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Bernardini De Pace: «Anche le donne possono esser violente. Spesso non ci si separa per i soldi, per paura della solitudine e per il cane»

08 Settembre 2026 - 13:02 Alba Romano
bernardini de pace
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L'avvocato e il mondo delle separazioni: «Ho ottenuto dal Tribunale due allontanamenti di mogli che maltrattavano marito e figli. La violenza non cambia natura secondo chi la fa»
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L’amore può finire, ma lasciarsi resta un’impresa tutt’altro che semplice. A spiegare cosa trattiene davvero le coppie dallo scoppiare è Annamaria Bernardini de Pace, una delle più note matrimonialiste italiane, che non ha dubbi neppure sul proprio titolo: «Avvocato», risponde subito al Corriere della Sera.

«Perché non si divorzia? Il giudizio, la solitudine, i figli e perfino il cane»

Alla base della fine di un legame c’è quasi sempre la sfera intima: «Il sesso — quello che non si fa più o quello cercato altrove — spesso spiega la fine di una coppia. A impedire la separazione è tutto ciò che viene dopo». A bloccare le decisioni sono soprattutto i condizionamenti esterni: «I figli, il giudizio dei genitori, la solitudine. E quanto si rischia di perdere. Talvolta persino il cane». L’animale domestico, infatti, diventa non di rado un’arma di ricatto: «C’è chi teme di non vederlo più perché è intestato al coniuge. Devo regolare anche quello: va con i figli oppure si stabiliscono i giorni. Ci si tiene il cane per far male».

Il motivo principale dei non divorzi: quello economico

L’ostacolo più grande, tuttavia, rimane quello economico. «Un’altra casa, due bollette, la vita da ricostruire. Molti preferiscono rovinarsela pur di non pagare il costo del cambiamento. Si tengono il marito violento, la moglie che dilapida». Una dinamica che l’avvocato conosce anche per esperienza personale. Quando decise di separarsi dal marito, dovette ripartire da zero: «Mio marito mi disse: “Se ti sposo, all’università non ci vai più. Sei bella e sono geloso”. Quando l’amore finì, ripresi gli studi. Mi laureai in due anni vendendo i vestiti ricevuti dalla mia famiglia. Avevo un milione di lire; l’affitto ne costava 900mila. Mi separai». La riconquista dell’indipendenza passò da grossi sacrifici: «Scrivevo tesi. Con le mamme della scuola ci dividevamo la spesa ai mercati. Poi Montanelli cominciò a pagarmi 350 mila lire ad articolo. Per cinque anni niente parrucchiere né abiti: indossavo le giacche di Valentino di papà».

È proprio in questo percorso che risiede il senso della vera emancipazione: «L’autonomia economica lo è. Se non puoi mantenerti, non sei davvero libera. Ma quando una coppia non può pagare due case, bisogna inventare una soluzione». La ricetta proposta per chi non ha le risorse economiche per dividersi è pragmatica: «La chiamo “separazione non separati”: si resta sotto lo stesso tetto, ma un accordo stabilisce spese, turni con i figli, sere libere, divieto di controllarsi il telefono. E libertà sessuale».

«Anche le donne possono esser violente»

Sulla questione della violenza coniugale, Bernardini de Pace rifiuta gli stereotipi di genere: «No. Anche le donne possono essere violente: manipolano, perseguitano, controllano. Ho ottenuto dal Tribunale due allontanamenti di mogli che maltrattavano marito e figli. La violenza non cambia natura secondo chi la fa». E per quanto riguarda gli abusi invisibili, quelli emotivi, sottolinea il lavoro pionieristico svolto nelle aule di tribunale: «Ricostruendo una trama, episodio dopo episodio. Frasi, minacce e umiliazioni compongono un sistema di sopraffazione. Nel 1986 ottenni la prima sentenza italiana che riconobbe la violenza psicologica in famiglia».

Spesso a frenare le denunce non c’è solo la paura del partner, ma anche il peso sociale e familiare: «A volte i genitori. Più donne rinunciano a un amore importante pur di non sentirsi dire: “Non sei stata capace neppure di tenerti un marito”. La vergogna può essere più forte dell’infelicità».

Anche chi non ha problemi di denaro incontra ostacoli psicologici nell’affrontare la fine di un’unione: «Resta il timore di restare sole. Ho una cliente che quasi mantiene il marito, eppure non lo lascia: si vergogna di andare al ristorante senza un uomo. Io ci vado da sola, leggo il giornale. Essere sole significa anche poter avere tutti gli amanti che si vogliono».

Infine, l’attenzione si sposta sulle diverse reazioni al tradimento e sulle forme di controllo moderno: «Sì. Alcune convincono il marito ad attivare il riconoscimento facciale, poi di notte gli avvicinano il telefono al viso e lo aprono. Gli uomini si credono troppo in gamba per essere traditi». Ma la conclusione dell’avvocato è un monito contro la paranoia di coppia: «Spesso sì. Ma vivere controllando è una vita orrenda».