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«Non vado con chi non aiuta l’Ucraina», Meloni e l’avviso a Salvini prima del voto. La risposta a Vannacci sui video con l’AI: cosa l’ha ferita di più

12 Settembre 2026 - 11:14 Giulia Norvegno
Giorgia Meloni
Giorgia Meloni
Nella lunga intervista al direttore del Foglio, la premier racconta della sensazione di «nuotare nella colla» in certi giorni degli ultimi anni passati al governo. Il rapporto con Trump e perché non è d'accordo con Draghi sul futuro dell'Ue
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Intervistata da Claudio Cerasa per Il Foglio, Giorgia Meloni ha risposto a chi ipotizza convergenze politiche con forze contrarie alla difesa militare di Kiev, un tema che negli ultimi mesi ha diviso tanto la Lega quanto l’area guidata da Roberto Vannacci. Parlando di sé in terza persona, la premier ha spiegato che non è disposta «a fare il contrario di quello che ha fatto finora, o di quello in cui crede, per calcolo politico o elettorale». Ha poi aggiunto di considerarsi «una persona seria», precisando di non essere «buona per tutte le stagioni»: chi cerca un capo del governo pronto a cambiare linea in base agli appoggi parlamentari, ha chiarito, deve guardare altrove, lasciando intendere di sapere già a chi si riferisce per esperienza diretta.

La frecciata di Meloni a Vannacci: «il Mago di Oz»

Cerasa ha anche chiesto alla premier di associare un film, un libro o una serie tv a ciascun leader di partito, esercizio che Meloni dice di aver già proposto in passato durante gli eventi di Atreju. A Conte e Schlein suggerisce Una poltrona per due, a Renzi Ritorno al futuro per «la nostalgia degli anni che furono», a Calenda L’ultimo dei Mohicani per la sua opposizione agli estremismi di sinistra. Il passaggio più tagliente riguarda Vannacci, a cui la premier associa Il Mago di Oz: un riferimento ai video generati con l’intelligenza artificiale che lo ritraggono come un condottiero muscoloso, immagine che secondo Meloni ricorda proprio l’uomo dietro il grande schermo del film. Per Tajani e Salvini, invece, la scelta cade su Stranger Things, descritta come una «comitiva all’apparenza improbabile» impegnata in una battaglia più grande di lei.

Perché Meloni non è d’accordo con Draghi sul futuro dell’Ue

Rispondendo a una domanda sulla proposta di Mario Draghi di un’Europa più federale, Meloni riconosce che il meccanismo di funzionamento dell’Unione si è dimostrato inadeguato di fronte alle sfide attuali, ma respinge la ricetta indicata dall’ex presidente della Bce. La premier dice di non condividere né il superamento dell’unanimità né la creazione di un’Europa federale che assorba la sovranità degli stati nazionali. Insieme alla famiglia dei conservatori europei, sostiene invece un modello confederale in cui i paesi membri mantengano ampia autonomia, ma collaborino in modo più efficace sui dossier strategici. Una linea che a suo dire sta guadagnando consenso anche fra gli Stati che oggi chiedono il ricorso alla cooperazione rafforzata.

Cosa pensa Meloni dell’ascesa dell’AfD in Germania

Alla domanda su AfD, la premier osserva che da anni in Europa crescono movimenti concentrati sulla difesa dell’identità nazionale, sul contrasto all’immigrazione illegale e sul timore di un’islamizzazione del continente. Secondo Meloni, la reazione tipica dell’establishment, isolare questi partiti con dei «cordoni sanitari», si è rivelata una strategia fallimentare. Funziona invece ascoltare le istanze degli elettori e offrire risposte concrete, come starebbe facendo il centrodestra italiano su immigrazione, confini, sicurezza e lavoro. Per la premier il contesto politico italiano resta comunque «radicalmente diverso» da quello tedesco.

Il rapporto complicato con Trump

«Il rapporto complicato con Trump ha rafforzato l’atlantismo europeo o ha semplicemente costretto il continente a fare i conti con la propria dipendenza dagli Stati Uniti?» chiede Cerasa. La premier mantiene diplomazia, spiegando che nei primi mesi della seconda presidenza Trump si sono registrate «reazioni scomposte dovute ad avversità ideologica, ancora prima che iniziassero le divergenze». Pensare di poter fare tutto da soli e da subito, dopo anni di politiche europee sbagliate che hanno aumentato «le nostre dipendenze strategiche, dalla difesa all’energia, dalla tecnologia alle materie prime critiche», era ed è un approccio «velleitario». La linea resta, spiega Meloni, che «dobbiamo continuare a credere nella nostra alleanza transatlantica, che custodisce i valori della nostra civiltà occidentale, e che ha un valore a prescindere da chi siede alla Casa Bianca».

Il passo successivo riguarda però l’Europa stessa, che deve «rafforzare il pilastro europeo di questa alleanza – aggiunge Meloni – sviluppando i nostri sistemi di difesa integrati nella Nato, costruendo catene del valore affidabili», partendo dalle produzioni continentali e integrandole con componentistica proveniente da Paesi amici quando l’autosufficienza totale non è praticabile. La sintesi tiene insieme due piani distinti, da un lato «un orizzonte culturale e geopolitico ben chiaro, l’Occidente», dall’altro «un sano pragmatismo che ci consenta di realizzare soluzioni europee efficaci per sostenere la competitività ed evitare la deindustrializzazione dell’Europa».

La critica che «più l’ha ferita» negli anni al governo

«Ho scelto di fare politica a destra, alle critiche sono più che abituata», dice la premier alla domanda del direttore del Foglio su quale sia stata la critica che l’ha ferita di più in questi anni: «Le critiche però non le ignoro, perché possono spingerti a migliorare. Certo, in questi anni sono stata accusata di tutto, anche di avere le mani sporche di sangue e di essere responsabile della morte di una bambina non vaccinata. Credo siano accuse che qualificano soprattutto chi le formula. E, in ogni caso, ho le spalle larghe. Mi ha fatto male, invece, vedere le persone che mi vogliono bene attaccate o insultate solo per colpire me»

«Se c’è una critica che mi ha fatto riflettere – continua la premier – è quando mi è stato detto: “Vedi, ora che sei a Palazzo Chigi ti rendi conto di quanto sia difficile governare la Nazione”. È verissimo perché, come ho detto, ci sono stati giorni in cui mi è parso di nuotare nella colla. Ci sono migliaia di ostacoli che da fuori non vedi, che fanno sembrare ogni cosa molto più facile di quanto lo sia in realtà».