Scuola, in Cdm il tetto agli stranieri nelle classi: «Ma quelle sopra soglia sono pochissime»

Oggi in Cdm approda il testo sulla scuola con il tetto agli stranieri nelle classi. Si va verso il decreto, anche se c’è chi ipotizza un disegno di legge. Ma c’è in atto una mediazione con il Colle. I tecnici della presidenza della Repubblica avrebbero chiesto un limite stringente agli spostamenti imposti allo studente che deve cambiare scuola. La distanza massima dovrebbe essere di un paio di chilometri al massimo. Perché le esigenze della scuola vanno contemperate ai diritti delle persone. Ed è necessario rispettare il criterio della prossimità. Il ministro dell’Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha detto che in questi casi ci saranno delle esimenti.
La legge sugli stranieri in classe
Sergio Mattarella, fa sapere Repubblica, avrebbe fatto trapelare anche dubbi riguardo le sanzioni ai genitori delle studentesse che indossano il burqa a scuola. Mentre nel governo la premier Giorgia Meloni vuole un’approvazione rapida. La riforma interessa i nuovi iscritti nell’anno in corso. E per questo deve mobilitare risorse. Intanto il Corriere della Sera prova a contare quante saranno le classi interessate alla nuova legge sul tetto agli stranieri nelle scuole. Anche in assenza di dati ufficiali. Secondo Valditara sono 34 mila quelle in cui si conta più del 30 per cento di studenti con cittadinanza non italiana. Ma la percentuale potrebbe scendere di tanto. Perché le nuove regole si applicano soltanto agli studenti nati all’estero — che sono circa un terzo del totale, gli altri due terzi sono nati qui — e nemmeno a tutti.
Due o tre anni
Perché è escluso chi ha frequentato le scuole con profitto per due o tre anni. La discriminante sarà la conoscenza della lingua. Costanzo Ranci, ordinario di Sociologia economica al Politecnico di Milano e coordinatore del Laboratorio di Politica sociale del Politecnico, insieme ai due colleghi Andrea Parma e Marta Cordini, ha elaborato dati dell’Anagrafe scolastica di Milano e dell’Invalsi. Gli studenti con background migratorio vivono soprattutto nelle periferie delle grandi città e nel Centro-Nord. A Milano, Venezia-Mestre e Bologna quasi uno studente su quattro delle scuole medie (poco meno del 23 per cento) non ha il passaporto italiano.
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Il Nord e il Sud
Seguono Torino (20,2%), Genova (18,7%) e Firenze (16,7%). Roma è all’11 per cento, in linea con la media nazionale. Al Sud a Palermo gli alunni stranieri sono il 2,7% e a Reggio Calabria il 6,2%. A Milano 69 scuole primarie su 143 sforano la soglia del 30 per cento; in una trentina di istituti gli stranieri sono addirittura la metà o più della metà. Ma se dal conto si tolgono gli alunni nati in Italia (come detto dal ministro) il numero delle scuole milanesi che dovrebbero subire lo smistamento degli immigrati in eccesso si azzera: in nessuna scuola è iscritto più del 30% di neo arrivati. Anche alle medie i plessi ad alta densità di stranieri sono 40 su 91. Ma scendono a 3 non contando le seconde generazioni.
I quartieri ghetto
«In Italia fortunatamente i quartieri-ghetto sono molto rari e di conseguenza sono pochissime anche le scuole ghetto», spiega Ranci. «Tuttavia, poiché vige il principio della libertà di scelta scolastica, molte famiglie preferiscono spostare i propri figli in scuole con una composizione meno eterogenea». Scelte individuali «anche comprensibili», che però diventano un problema collettivo. Conclude Ranci: «Invece di inseguire il white flight spostando gli stranieri, sarebbe più efficace una strategia per trattenere gli italiani nel quartiere, dando maggior sostegno a queste scuole per garantirne il livello di qualità».
Le classi squilibrate
Anche perché una composizione troppo squilibrata delle classi fa male agli alunni, stranieri in primis. Basta vedere i risultati Invalsi. Finché si resta sotto la soglia del 30 per cento non ci sono conseguenze significative né in italiano né in matematica, rispetto alle classi con studenti con lo stesso livello socio-economico. Ma poi i risultati iniziano a peggiorare e dal 50 per cento in su crollano di più di dieci punti.

