La foto che smentisce Ranucci sulla cena con Lavitola per l’Uganda

«Non mi sono mai seduto a quei tavoli, non ho cenato, non ho mai parlato di fondi». Sigfrido Ranucci ha smentito ieri su Facebook l’articolo di Libero in cui si parlava della sua partecipazione a un galà per raccogliere fondi per l’Uganda. Oggi a corredo di un articolo a firma di Giacomo Amadori il quotidiano pubblica una foto che ritrae l’ex conduttore di Report a quella cena. Intanto nella lettera di contestazione della Rai (che servirà ad aprire un procedimento disciplinare che potrebbe portare a un licenziamento) viale Mazzini elenca le norme interne presuntamente violate dal giornalista. Tra queste anche l’ingresso in Rai di Maria Rosaria Boccia.
Ranucci e la foto al galà per l’Uganda
Libero spiega che quella detta da Ranucci su Facebook è una mezza verità. Nel senso che l’ex conduttore di Report non è arrivato in tempo per il galà di beneficenza The Pearl of Africa, organizzato, il 23 gennaio 2026, dal Rotary club Rome international in collaborazione con l’ambasciata dell’Uganda. Infatti il giornalista non dice «non sono andato». Dice «non mi sono seduto». Ecco la replica di Natalia Potenza, ex compagna di Valter Lavitola: «La Procura può verificare questo episodio grazie alla scorta di Ranucci che deve registrare gli spostamenti del giornalista e non può sottrarsi a tale obbligo. Lui è stato a quell’evento, punto. Che sia stato seduto, in piedi o sdraiato non importa: il fatto è che ci è andato».
La lettera di contestazione
Intanto il Corriere della Sera riporta una serie di dettagli sulla lettera di contestazione della Rai a Ranucci. Secondo viale Mazzini si tratta di un atto dovuto collegato all’indagine del Comitato Etico. Ranucci stesso ha negato ieri che nella missiva ci sia una contestazione che riguarda l’ingresso di Lavitola in Rai. Ma ci sono anche gli invii a Lavitola di circolari interne della Rai, corredate da giudizi pesanti sull’azienda, o affermazioni considerate ingiuriose circa la presenza in Rai di mafia o massoneria. Nella contestazione anche i giudizi nei confronti dei conduttori designati dall’azienda e altri personaggi Rai. Il conduttore è stato invitato a rispondere entro cinque giorni.
Licenziamento per giusta causa
Qualora i chiarimenti non fossero sufficienti, si potrebbe avviare un procedimento sanzionatorio che può portare fino al licenziamento per giusta causa. Il difensore di Ranucci, l’avvocato Roberto De Vita, ha parlato di un «tempismo irrequieto», visto che alle «10.39 abbiamo depositato il ricorso a tutela di Sigfrido Ranucci e subito dopo, alle 18.41, è arrivata una Pec della Rai con contestazioni disciplinari».

