Sanremo 27, De Martino presenta il regolamento: no all’AI e alle quote rosa, sì all’autotune e alla serata performance
Stefano De Martino ha presentato stamane in conferenza stampa il regolamento del suo primo Festival della Canzone Italiana di Sanremo, che andrà in scena e in onda dal 16 al 20 febbraio 2027. Confermate tutte le coordinate già circolate negli scorsi mesi: 24 i big in gara, 23 più il vincitore di Sanremo Giovani, che sarà decretato in un programma a parte il 18 dicembre; di fatto la gara durerà tre giorni, intestine al Festival altre due competizioni separate: la classica gara delle cover (giovedì) e la nuova gara per scegliere il rappresentante dell’Italia al prossimo Eurovision Song Contest (il giorno scelto è il venerdì ed è stata chiamata “Serata Performance”). Riguardo il sistema di voti due le innovazioni più importanti, la prima riguarda il voto online, finalmente attivato, basterà registrarsi ad una piattaforma ad hoc e sarà gratuito; la seconda riguarda proprio la Serata Performance, che sarà decisa dai voti di una giuria di esperti internazionali. In generale più spazio per il voto del pubblico, un criterio che De Martino definisce «più giusto» per scoprire fondamentalmente da subito quali potrebbero essere i brani che sfonderanno nel mercato al netto della classifica finale del Festival, che poi è il metodo vincente inaugurato da Amadeus e il, seppur barcollante, metro di giudizio per valutare il lavoro del Direttore Artistico del Festival.
Scelta dei big, De Martino vorrebbe una fotografia della musica di oggi, ma molti nuovi artisti «Vanno convinti, sono restii»
Sulla lista dei 24 big, che potrà essere comunicata ufficialmente a partire dal 29 novembre (quindi ci si accapiglierà sui nomi un po’ prima forse), Stefano De Martino è stato categorico, lo ha ripetuto più volte: «Non mi interessano i nomi da locandina». Il fine ultimo riguardo la scelta dei big dell’edizione 2027 di Sanremo è, secondo quanto dichiarato dal direttore artistico e conduttore, «restituire una fotografia della musica di oggi, cercare di ampliare la varietà e aprire a tante nuove realtà, perché c’è tana buona musica che ancora non è stata rappresentata in un momento così main come il festival». Ora, a quanto pare, il problema è convincere artisti del circuito indipendente, specie quelli che stanno sviluppando il proprio progetto in maniera sana, a mettersi in gioco in un contesto per loro forse ancora eccessivo e che potrebbe rivelarsi un boomerang. Naturalmente la prima immagine che viene in mente è quella di De Martino tra il pubblico dell’ultima edizione del MiAmi, immagine dalla quale non fa passi indietro, anzi ammette: «La musica indie è piena di novità con platea vastissima e, con le difficoltà del caso (perché sono un po’ restii), proveremo a portarli». Effettivamente, senza tradire le nostre fonti, noi di Open possiamo rivelare che c’è un forte scetticismo da parte di diversi artisti già contattati da De Martino nel salire su un carrozzone storicamente così spudoratamente mainstream. D’altra parte il circuito indipendente, proprio grazie a certi artisti particolarmente ispirati, tutti nel mirino di De Martino, che dimostra effettivamente un’attenzione piuttosto lodevole e inedita rispetto suoi predecessori, oggi vive un periodo di rinascita, un periodo in cui, come più o meno dieci anni fa, chissà, magari il Festival di Sanremo potrebbe tornare a non essere più così utile, così necessario, come si potrebbe pensare.
De Martino sui big in gara: «Non mi interessano i nomi da locandina. No alle quote rosa»
Stefano De Martino è stato categorico, lo ha ripetuto più volte: «Non mi interessano i nomi da locandina». La direzione sembrerebbe in linea con il vero titolo dell’evento che parla di «Canzone» e non di «Cantante», altro vecchio equivoco riguardante il Festival di Sanremo: nel regolamento si legge di deadline riguardo l’invio di canzoni, ma alla fine la verità, storicamente, è che si tratta di un casting televisivo in piena regola che prende solo in considerazione anche un certo contributo musicale. Gli ultimi anni dell’evento in particolare in questo senso parlano chiaro, con vecchie glorie, ma anche ultrabig del circuito musicale italiano, utilizzati come figurine/esche, in gara con brani di rara bruttezza avendo già da molti anni esaurito la propria verve (non entriamo nello specifico per rispetto, ma soprattutto per ragioni di tempo e spazio) che finiscono in zone d’ombre della classifica, utili esclusivamente a creare hype per un evento che poi alla fine finisce per divorarseli in scioltezza. Ecco, questo trend De Martino, «Anche per tutelarli», tenterà di interromperlo, ciò vuol dire, giusto per essere chiari, che lo slot “vecchie glorie”, occupato negli anni scorsi da artisti come Marcella Bella, Ricchi e Poveri, I Cugini di Campagna, Orietta Berti o Iva Zanicchi, seppur felicemente in attività, così familiari al pubblico della Rai ma così oggettivamente fuori dal mercato discografico, potrebbe non essere confermato. Detto ciò, il Direttore Artistico mantiene un tono molto democristiano e dice: «Sono tutti in ballo, sono tutti invitati a candidarsi, non c’è nessuna preclusione». Compresa Emma, l’unico nome di artista venuto fuori durante tutta la conferenza stampa, dato che De Martino, un ex (ma i due parrebbero rimasti in ottimi rapporti), è stato avvistato al suo ultimo concerto. In questo senso il conduttore di Affari Tuoi non si tira indietro: «Ne ho invitati tanti, anche Emma». A proposito di Emma, stuzzicato sull’argomento, altro rondò sanremese, De Martino si schiera apertamente contro l’idea di instaurare un regime di quote rosa per la scelta dei big in gara: «Mi stucca – dice – Abbiamo tante donne brave e ce ne saranno sicuramente tante nel cast».
La Serata Performance
Grande curiosità naturalmente per la più importante novità della settimana sanremese, la Serata Performance. I big in gara potranno presentare una versione della propria canzone, viene specificato, non necessariamente ultrapop, quindi andando incontro alla linea storica dell’Eurovision Song Contest. Spiega infatti De Martino: «Se ho una ballad e voglio farla pianoforte e voce, posso». La Direzione Artistica permetterà anche venti secondi in più rispetto i rigidi tre minuti del regolamento dell’ESC (quindi fisiologicamente anche quella del vincitore non sarà la versione definitiva che poi vedremo in gara a Burgas, in Bulgaria, dal’11 al 15 maggio) e ampio spazio di manovra in termini di arrangiamento del pezzo, vigilerà esclusivamente sulla stesura del brano. Rispondendo proprio a Open comunque De Martino sostiene che, nonostante la serata in questione nasca con il preciso obiettivo di individuare la canzone e l’artista più adatto al contesto ESC tramite una giuria formata, ha detto, senza fare nomi, «da producer, coreografi e professionisti dal profilo internazionale» la cosa non influirà minimamente nella scelta dei brani della playlist di Sanremo ’27. «Naturale ricevere tra le proposte canzoni più in linea – ha detto – ma non sarà un criterio di selezione».
Il voto della Sala Stampa
Come accade regolarmente negli ultimi anni, anche ‘sto giro il voto della Sala Stampa crea qualche equivoco. I giornalisti, avendo il proprio premio della critica, vorrebbero defilarsi dalla partecipazione attiva alla scelta del vincitore delle singole serate e poi del Festival, dato che si tratta ufficialmente di un organo esterno al programma e alla Rai e, tra l’altro, è d’obbligo aggiungere, non si è ancora trovata una formula che sia efficace ed oggettiva, prendendo in considerazione la grande varietà di anime editoriali che popolano ogni anno la Sala Stampa. Quest’anno la beffa parrebbe essere doppia, perché i giornalisti voteranno la prima sera, come ormai da tradizione, ma la loro quota scende dal 100% al 67%, lasciando il 33% al voto della giuria popolare. Ciò vuol dire che ad uscirne depotenziato sarà il voto che li coinvolge nella gara e anche il voto del premio della critica, che loro vorrebbero giustamente salvaguardare. Forse il primo pasticcio della gestione De Martino che, gomito a gomito con la Rai nella figura di Claudio Fasulo, Vicedirettore della Direzione Intrattenimento Prime Time, liquida la questione con un «La partecipazione della Sala Stampa ha dato buoni risultati, la convergenza del voto ha creato un sistema bilanciato con risultati che sono sotto gli occhi di tutti. Non puntiamo la pistola alla testa a nessuno per votare», una risposta che certamente non aiuta a sciogliere il nodo. Buoni risultati per chi? Non per i giornalisti che, anzi, annualmente vengono bersagliati da chi è esterno al meccanismo Festival e, giustamente, non può rendersi conto della reale situazione.
Si all’autotune, no all’Intelligenza Artificiale
Sanremo sdogana definitivamente l’utilizzo dell’autotune, sempre più o meno al centro del dibattito tra progressisti della musica e integralisti del bel canto all’italiana. «Ce lo siamo chiesti – ha ammesso De Martino – ma non può essere vietato, c’è tutta una scena che lo usa, non potremmo ospitare pezzi rap, drill e trap e così non sarebbe un festival contemporaneo. Se la canzone ha bisogno dell’autotune vuol dire che va bene». Non è un problema nemmeno che l’Eurovision invece presti molta attenzione all’utilizzo dell’effetto, limitandone fortemente l’utilizzo: «Questo non riguarda Sanremo – dice il conduttore napoletano – È una gara di canzoni, non di canto, ma noi nella nostra selezione teniamo in considerazione che bisogna saper cantare». Al contrario il Festival di Sanremo prende ufficialmente posizione contro l’Intelligenza Artificiale, la Rai scrive che le canzoni devono essere espressione della creatività umana e che non possono essere utilizzati sistemi di AI quando il loro impiego comporti «la sostituzione o l’alterazione del contributo creativo degli autori e degli artisti». Tutto giusto, solo che oltre alla lodevole presa di posizione rimane poco, perché non è stato specificato in che modo si possa controllare in questo senso la situazione, nel regolamento si accenna solo al fatto che la Rai possa anche, probabilmente giusto in caso di polemiche, tramite non ben specificate «verifiche tecnologiche», controllare che qualche furbetto non abbia proposto un pezzo magari composto con Suno, cosa tra l’altro, secondo alcune fonti di Open, già accaduta, ottenendo anche un ottimo successo, dentro e fuori il Festival. Quindi, di certo, un problema c’è (per chi lo valuta un problema, è chiaro), siamo lieti che la Rai se ne sia accorta, ora però servirebbe anche una soluzione valida e certificata.
Ospiti internazionali e situazione Maneskin
Anche su questo aspetto De Martino è stato netto: «Voglio creare un grande cast di artisti italiani che basti a se stesso, l’artista internazionale è la ciliegina sulla torta». Confermata dunque l’apertura agli artisti internazionali, come ampiamente anticipato nelle scorse settimane, ma la notizia, provando ad interpretare le parole del direttore artistico, è che forse quest’anno non avremo la classica passerella di big italiani, troppo big per cimentarsi nella gara, che sciorinano il classico medley per far cantare l’Italia sul divano trovando una qualsiasi celebrazione utile riferita alla propria carriera. L’unica eccezione dell’edizione 2027 potrebbero essere i Maneskin, voce (fondata, quasi certa nell’ambiente) ricollegabile al diretto coinvolgimento del manager della band, Fabrizio Ferraguzzo, nel team che supporta De Martino. Su questo aspetto la situazione è chiara e la posizione di De Martino non è cambiata, fondamentalmente si riduce alla libera scelta della band: se vogliono riunirsi e magari gli va di farlo sotto i riflettori più sbrilluccicanti del palinsesto musicale e televisivo italiano, laddove, di fatto, la loro avventura, che poi avrà importantissime declinazioni mondiali, è partita, sono invitati.
Co-conduttori, comici e Dopofestival
Troppo presto per ipotizzare co-conduttori o performance extramusicali, da considerare però, De Martino lo fa notare, che nonostante il numero di artisti in gara sia stato ridotto, tutte le sere la scaletta prevederà 24 esibizioni, quindi paradossalmente i momenti dedicati all’intrattenimento saranno ridimensionati. Anche perché, tra l’altro, alla fine del Festival (ore 01:03 massimo, rivela De Martino stesso), è stato confermato «Non un Dopofestival, ma il Dopofestival», ma il conduttore non si è sbottonato di più.

