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“Libera la Lazio”: Bisignani, il complotto contro Lotito e le fake news sulle offerte per la società

16 Settembre 2026 - 06:38 Alessandro D’Amato
claudio lotito complotto vendita lazio luigi bisignani
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L'indagine e il precedente del 2006: tutti assolti. Le false notizie su JP Morgan pronta a rilevare i biancocelesti e il ruolo di Stefano Greco
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Sette indagati e un sottile senso di dejà-vù. L’indagine sul complotto ai danni di Claudio Lotito per costringerlo a vendere la Lazio non è un’accusa nuova. Nel 2006 gli Irriducibili tentarono di mettere al suo posto Giorgio Chinaglia e finirono accusati allo stesso modo: alla fine furono tutti assolti. Stavolta nei guai finiscono il faccendiere ed ex giornalista Luigi Bisignani e il presidente e l’ad della Banca del Fucino Mauro Masi e Francesco Maiolini. Ma Federico Palmaroli, vignettista satirico, in arte Osho, uno dei tifosi laziali vip che a gennaio firmarono la petizione per chiedere a Lotito di passare la mano, dice al Corriere che «il nostro è solo un movimento d’opinione, la protesta è legata al modo in cui Lotito ha sempre trattato la storia della Lazio e noi tifosi».

“Libera la Lazio”

L’ordinanza che ha deciso la perquisizione nei confronti dei tre primi indagati formula l’accusa di aggiotaggio. Con diffusione di false notizie su offerte al padrone per vendere i biancocelesti. La Repubblica segnala che nelle carte ci sono Stefano Greco, direttore responsabile di Millenovecento, testata online riconducibile ai tifosi biancocelesti. Attraverso indiscrezioni sotto forma di post sui social media così sarebbe stata alimentata una narrazione su offerte di gruppi stranieri pronti a comprare la S.S. Lazio. Per la procura sono «pseudonotizie» destinate anche a «orientare una protesta delle tifoserie della Lazio contro Lotito».

I manifesti

Anche i manifesti che annunciavano il boicottaggio alle urne di Forza Italia in caso di nuova candidatura di Lotito sono sotto la lente degli investigatori. Seguendo le tracce della stampa i carabinieri sono arrivati fino a una tipografia di Marino. Poi c’è il ruolo di Maiolini. Secondo la procura alcune delle attività di denigrazione e diffusione sui social contro Lotito sarebbero state finanziate «in tutto o in parte» proprio dall’ad della più antica banca privata di Roma. Così come sarebbe una bufala la storia dell’offerta di 450 milioni di JP Morgan per comprare la Lazio ventilata dal faccendiere Bisignani.

Il ruolo di Bisignani

Secondo l’indagine proprio Bisignani avrebbe suggerito a Lotito di affidarsi a «Masi e Maiolini della Banca del Fucino». Nelle carte ci sono tre date: 31 maggio, primo giugno, 11 giugno. Corrispondono con telefonate e tentativi di chiamata tra Masolini e Bisignani «esattamente» in corrispondenza della preparazione e della pubblicazione degli articoli. Il 9 e il 19 giugno Stefano Greco annuncia «Gli ultimi giorni dell’era Lotito!» e poi «Habemus Papam! Anzi, due…» su Millenovecento. Masi, Maiolini e Bisignani partecipano anche alle manifestazioni dei tifosi contro il patron biancoceleste. «Legittime», puntualizzano i magistrati.

Il fondo del Qatar, il gruppo estero

l’inchiesta coordinata dall’aggiunto Giuseppe Cascini e dai pm Lucia Lotti e Lorenzo Del Giudice ricorda anche le voci sul gruppo estero e il fondo del Qatar pronti a rilevare le quote, con Lotito dipinto come sulle barricate per non vendere. Masi nel frattempo respinge le accuse: «Sono infondate. Il mio avvocato Fabio Lattanzi è pronto a denunciare per calunnia». L’indagine è cominciata due anni fa, quando davanti alla Giunta per le immunità Lotito chiese l’autorizzazione di Palazzo Madama per far acquisire i suoi tabulati telefonici dalla Procura di Roma e dalla Digos. «Non sembrano cani sciolti né può parlarsi di un gruppo di tifosi burloni al bar che si diverte a rompergli le balle di giorno e di notte, la percezione piuttosto è che ci sia dietro una struttura ben organizzata…», commentavano i colleghi.

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