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Spagna, il Congresso boccia i decreti per l’emergenza casa: nuove proteste a Madrid. Pressing su Sánchez per le elezioni anticipate

02 Ottobre 2026 - 16:37 Bruno Gaetani
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Il pacchetto di misure nato in seguito allo sfratto dell'87enne Maricarmen è stato affossato dal voto degli indipendentisti catalani: cosa succede ora
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Il Congresso spagnolo ha rigettato il decreto di misure contro l’emergenza abitativa proposto dal governo Sánchez in seguito alle proteste scoppiate a Madrid. Nel voto decisivo di oggi, venerdì 2 ottobre, ha avuto la meglio il fronte di destra composto da Partito Popolare e Vox, a cui si sono aggiunti i voti decisivi dei 7 deputati di Junts, il partito degli indipendenti catalani. La conta finale del provvedimento ha visto 172 voti a favore e 178 contrari. Immediatamente dopo la votazione, appena fuori dal Parlamento è riesplosa la protesta dei sindacati degli inquilini e le migliaia di cittadini accampati da giorni in Puerta del Sol. «I vostri profitti, la nostra miseria!», urlavano alcuni manifestanti, mentre altri invocavano lo sciopero generale.

La storia di Maricarmen che ha dato il via alle proteste

A scatenare le proteste di questi giorni a Madrid è stata la vicenda di María del Carmen Abascal, per tutti «Maricarmen», una donna invalida di 87 anni sfrattata dalla propria abitazione dopo una battaglia legale lunga otto anni. La donna è stata portata fuori dal suo appartamento in barella ed è stata ricoverata in ospedale per via dell’ansia e dello stress causati dallo sfratto. Nel 2018, Maricarmen pagava circa 450 euro al mese di affitto, a fronte di una pensione di 1350 euro. Quello stesso anno, però, il fondo che possiede il suo appartamento le ha alzato l’affitto a 2.650 euro, abbassando poi le richieste a 1.650 euro dopo l’inizio di un’azione legale.

La protesta a Puerta del Sol

Questa vicenda, divenuta simbolo della crisi abitativa e del caro affitti, ha acceso manifestazioni di piazza e cortei di protesta, con migliaia di cittadini che hanno occupato Puerta del Sol con tende da campeggio, coperte e sacchi a pelo. Il premier spagnolo Pedro Sánchez ha definito lo sfratto di Maricarmen una «tragedia sociale» e ha accusato l’amministrazione locale di Madrid, guidata dal centrodestra, di non aver fatto nulla per rispondere all’emergenza abitativa. La presidente della regione di Madrid, Isabel Díaz Ayuso (Partito Popolare) ha definito lo sfratto di Maricarmen «niente più che uno dei 25mila sfratti» attuati in Spagna ogni anno, cercando di minimizzare l’accaduto.

Cosa contengono i decreti per la casa bocciati dal Congresso

In risposta alle proteste, il governo Sánchez ha approvato una serie di misure per l’emergenza abitativa. Il primo decreto, bocciato oggi dal Congresso, contiene il grosso delle novità: il blocco degli sfratti delle persone vulnerabili fino al 2030, lo stop agli acquisti di immobili da parte dei cosiddetti ‘fondi avvoltoio’ di speculazione immobiliare, sovvenzioni per l’acquisto della prima casa e interventi di edilizia abitativa per alloggi con canoni accessibili.

Un secondo decreto in votazione alla Camera bassa conteneva invece altri provvedimenti nella stessa materia, come il rinnovo automatico per due anni dei contratti di affitto in scadenza fino al 2028. Anche questo secondo decreto è stato respinto dal Congresso, con 166 sì e 184 no. Secondo l’agenzia Efe, tra chi si è opposto ci sono stati sia i deputati di Junts sia quelli del Partito Nazionalista Basco (Pnv), due formazioni che spesso hanno votato nel blocco di maggioranza nel corso dell’attuale legislatura.

L’ipotesi elezioni anticipate

Secondo il quotidiano El País, l’esito del voto di oggi sui decreti per l’emergenza casa potrebbe spingere Sánchez a una mossa azzardata: le elezioni anticipate. La fine della legislatura è prevista per agosto, ma il premier socialista, su pressione di alcuni alleati e stretti collaboratori, starebbe pensando di capitalizzare il malcontento nazionale sulla questione del caro affitti per risalire nei sondaggi e sconfiggere le opposizioni di destra. La prima data possibile è domenica 29 novembre, ma è considerata anche la più rischiosa. Un’ipotesi alternativa prevede invece di avviare nuove trattative per apportare al decreto i cambiamenti necessari a farlo approvare. In questo modo, si potrebbe comunque cavalcare la rabbia della piazza di Madrid e azzardare un voto anticipato a marzo.

Foto copertina: EPA/Sergio Perez | Manifestanti per il diritto alla casa accampati a Puerta del Sol, a Madrid









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