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Inchiesta Occhi Spaccanti: «Così Monzino ha rubato l’audio a Ceretti per ricattare Bova»

10 Settembre 2026 - 06:49 Alba Romano
raoul bova occhi spaccanti martina ceretti monzino
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La conclusione dell'inchiesta e le accuse di tentata estorsione e violazione della corrispondenza
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È stato Federico Monzino a dare a Fabrizio Corona il messaggio audio di Raoul Bova in cui definiva «spaccanti» gli occhi di Martina Ceretti. E ora il manager rischia il processo per tentata estorsione, violazione della corrispondenza privata e successiva rivelazione della stessa. Mentre le posizioni di Ceretti e Catherine Salcedo Martinez vanno verso l’archiviazione: era ignare del piano dell’amico. L’inchiesta sui vocali dell’attore finiti dentro Falsissimo dice che chi li ha mandati a Corona è la stessa persona che li ha poi utilizzati per tentare l’estorsione a Bova. Tramite messaggi inviati da un’utenza spagnola di Martinez, 23enne brasiliana amica di Monzino.

L’inchiesta Occhi Spaccanti

L’indagine di cui parla oggi Il Messaggero ha rivelato l’intreccio insieme ai messaggi mandati da Ceretti a Bova. Secondo l’accusa, l’indagato avrebbe «videoregistrato» le conversazioni tra la modella e l’attore il 5 luglio 2025 «per eseguire la tentata estorsione». Poi il 9 luglio le avrebbe rivelate a Corona «per la successiva pubblicazione». Infine, a partire dal 10 luglio – giorno in cui chiede all’amica Ceretti in numero di Bova – avrebbe messo in atto il tentativo di estorsione. Contattando prima l’agente di dell’attore con un profilo Instagram finto, poi lo stesso Bova il giorno seguente dal numero whatsapp della 23enne brasiliana.

Monzino, Ceretti e Bova

Il 22 luglio Monzino ha anche indotto Ceretti a contattare Bova con «ulteriori messaggi dal contenuto estorsivo, paventando la possibilità di un compromesso da raggiungere». Ma quel giorno è anche la data in cui, racconterà Ceretti agli inquirenti, «Monzino mi parla della richiesta di denaro fatta a Bova». Nella conversazione «Ceretti indica chiaramente che l’estorsore è un suo amico: “Vorrei difendere te e il mio amico”». E ancora: «Penso che chiunque sia stato l’abbia fatto in un momento di estrema fragilità, senza rendersi conto delle conseguenze». L’indagato aveva anche creato un contesto di pressione e sopraffazione nei confronti della giovane.

La ricostruzione

«Sono di buona famiglia, anzi ottima, mi hanno tagliato i viveri», avrebbe anche scritto Monzino dal contatto spagnolo durante la tentata estorsione a Bova. E ancora: «Però ho anche bisogno economicamente». I messaggi erano scritti in un italiano perfetto, lingua che la 23enne capisce ma non parla bene. Di qui la conclusione che Monzino si sia servito del suo telefono, senza che la ragazza sapesse lo scopo di quei messaggi.

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