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Sesso, un giovane su due in Italia ha il primo rapporto tra gli 11 e i 16 anni – I dati del report

01 Ottobre 2026 - 16:27 Costanza Saporito
Giovani e contraccezione
Rapporti sempre più precoci, comportamenti spesso a rischio e informazioni cercate soprattutto online: i dati della nona edizione dell'Osservatorio "Giovani e Sessualità" arrivano mentre nelle scuole si applica per la prima volta la legge Valditara sul consenso informato preventivo
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L’età della “prima volta” continua ad abbassarsi. Quasi un giovane su due (49,6%) dichiara di aver avuto il primo rapporto tra gli 11 e i 16 anni, e circa l’11% di questi prima dei 13, un dato quasi quadruplicato rispetto al 2019, quando era al 3,1%. È quanto emerge dalla nona edizione dell’Osservatorio “Giovani e Sessualità” realizzata da Durex insieme a Skuola.net. L’indagine è stata portata avanti tra marzo e giugno 2026 e ha coinvolto oltre 15.000 giovani tra gli 11 e i 24 anni,

Precocità e comportamenti a rischio

A questa precocità spesso si accompagnano comportamenti a rischio. Quasi un intervistato su tre (32,1%) non ha usato il preservativo durante il primo rapporto, quota che sale al 69,8% tra gli 11 e i 13 anni, mentre il 66,1% ha fatto ricorso almeno una volta al coito interrotto.

L’indagine evidenzia anche l’assenza di punti di riferimento affidabili. Più della metà dei giovani (55,1%) cerca informazioni su sesso e contraccezione online, spesso per evitare l’imbarazzo di parlarne in famiglia (37%). Solo il 7,8% si rivolge ai genitori o ad altri adulti, a fronte di un 45,9% che non ha mai parlato di sessualità in casa. Il disagio è ancora oggi l’ostacolo principale (42,7%).

9 ragazzi su 10 chiedono l’educazione sessuale nelle scuole

Il rapporto investe inoltre il dibattito sull’educazione sessuale nelle scuole, con 9 giovani italiani su 10 che continuano a ritenerla necessaria, un dato stabile rispetto al 2024 e al 2025.

Il rapporto, infatti, è stato pubblicato a distanza di poche settimane dall’avvio dell’anno scolastico 2026/2027 segnato dall’entrata in vigore della legge Valditara, che introduce l’obbligo del consenso informato preventivo dei genitori per tutte le attività scolastiche che affrontano temi legati alla sessualità. La legge bandisce le attività extracurricolari su sessualità e affettività dalla scuola dell’infanzia e dalla primaria e prevede che alle medie e alle superiori gli studenti possono partecipare solo previa autorizzazione scritta dei genitori, che devono in ogni caso essere informati su contenuti e modalità.

Negli ultimi mesi il dibattito è sfociato nella raccolta firme per il referendum “Sì educazione affettiva nelle scuole”, che punta ad abrogare la legge. Le 500mila firme necessarie sono state raccolte in circa 35 giorni, tra il 6 agosto e il 10 settembre, in gran parte online.

Chi dovrebbe occuparsi dell’educazione sessuale e affettiva nelle scuole

Secondo l’indagine il consenso tra gli adulti è abbastanza ampio. Il rapporto sottolinea che l’88,7% dei genitori e il 90,7% degli insegnanti si dichiarano favorevoli all’educazione sessuale nelle scuole, mentre per quasi due ragazzi su tre (64,6%) questi incontri dovrebbero essere addirittura obbligatori, mentre il 72,4% ritiene che a tenerli non debbano essere gli insegnanti, ma medici, psicologi ed esperti qualificati, preferibilmente con modalità partecipative come gruppi di discussione e confronti in classe.

Il 44,3% degli intervistati dichiara di non aver mai affrontato questi temi a scuola, e tra chi lo ha fatto solo il 21% ha trovato gli incontri davvero utili. Eppure la richiesta dei ragazzi resta costante: il 90,3% vorrebbe percorsi di educazione affettiva e sessuale nelle scuole. Anche gli adulti sono d’accordo. Tra gli insegnanti favorevoli, il 47,2% ritiene che si dovrebbe cominciare già dalle medie, e lo stesso pensa il 57% dei genitori.

Il commento degli esperti

«I dati continuano a restituirci l’immagine di una generazione che cresce in un contesto profondamente diverso rispetto al passato. Bambini e adolescenti entrano sempre prima in contatto con contenuti, modelli e stimoli legati all’affettività e alla sessualità, soprattutto attraverso il digitale e i social media, ma questo anticipo delle esperienze e delle esposizioni non è sempre accompagnato da un’adeguata crescita delle competenze emotive e relazionali», dichiara Filippo Nimbi, psicologo e sessuologo clinico, professore associato di Psicologia clinica all’Università eCampus e presidente eletto della European Federation of Sexology. «Colpisce quanto sia forte e trasversale la richiesta che arriva direttamente dai giovani: poter contare su spazi sicuri di ascolto e confronto, in famiglia, a scuola e nei contesti educativi. Non chiedono solo informazioni dal punto di vista biologico o sanitario, ma strumenti per comprendere il consenso, le relazioni, il rispetto reciproco, la gestione delle emozioni e dei rischi legati all’universo digitale. In un momento storico in cui il tema dell’educazione affettiva e sessuale è al centro del dibattito pubblico, questi dati ci ricordano che investire sulla formazione non significa incoraggiare comportamenti precoci, ma offrire ai ragazzi gli strumenti necessari per compiere scelte più consapevoli, sicure e rispettose di sé e degli altri», conclude Nimbi.

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