Caldo record e aule roventi, l’appello dei medici: «Rinviare l’inizio della scuola». La proposta per il Sud

Dopo genitori, insegnanti e sindacati, anche i medici dell’ambiente lanciano l’allarme sulle temperature estreme attese con la sesta ondata di calore, che rischia di trasformare le aule in ambienti roventi, mettendo a rischio il benessere e la salute di studenti e personale scolastico. A sollevare la questione è la Società italiana di medicina ambientale (Sima), che chiede di posticipare l’inizio del nuovo anno scolastico, previsto, seppur con date diverse a seconda delle Regioni, a partire dalla prossima settimana. Secondo Sima, i cambiamenti climatici che stanno interessando l’Italia «rendono necessarie nuove misure anche nel settore scolastico».
A oggi, infatti, solo l’11% degli istituti scolastici dispone di sistemi di climatizzazione, peraltro destinati principalmente agli uffici amministrativi. Nelle aule, invece, si ricorre prevalentemente ai ventilatori, strumenti che, secondo gli esperti, non sarebbero sufficienti a garantire condizioni di temperatura adeguate. Nei giorni scorsi, il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara – che non intende modificare il calendario scolastico – ha annunciato lo stanziamento di 20 milioni di euro agli istituti per l’acquisto di apparecchi e dispositivi di raffrescamento. Una cifra che, secondo alcuni sindaci, non sarebbe tuttavia sufficiente a fronteggiare il problema.
Mancamenti tra gli studenti e CO2 in classe: i rischi segnalati dai medici
Le aule italiane sono «generalmente affollate, surriscaldate e scarsamente ventilate, con conseguenti possibili aumenti di anidride carbonica (CO2), causa di diversi problemi quando le sue concentrazioni superano il valore di 1.500 parti per milione – spiega Alessandro Miani, presidente Sima – Non a caso lo scorso anno si sono registrati mancamenti e malori tra gli studenti specie del sud Italia in tutto il mese di settembre, dovuti al caldo eccessivo nelle classi. Il fenomeno delle ondate di calore sempre più frequenti a causa dei cambiamenti climatici, con possibilità del protrarsi di temperature fino a 36 gradi centigradi fino al mese di ottobre, non può essere trascurato o peggio ignorato», sottolinea Miani.
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Scuole chiuse fino all’equinozio di autunno
Per Miani, «bisogna ragionare sulla possibilità di lasciare chiuse le scuole al Sud Italia fino all’equinozio di autunno, che cade tra il 21 e il 23 settembre, allo scopo di tutelare il benessere psico-fisico degli alunni, spostando l’attenzione sul benessere in aula e in particolare sul microclima e sulla qualità dell’aria indoor. Senza contare che differenziare l’avvio dell’anno scolastico consentirebbe di sostenere l’economia del turismo di fine stagione al Sud», conclude.
Foto copertina: PEXELS/RDNE

