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Domenico e il cuore “bruciato”, la perizia del Gip sul trapianto: «Perché con il Berlin heart si salvava: errori anche a Bolzano»

11 Settembre 2026 - 14:24 Giovanni Ruggiero
Domenico Caliendo
Domenico Caliendo
Il contenitore termico di vecchio tipo per trasportare il cuore da Bolzano a Napoli, la strumentazione utilizzata e il tempo perso. Cosa dicono i periti incaricati dal gip napoletano sul caso del piccolo Domenico Caliendo, morto il 23 dicembre 2025 dopo il trapianto falito al Monaldi
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La maxi perizia disposta dal gip di Napoli Mariano Sorrentino individua con chiarezza il nodo che ha compromesso le possibilità di sopravvivenza di Domenico Caliendo, il bambino morto dopo il trapianto di cuore eseguito al Monaldi il 23 dicembre 2025. Secondo la ricostruzione riportata da Il Mattino sulle quasi 600 pagine di perizia, i tre consulenti nominati dalla Procura Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini, sostengono che collegare il piccolo paziente all’ecmo invece che al cuore artificiale Berlin Heart ha rappresentato la criticità decisiva.

Cosa non ha funzionato nel trasporto del cuore da Bolzano

I periti concentrano parte dei rilievi sulla fase precedente al trapianto, quella del trasferimento dell’organo donato da Bolzano a Napoli. Viene contestata anzitutto la scelta di usare un contenitore di vecchio tipo, anziché uno di nuova generazione, per il corredo di materiali destinato al prelievo. Le responsabilità più pesanti però ricadono sulla capo reparto dell’ospedale San Maurizio di Bolzano, insieme a un’infermiera e a un’operatrice sociosanitaria, per la fornitura di ghiaccio secco che avrebbe danneggiato irrimediabilmente il cuore donato. Un rilievo riguarda anche la chirurga Gabriella Farina, che avrebbe dovuto controllare il contenitore e la quantità di ghiaccio secco ricevuti durante il trasporto.

Perché Oppido e Bergonzoni sono stati scagionati sull’esecuzione del trapianto

A Napoli, invece, i consulenti non muovono alcuna contestazione. L’espianto trapianto avviene quando né l’équipe in arrivo da Bolzano né gli infermieri hanno ancora segnalato che il cuore è inutilizzabile: per questo il chirurgo Guido Oppido e la sua vice Emma Bergonzoni vengono scagionati sull’esecuzione dell’intervento. Secondo la perizia i due medici hanno agito secondo le procedure e le «leggi dell’arte», in assenza di qualunque segnale d’allarme interno alla sala operatoria sulle reali condizioni dell’organo arrivato al Monaldi.

Cosa si contesta a Oppido dopo l’intervento

I rilievi tornano a pesare su Oppido per le scelte compiute dopo il trapianto, quando il cuore era già danneggiato dal ghiaccio. I periti criticano la decisione di non ricorrere al Berlin Heart e di procedere invece con un collegamento prolungato all’ecmo. Scrivono i tre consulenti: «Deve altresì rilevarsi che il VAD, Berlin Heart EXCOR, quale supporto al circolo durevole, avrebbe consentito di preservare e/o ristabilire la funzionalità d’organo rendendo, quindi, il paziente potenzialmente candidabile a un ritrapianto per un tempo superiore rispetto a quello garantito dall’ecmo». Aggiungono che il dispositivo avrebbe permesso di mantenere più a lungo condizioni idonee a un secondo intervento, in attesa di un nuovo organo. Lo stesso concetto viene ripreso dall’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, che all’Ansa spiega: se Domenico fosse stato collegato al Berlin Heart entro 72 ore, sarebbe stato ritrapiantabile con una percentuale di riuscita di oltre il 70%, motivo per cui chiede alla Procura di valutare la contestazione di omicidio volontario al posto di quello colposo.

Cosa dicono le difese e la famiglia di Domenico

Per la dottoressa Bergonzoni, che rischia una sospensione dalla professione di sette mesi, la perizia sembra rappresentare una svolta favorevole. Il suo legale, il professor Enzo Maiello, dichiara: «Prendiamo atto delle conclusioni della perizia che esclude ogni responsabilità della dottoressa Bergonzoni nella fase operatoria in cui ha svolto un ruolo». Diversa la posizione della famiglia: i genitori di Domenico, assistiti dall’avvocato Petruzzi, erano in aula e hanno chiesto giustizia, promettendo di «guardare negli occhi i responsabili della morte di Domenico». Gli avvocati di Oppido, Vittorio Manes e Alfredo Sorge, insistono invece sui tempi della procedura: anche ammettendo l’avvio della cardiectomia prima dell’arrivo del cuore in sala, circostanza che comunque contestano sulla base di prove documentali, sostengono che non si potrebbe muovere alcuna censura al chirurgo.

Quando si torna in aula: le prossime tappe dell’inchiesta

Il gip Sorrentino ha fissato per il 12 e 13 novembre l’esame e il controesame sull’incidente probatorio, riferisce l’Ansa. Domenico, un bambino di quasi due anni e mezzo, è morto il 21 febbraio scorso, circa due mesi dopo il trapianto eseguito il 23 dicembre 2025. Sul caso risultano indagati sette medici dalla Procura partenopea, chiamati a rispondere delle scelte compiute prima, durante e dopo l’intervento che ha coinvolto gli ospedali di Bolzano e Napoli.