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Festival di Open 2026, i rettori di Parma e Pegaso su come cambiano gli studenti: «Il calo demografico ci impone di ripensare l’università»

19 Settembre 2026 - 17:45 Alba Romano
Al Festival di Open il confronto tra Paolo Martelli, Pierpaolo Limone e Maria Elena Ippolito. Dall'intelligenza artificiale al calo demografico, fino agli studenti-lavoratori e alla formazione a distanza
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L’università non ha più davanti un solo tipo di studente e neanche un unico modo di apprendere. A cambiare sono la composizione della popolazione studentesca, il rapporto con il lavoro, le modalità di accesso alla formazione e il modo stesso in cui si entra in contatto con la conoscenza. A questo si aggiunge l’intelligenza artificiale, che sta modificando il rapporto con lo studio e con le competenze. Di come gli atenei debbano prepararsi a queste trasformazioni si è parlato al Festival di Open 2026 nel panel dedicato all’università del futuro, con il rettore dell’Università di Parma Paolo Martelli, il rettore dell’Università telematica Pegaso Pierpaolo Limone e Maria Elena Ippolito del Consiglio Locale Giovani di Parma.

L’intelligenza artificiale

Per Martelli, tra le tante sfide che attendono gli atenei ce n’è una legata alla trasformazione demografica. «L’intelligenza artificiale è uno degli elementi evolutivi sul quale dobbiamo lavorare. Ma credo che le sfide più grandi siano il calo demografico, che impatterà sul sistema universitario e sulla società», ha dichiarato il rettore di Parma. L’altra riguarda, invece, la capacità degli atenei di intercettare una domanda di formazione sempre più diversificata. «La seconda è cercare di incontrare sempre più quelle che sono le esigenze di formazione che vengono richieste dalla società», ha spiegato. Un cambiamento che richiede anche strumenti diversi e una maggiore capacità di raggiungere quelle persone che oggi non scelgono il percorso universitario tradizionale.

Cambia la popolazione studentesca

A cambiare, infatti, è prima di tutto la platea. «Non ci riferiamo più allo studente che esce dalla scuola superiore», ha osservato il rettore Limone. Oggi nelle università arrivano lavoratori, italiani che vivono all’estero, persone che si iscrivono a una prima laurea e altre che tornano a studiare per conseguirne una seconda. «La platea degli studenti iscritti sta sicuramente cambiando» e gli atenei, secondo il rettore della Pegaso, devono essere in grado di rispondere a queste esigenze. Anche il digitale ha contribuito a modificare questo scenario. «Adesso la sfida è cambiata perché si può apprendere anche a distanza», ha chiosato. Il risultato è una formazione sempre più ibrida, nella quale l’università non è più l’unico soggetto a offrire percorsi di istruzione superiore.

L’accessibilità all’università

È il passaggio che Limone ha descritto come l’ingresso in una nuova fase dell’istruzione universitaria. «La missione che abbiamo dell’Università è quella di accesso universale». Dopo il passaggio da un’università d’élite a un’università di massa, secondo il rettore oggi si apre una fase ulteriore, quella dell’«universalità». «L’università non è più l’unico soggetto che eroga istruzione superiore. Ci sono diversi altri attori nel sistema della formazione».

La testimonianza di Maria Elena Ippolito del Clg di Parma

A raccontare cosa significhi concretamente costruire un percorso universitario non lineare è stata Ippolito, che ha ripercorso sul palco le proprie scelte. Dopo il liceo ha preso un anno sabbatico ed è partita per la Nuova Zelanda. È lì che ha deciso di tornare a Parma per iniziare l’università. Alla triennale ha affiancato un Erasmus in Olanda, poi una magistrale e un’altra esperienza all’estero, tra studio e tirocinio. «L’università ti permette di accrescere le competenze tecniche ma bisogna cogliere anche le competenze esperienziali», ha raccontato.

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