Torino, Glovo condannata ad assumere il rider: «Anche l’attesa dell’ordine va pagata»

Il tempo che il rider trascorre in attesa degli ordini è effettivo orario lavorativo e perciò deve essere retribuito. Lo ha stabilito il Tribunale del Lavoro di Torino in una sentenza dell’8 settembre con cui ha riconosciuto che un rider, licenziato da Glovo, fosse a tutti gli effetti un dipendente e che quel rapporto di lavoro fosse a tempo pieno e indeterminato. Il giudice inoltre ha annullato il licenziamento e disposto la reintegra.
Come il rider ha vinto in tribunale
L’azienda aveva contestato al rider di aver accettato alcuni ordini senza effettuare le consegne e senza chiederne la riassegnazione. Secondo i giudici però, questa ricostruzione non trova riscontro nella documentazione prodotta dalla società. Dagli atti risulta infatti che pochi minuti dopo l’accettazione degli ordini il rider comunicava le riassegnazioni.
Al rider spettano anche le differenze retributive maturate dal primo ottobre 2024, data in cui è iniziato il rapporto di lavoro. Queste devono tenere conto anche del tempo impiegato ad aspettare gli ordini, dal momento in cui il rider effettua il login sulla piattaforma che gestisce gli incarichi tramite algoritmo.
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Una sentenza storica per i rider
Poche settimane fa il Tribunale del lavoro di Torino aveva condannato Glovo anche per le condizioni di sicurezza in cui operano i rider, ritenute inadeguate. E proprio su quest’ultima sentenza l’Usb, l’Unione Sindacale di Base, che ha difeso il rider durante il processo, punta per renderla un punto di non ritorno per tutto il settore. Per questo il sindacato intende presentarla alla Commissione Lavoro alla Camera dei deputati. «La politica deve riconoscere quello che la magistratura sta sempre più affermando – spiegano all’Usb – e non è accettabile che ogni rider debba fare causa per vedersi riconosciuti diritti che devono valere per tutti».

