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India, perché 130 milioni di elettori rischiano di non poter votare

02 Ottobre 2026 - 18:27 Roberta Brodini
Delhi, i manifestanti chiedono dimissioni di Kumar
La revisione speciale delle liste elettorali ha escluso dalla prima bozza circa 130 milioni di persone in diversi Stati indiani. La Gen Z è scesa in piazza per chiedere le dimissioni del presidente della Commissione elettorale
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Migliaia di persone sono scese in piazza venerdì 2 ottobre a Mumbai per chiedere le dimissioni del capo della Commissione elettorale indiana, Gyanesh Kumar, e contestare la revisione delle liste elettorali che ha lasciato fuori dalle bozze circa 130 milioni di nomi. La manifestazione è stata organizzata dal Cockroach Janta Party (CJP) e dal suo leader Abhijeet Dipke, che accusa la Commissione di aver gestito il processo senza sufficiente trasparenza e in modo potenzialmente favorevole al BJP del primo ministro Narendra Modi.

La protesta pacifica a Mumbai e gli scontri a Delhi

In migliaia si sono ritrovati a Mumbai. A radunarli è stato il carismatico leader del Cockroach Janta Party (CJP), Abhijeet Dipke, dopo che lo scorso 24 settembre aveva annunciato una mobilitazione nazionale nel caso in cui Gyanesh Kumar, presidente della commissione elettorale, non avesse lasciato l’incarico. Alla protesta si sono uniti anche dei veterani di Bollywood, accolti dalla folla in festa. La mobilitazione segna solo l’inizio di una serie di manifestazioni previste in tutto il Paese per tutto il mese di ottobre. Il fondatore del CJP, Abhijeet Dipke, ha affermato che la campagna culminerà a Nuova Delhi, luogo dal quale solo poche settimane fa la Gen Z, dopo giorni di sit-in e scontri, aveva ottenuto le dimissioni del ministro dell’Istruzione.

Al centro delle denunce e dei cori, oltre alle richieste di dimissioni e di maggiore trasparenza sulle procedure utilizzate, c’è però anche la figura del primo ministro Narendra Modi, accusato dei manifestanti di aver beneficiato dell’esclusione di milioni di elettori in un modo potenzialmente favorevole al suo partito conservatore, il BJP. Abhijeet Dipke ha poi ringraziato la polizia di Mumbai per aver garantito ai manifestanti di radunarsi in sicurezza, per poi passare all’attacco: «Polizia di Delhi, imparate qualcosa dalla polizia di Mumbai». Il riferimento è agli accesi scontri avvenuti in mattinata nella capitale. A Delhi, infatti, centinaia di manifestanti sono stati fermati con blocchi risultati in scontri tra manifestanti e polizia. Alcune stime parlano di 500, altre di 700 persone.

Perché il SIR fa discutere: 130 milioni di persone escluse dalle liste

Al centro delle proteste ci sono le bozze delle liste elettorali elaborate attraverso il SIR (Special Intensive Revision), una procedura straordinaria per la verifica e l’aggiornamento degli elenchi degli elettori. Con l’estensione della revisione a diversi Stati indiani, circa 130 milioni di nomi non compaiono nelle bozze delle liste. The Indian Express riporta che nelle sole bozze di Delhi e Maharashtra il numero degli iscritti è diminuito rispettivamente del 32,8% e del 21,1% rispetto agli elenchi precedenti. A Delhi, quasi il 30% delle cancellazioni rispetto alla lista stilata nell’ultimo SIR, risalente al 2002, è stato classificato come «absent/shifted/others» (assente/trasferito/altro), mentre una quota molto più piccola riguardava persone decedute o registrazioni multiple.

Il dato riguarda gli elenchi provvisori e non equivale quindi alla cancellazione definitiva di 130 milioni di elettori: chi è stato escluso può chiedere il reinserimento secondo le procedure previste. La contestazione riguarda però il funzionamento di questo meccanismo: gli oppositori sostengono che la documentazione richiesta e le modalità di verifica possano creare ostacoli soprattutto per gli elettori più vulnerabili. La Commissione, al contrario, sostiene che il procedimento serva a garantire liste aggiornate e prive di nomi non più validi. Inoltre, alcuni analisti sostengono che ad essere colpite in particolar modo dalla cancellazione siano state soprattutto le classi più svantaggiate e le minoranze, a partire da musulmani, donne, tribali, poveri urbani e transgender.

Come funziona il SIR

Il SIR è una procedura straordinaria, distinta dalla revisione ordinaria che l’India effettua annualmente, e viene disposta periodicamente dalla Commissione elettorale indiana (Election Commission of India). L’obiettivo dichiarato dall’ECI è eliminare dalle liste i nomi di persone decedute, registrate più volte, trasferite altrove o non rintracciabili all’indirizzo indicato, oltre a verificare l’idoneità dei nuovi elettori. La procedura prevederebbe la raccolta e il controllo dei dati degli elettori e una fase durante la quale chi non compare nella bozza può chiedere di essere reinserito.

Il SIR prevede un coordinamento piuttosto complesso. A disporlo è l’Election Commission of India, che consegna ai Booth Level Officers (BLO), ossia ai suoi funzionari elettorali locali, una serie di moduli pre compilati con i dati di ogni elettore. Il compito dei funzionari è quello di passare, casa per casa, presso gli elettori già presenti nelle liste, consegnando loro i moduli di enumerazione, per poi tornare a raccoglierli. La Commissione specifica inoltre che i BLO sono tenuti a fare almeno tre visite alle abitazioni, nel caso in cui non avessero trovato nessuno.

Gli inizi in Bihar

La vicenda è cominciata in Bihar nel giugno 2025, quando l’ECI ha avviato la prima fase dell’attuale campagna di revisione. Nella bozza delle liste pubblicata nell’agosto dello stesso anno mancavano circa 6,5 milioni di nomi rispetto agli elenchi precedenti. La Commissione aveva spiegato le cancellazioni principalmente con decessi, trasferimenti, persone non rintracciate e registrazioni duplicate. Il caso ha però provocato forti contestazioni e portato la questione davanti alla Corte Suprema indiana. I giudici hanno chiesto maggiore trasparenza sulla procedura e hanno ordinato alla Commissione di pubblicare gli elenchi delle persone escluse dalla bozza e le relative motivazioni. La vicenda del Bihar è diventata così il primo banco di prova del SIR, che nei mesi successivi è stato esteso ad altri Stati e Territori dell’Unione.

Cosa succede a chi viene escluso

L’assenza di un nome dalla bozza delle liste non equivale automaticamente alla perdita definitiva del diritto di voto. In caso di rigetto, sono inoltre previste possibilità di ricorso. È però proprio questa fase a essere contestata dagli oppositori del SIR. Il timore è che alcuni cittadini, pur avendo diritto a essere iscritti nelle liste, non riescano a presentare in tempo la documentazione richiesta o a superare le procedure di verifica.

Un caso citato nelle contestazioni riguarda 97 elettori del Goa: i loro nomi erano stati inizialmente cancellati, ma gli Electoral Registration Officers avevano successivamente accolto le richieste di reinserimento. La vicenda è stata indicata come esempio dei problemi legati alla centralizzazione delle decisioni sulle liste. È su questo punto che si concentra il dibattito: non soltanto su quanti nomi siano stati cancellati dalle bozze, ma sulla capacità degli elettori interessati di dimostrare di avere diritto a essere reinseriti prima della pubblicazione delle liste definitive.

Le tensioni dentro la Commissione

A settembre il caso SIR ha coinvolto anche il funzionamento interno della Commissione elettorale. Un’inchiesta dell’Indian Express ha rivelato che due dei tre Election Commissioners, Sukhbir Singh Sandhu e Vivek Joshi, avevano sollevato formalmente obiezioni almeno 14 volte in dieci mesi su decisioni riguardanti l’aggiornamento delle liste, l’inserimento di nuovi elettori e i sistemi digitali della Commissione. I due avevano espresso dubbi anche sulla gestione dei dati e sull’integrità dei software utilizzati. L’ECI ha respinto l’ipotesi di una frattura interna, definendo le divergenze parte del normale processo decisionale. Il 26 settembre, tuttavia, ha disposto una revisione del software per la gestione delle liste, affidandola a un comitato composto da funzionari elettorali ed esperti indipendenti. Risale ad oggi, invece, l’ordine a 20 stati e territori dell’Unione in cui la procedura è stata completata di avviare una “campagna speciale” per iscrivere gli elettori “esclusi” dalle liste.

La vicenda ha alimentato anche lo scontro politico. Il Congress e altri partiti di opposizione accusano l’ECI di avere gestito la revisione in modo da favorire il Bharatiya Janata Party (BJP) del primo ministro Narendra Modi. Commissione e BJP respingono le accuse e sostengono che le cancellazioni siano legate a verifiche amministrative. Alla fine di settembre il Congresso ha organizzato manifestazioni in diverse città, chiedendo anche le dimissioni del capo dell’ECI Gyanesh Kumar.

Foto copertina: EPA/RAJAT GUPTA | Agenti della polizia indiana fermano attivisti mentre protestano chiedendo le dimissioni di Gyanesh Kumar, nei pressi di Jantar Mantar a Nuova Delhi, India, il 2 ottobre 2026

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