L’indagine sulla morte di Jacopo Trabattoni e la sfida social del parkour

Jacopo Trabattoni è il quindicenne morto venerdì sera a Lodi dopo essere salito su un traliccio Terna dell’alta tensione a più di 20 metri d’altezza nei campi intorno alla cascina Bottedo. Le indagini partono dal telefono che è stato recuperato 30 metri sotto il corpo del ragazzo: non era il suo. Che invece non si trova più. E il numero, dice il Corriere, risulta staccato. L’ultima foto postata nelle sue storie Instagram, visibili solo agli amici del suo profilo privato, è precedente all’ultima arrampicata.
La sfida social
È stata postata a metà pomeriggio, lo ritrae sempre sospeso nel vuoto, con i cavi dell’elettricità in bella vista, ma con una vegetazione diversa. L’ipotesi di una sfida social per la procura di Lodi rimane aperta. A respingerla è la madre di Jacopo Gioia Farina. Jacopo Rosso Trabattoni si era iscritto da qualche settimana al liceo artistico Callisto Piazza. Farina dice a Repubblica che il figlio «amava il parkour e con l’associazione Sportime avevamo un dialogo costante, soprattutto con il suo istruttore che lo seguiva da tempo negli allenamenti e con cui aveva un bel rapporto di confidenza».
Il parkour e lo sciacallaggio
Secondo la madre «sulla storia di mio figlio, soprattutto sulla questione della sfida social, si è fatto tanto sciacallaggio. Sono state scritte e dette molte cose, in gran parte sbagliate. Non è accettabile, perché non sono ricostruzioni vere». Eppure esiste una fotografia di Jacopo ad alta quota. «Sì, quella fotografia esiste e l’abbiamo vista, purtroppo. È stato un elemento che gli agenti della Questura di Lodi hanno acquisito dopo aver sbloccato il telefono e i social di Jacopo».

