto muscolare. Il danneggiamento dei muscoli può liberare nel sangue sostanze che, se presenti in quantità elevate, rischiano di compromettere la funzionalità dei reni e, nei casi più gravi, provocare un’insufficienza renale. I medici le hanno quindi prescritto riposo e le hanno raccomandato di evitare attività fisiche intense.
La richiesta di risarcimento
Dopo la diagnosi, Yang ha lasciato il lavoro lo scorso 30 luglio, sostenendo di non poter più lavorare a causa delle sue condizioni di salute. La giovane ha anche sostenuto che l’azienda fissasse di proposito obiettivi irraggiungibili e ha deciso di chiedere all’azienda il rimborso delle spese mediche e di trasporto, oltre a 15mila yuan, circa 2.200 dollari. Il responsabile dell’azienda ha però respinto la richiesta, invitandola a rivolgersi alle vie legali. Yang ha quindi raccontato la propria storia a un programma televisivo locale specializzato nella risoluzione delle controversie sul lavoro e ha presentato il caso all’ispettorato del lavoro, che ha annunciato l’apertura di un’indagine.

