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«Ho ucciso la mia compagna e mia figlia ma adesso sono cambiato»

11 Settembre 2026 - 08:38 Alba Romano
ELISABETTA LEDER ARIANNA FAHD BOUICHOU
ELISABETTA LEDER ARIANNA FAHD BOUICHOU
Nel 2009 Fahd Bouichou ha accoltellato e sgozzato Elisabetta Leder e Arianna, 22 mesi. Da 17 anni è in carcere. Ma esce per svolgere un'attività lavorativa. Entro il 2026 potrebbe avere la semilibertà
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Elisabetta Leder, 36 anni, e la figlia di 22 mesi Arianna vennero uccise a coltellate da Fahd Bouichou il 24 febbraio 2009 nella loro casa a Castagnole di Paese. Le due vittime furono trovate sgozzate in casa. Secondo il pm Bouichou «uccise seguendo un rito berbero, secondo cui se la donna commette una colpa, l’uomo può uccidere tutta la discendenza femminile». La sentenza del tribunale nell’aprile 2010: ergastolo e due anni di isolamento diurno. Non venne riconosciuta l’aggravante della premeditazione.

Il 44enne potrebbe beneficiare presto della semilibertà. E oggi al Gazzettino dice: «Ho pensato tante volte di andare a mettere un fiore in cimitero, ma non ho il coraggio. Mi sono pentito subito di quello che ho fatto, ma le scuse non servono a nulla: so che il dolore che ho provocato non si potrà mai cancellare. E’ giusto che io paghi per quello che ho fatto. Chiedere perdono? Nessuna mia parola riporterà in vita Elisabetta e Arianna».

La storia

Da 17 anni l’uomo è dietro le sbarre. Ha ucciso l’ex compagna e la figlia con un coltello da cucina nell’abitazione in provincia di Treviso. Da mesi è entrato nel programma di recupero definito dalla legge sull’ordinamento penitenziario (ex articolo 21, concesso dal direttore del carcere d’intesa con il magistrato di sorveglianza). Esce dal Due Palazzi di Padova per svolgere un’attività lavorativa per rieducazione e per il futuro reinserimento sociale. Entro la fine del 2026 potrebbe aver la concessione della semilibertà avendo scontato due terzi della pena. Fahd Bouichou ha ucciso Leder perché aveva deciso di lasciarlo. Lo aveva anche denunciato per maltrattamenti e lesioni. Dopo il duplice omicidio l’allora 27enne cittadino marocchina venne arrestato due giorni più tardi a Cosina dalla polizia slovena mentre tentava la fuga a piedi oltre il confine di Stato.

Vendetta matrilineare

Secondo la Cassazione fu un duplice reato di femminicidio: lui le uccise perché non accettava la separazione. In carcere disse subito: «Sì, le ho uccise io, scusatemi». Durante il processo emerse che pensava di essere stato lasciato e tradito da Elisabetta. Per questo ha punito lei e la loro figlia con la cosiddetta «vendetta matrilineare». «È profondamente cambiato», dice al quotidiano il suo legale. «Ha conseguito il diploma alberghiero dopo aver lavorato per anni nella pasticceria del carcere e aver partecipato alla redazione del giornalino del penitenziario. Con il massimo rispetto per le vittime e per i loro familiari, Bouichou può essere considerato come un esempio di come le strutture penitenziarie siano in grado di garantire la rieducazione di soggetti che si sono macchiati di delitti efferati, come in questo caso».

Le prime parole

«Sto scontando la mia pena come è giusto che sia. Ho accettato la condanna che mi è stata inflitta per quel delitto atroce. Se potessi tornare indietro non farei nulla di quello che ho fatto. Ho fatto una cosa orribile, ma so che nessuna parola può più riportare in vita Elisabetta e la piccola Arianna», dice invece lui. «Non ha mai avuto un provvedimento disciplinare, e non ha mai creato problemi in carcere» precisa il legale. E nel prossimo futuro avrà la possibilità di tornare semilibero: «Nella fabbrica in cui lavora è ben voluto da tutti. Quando avrà finito di scontare la pena, non sarà più un pericolo», conclude il legale.

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