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L’aiuto a Lavitola da Report: il sospetto sull’inchiesta bloccata. Su Ranucci indaga anche la sua ex redazione: il caso dell’acquisto del ristorante Cefalù

12 Settembre 2026 - 06:14 Giovanni Ruggiero
Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola
Sigfrido Ranucci e Valter Lavitola
C'è almeno un'inchiesta di Report mai andata in onda, per ragioni mai chiarite anche a chi ci ha lavorato, racconta il Giornale. E cresce il sospetto che quel lavoro avrebbe avuto un ruolo per facilitare l'acquisto dei muri del ristorante del faccendiere «amico fraterno» dell'ex conduttore di Report
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Tra i servizi mai trasmessi da Report ci sarebbe un’inchiesta su Banca Progetto. Perché quel lavoro è rimasto nel cassetto da Sigfrido Ranucci non sarebbe stato spiegato nemmeno a chi ci aveva lavorato, come racconta Pasquale Napolitano sul Giornale. Banca Progetto è finito al centro di uno dei casi più delicati del sistema creditizio italiano, tanto che il 24 ottobre 2024 il Tribunale di Milano, su richiesta della Procura e della Direzione distrettuale antimafia, ha disposto la nomina di un amministratore giudiziario. Il provvedimento riguarderebbe circa 10 milioni di euro di finanziamenti coperti da garanzia statale e concessi a società riconducibili alla criminalità organizzata; secondo quanto la stessa Banca d’Italia avrebbe poi ricostruito davanti alla Commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema bancario, alla base ci sarebbero state «gravi carenze» nei controlli sul credito.

Il ruolo di mediatore di Ranucci nell’affare del ristorante Cefalù

Sempre secondo Il Giornale, a collegare la vicenda Banca Progetto al caso Ranucci sarebbe il nome di Antonio Pulcini, presente su due piani distinti: da un lato la rete di rapporti finita sotto la lente della magistratura, dall’altro un legame personale con il giornalista, riconducibile al Cefalù Bistrot, il ristorante di Valter Lavitola, l’«amico fraterno» di Ranucci in carcere come mandante dell’attentato a ottobre 2025 fuori casa sua a Pomezia. Come riporta il Giornale, Pulcini avrebbe confermato un incontro con Ranucci legato proprio alle mura del locale, e il conduttore si sarebbe mosso come mediatore per favorire l’accordo che avrebbe permesso a Lavitola di arrivare all’acquisto dell’immobile. Dopo uno dei tanti pranzi tra i tre, sarebbe arrivata una proposta economica da 490mila euro tra debiti pregressi e rate, confermata da una mail che lo stesso Pulcini avrebbe inviato a Lavitola il 28 marzo 2024: «Buongiorno, vorrei conferma su questi pagamenti». Sulla vicenda si è soffermato anche Giacomo Amadori su Libero, secondo cui l’avvocato di Natalia Potenza, ex compagna di Lavitola, sostiene che sia stato Ranucci in persona a intervenire nella trattativa per le mura del Cefalù, di proprietà della romana Paola Rizzo, usando un’inchiesta di Report per fare pressioni su un possibile intermediario.

Cosa potrebbe chiarire Natalia Potenza ai magistrati

Il dubbio sollevato dal Giornale a questo punto è se nei colloqui tra Ranucci e Pulcini sia mai entrata anche Banca Progetto, e se esista un collegamento tra quelle interlocuzioni e la scelta di non mandare in onda il servizio. A sciogliere il dubbio potrebbe essere proprio Natalia Potenza, attesa in Procura dal pm Edoardo De Santis. La donna, come racconta Amadori su Libero, è attesa oggi in procura dopo aver messo a punto un memoriale di almeno 180 pagine, sintesi di decine di documenti scaricati dal computer che condivideva con Lavitola, circa 1.200 pagine setacciate dal giorno prima con il suo legale Giuseppe Cavallaro.

Report prepara una puntata sulla vicenda di Ranucci

A voler fare luce su tutta la vicenda Ranucci-Lavitola sempre più intricata e fumosa ci sarebbe anche la redazione che lo stesso giornalista ha dovuto lasciare, con tanto di scatoloni mostrati sui social. Come scrive Massimo Sanvito su Libero, il nuovo corso del programma, in onda dall’8 novembre, racconterebbe tutto quanto accaduto dall’attentato a Ranucci in avanti. Paolo Mondani, uno degli inviati di punta, avrebbe contattato l’avvocato Cavallaro per sondare la disponibilità a parlare della stessa Potenza. Interpellato da Libero, Mondani però non avrebbe risposto.

La redazione di Report spaccata dopo l’addio di Ranucci

Il fermento interno, sempre secondo Libero, viene da lontano. Visto che già a fine agosto la redazione del programma si era divisa a metà, tra chi voleva un sostegno pieno a Ranucci, un gruppo di inviati storici come Giorgio Mottola, Giulia Innocenzi e lo stesso Mondani, e chi difendeva l’indipendenza della trasmissione pur chiedendo «una conduzione a più voci» senza più «uomini soli al comando». Pochi giorni dopo, in un’intervista a Repubblica, Mondani aveva definito «inopportuno» il rapporto tra Ranucci e Lavitola, dicendosi pronto a lasciare Report «se restano queste le condizioni» e parlando di un «secondo editto bulgaro» attribuito a un governo di destra. Alla fine gli inviati sono rimasti tutti al loro posto, in attesa di scoprire cosa racconterà davvero la prima puntata.