Tetto agli alunni stranieri in classe, la perplessità dei presidi: «Le scuole devono accogliere»

La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha proposto di mettere un tetto al numero di alunni stranieri nelle classi. Ma cosa ne pensano i dirigenti scolastici? Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione nazionale presidi Anp, ha esposto alcune perplessità sull’iniziativa. «In termini didattici la questione è fondata e condivisibile ma è difficile trovare una soluzione tecnica – dichiara – La scuola deve prendere le iscrizioni dei ragazzi del quartiere, soprattutto per le scuole di infanzia e per la primaria. Se in quella zona è maggioritaria la presenza di stranieri, che facciamo? Li mandiamo via?». Per questo motivo, sottolinea, la circolare che mette un tetto del 30% «non ha potuto trovare applicazione».
«C’è anche un problema di urbanizzazione»
Accanto alla misura sul contingentamento negli elenchi di classe, Meloni ha preannunciato un’ulteriore stretta simbolica e identitaria: il divieto del velo islamico negli istituti scolastici. Giannelli ha commentato: «Personalmente ritengo che in classe non debbano esserci segni distintivi, e che la persona comunque debba essere riconoscibile. In Francia è già così». Tornando al problema del tetto in classe il presidente di Anp sottolinea che «è difficile trovare una soluzione a questo problema solo parlando al mondo della scuola» ma «c’è anche una questione di urbanizzazione che deve essere affrontata». «Un esempio è Prato dove in alcune zone la maggioranza delle famiglie e degli studenti sono cinesi», spiega. Infine sull’insegnamento obbligatorio dell’italiano per gli studenti stranieri: «La scuola si occupa degli studenti, diversi sono invece i centri per gli adulti. Certo, la scuola è in grado di organizzarsi ma come sempre servono risorse, serve il tempo necessario».

