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Caro benzina, il presidente Unem: «La colpa è delle troppe stazioni di servizio. Rifornirle fa salire i costi di distribuzione»

02 Settembre 2026 - 19:02 Diego Messini
benzinai sciopero 25-26 gennaio
benzinai sciopero 25-26 gennaio
Il presidente dei petrolieri italiani, Gianni Murano, indica il fattore n° 1 su cui intervenire per abbassare i costi del carburante: «Dimezziamo il numero di distributori, risparmi fino a 10 centesimi al litro»
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Ma perché la benzina e il diesel in Italia costano così tanto? È la domanda che devono essersi posti, rassegnati o rabbiosi, milioni di italiani messisi in auto quest’estate per le vacanze, di fronte a prezzi alla pompa cresciuti fino a diventare in alcuni casi proibitivi. Acquisto del petrolio, raffinazione, distribuzione, strategie di pricing delle compagnie, tassazione dello Stato: Open ha spiegato in dettaglio in un recente articolo i vari fattori che contribuiscono a formare il prezzo che l’automobilista paga poi alla pompa. Ma a puntare il dito sul nodo che spinge al rialzo in modo anomalo i costi di benzina e diesel, un po’ a sorpresa, è oggi il leader dei petrolieri italiani Gianni Murano. Intervistato dal Corriere dell’Umbria, il presidente dell’Unione Energie per la Mobilità (Unem) indica il «peso» sul sistema di cui l’Italia potrebbe e dovrebbe liberarsi nel numero eccessivo di stazioni di servizio. «Oggi la rete italiana conta circa 22.000 stazioni di servizio distribuite su tutto il territorio nazionale, isole comprese. Se gli impianti fossero meno, sono convinto che si potrebbero ridurre i costi di distribuzione anche di almeno 6 centesimi al litro», sostiene Murano in una lunga intervista a Sergio Casagrande.

Il paragone impietoso con Malta: perché lì la benzina costa così poco

Il punto di partenza del ragionamento di Murano sta nel confronto impietoso tra i costi di benzina e diesel alla pompa in Italia e a Malta. Nel Paese Ue a sud della Sicilia, che pure acquista e poi immette nel suo mercato petrolio raffinato in Italia, il carburante costa molto meno: 1,34 euro al litro la benzina, 1,21 euro il gasolio. Le ragioni, spiega Murano, sono molteplici: il sistema di tassazione applicato, la politica energetica del Paese, il suo modello di business. Ma un fattore rilevante «naturale» è certamente anche la dimensione estremamente contenuta dell’isola: con un’ottantina di distributori in tutto sul territorio, i costi di distribuzione del carburante sono irrisori. L’Italia ha caratteristiche evidentemente diverse, e deve pensare al rifornimento di 59 milioni di abitanti distribuiti su un territorio di tutt’altra forma e taglia, comprese le due isole. Ma il tema del numero di stazioni di servizio si pone eccome.

Le 22mila stazioni di servizio e la «sforbiciata» possibile

Davvero, chiede a voce alta Murano, all’Italia servono 22mila distributori di carburante, coi costi del caso per raggiungerli? «22.000 impianti, dei quali migliaia vendono meno di 300.000 litri l’anno, qualche domanda la pone. O questi impianti riescono a sopravvivere applicando margini molto superiori a quelli medi di cui parlavamo prima oppure bisogna interrogarsi sull’esistenza di fenomeni di illegalità. E le stesse attività della Guardia di finanza hanno più volte evidenziato l’esistenza di un mercato illecito dei carburanti. Pure in questi giorni abbiamo letto di indagini su prodotti provenienti da alcuni Paesi dell’Est», fa notare il presidente Unem. Cattivi pensieri a parte, il tema si pone e secondo Murano un intervento sulla rete potrebbe portare benefici promettenti sui costi del carburante, e pure in tempi brevi. Secondo lui, stante l’impossibilità per lo Stato di rinunciare ai ghiotti introiti che provengono da accise e Iva, «sforbiciare» il numero di distributori è la strada maestra.

Quanto si potrebbe risparmiare tagliando i distributori

Il primo intervento per abbassare i costi alla pompa? «Un intervento che renda la rete distributiva più moderna ed efficiente – dice Murano al Corriere dell’Umbria – Sarebbe la soluzione capace di produrre un miglioramento relativamente immediato, senza dover affrontare tempi molto lunghi prima di vederne gli effetti». Anche per uscire dal dibattito scivoloso sugli extraprofitti, il leader dei petrolieri italiani propone un vero e proprio piano d’azione su questo tema: «La mia ambizione è lavorare affinché l’Italia abbia una rete moderna ed efficiente, superando alcuni modelli ormai datati e semplificandone altri. Una razionalizzazione di questo tipo potrebbe plausibilmente produrre un risparmio nell’ordine di 5-10 centesimi al litro». Provare per credere.

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