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Perseguita sconosciuta sui social con le canzoni di Claudio Baglioni e profili fake: confermato ammonimento a Firenze

02 Ottobre 2026 - 17:54 Alba Romano
stalking baglioni
L'uomo per il giudice colpiva la vittima (con cui non aveva nessun legame) con frasi che «esprimevano odio alternato a desiderio di possessività» e inviava link che rimandavano a una canzone «notoriamente associata a un contesto di femminicidio»
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Non servono gli appostamenti sotto casa per configurare il reato di stalking: la violenza digitale può essere altrettanto invasiva e opprimente. È quanto emerge da una vicenda giudiziaria accaduta a Firenze, dove un uomo ha perseguitato per mesi una donna sconosciuta su ogni piattaforma disponibile: Facebook, Instagram, TikTok e casella di posta elettronica. Non solo, nei messaggi che il condannato mandava alla vittima, riporta Repubblica Firenze che ricostruisce il caso, c’erano frasi dei testi delle canzoni di Claudio Baglioni. «E io ti odio, ti odio, ti odio… ma quanto ti voglio! e chi se ne frega se sei stronza», per esempio, tratta dal brano “Ti voglio”. Lui le condivideva inoltre passi di brani musicali che, scrive il Tar, «esprimevano odio alternato a desiderio di possessività» e gli inviava link che rimandavano a una canzone «notoriamente associata a un contesto di femminicidio».

Lei lo blocco ovunque, lui ricompare in forma anonima. Poi arriva la denuncia e individuato il Tar gli dà torto

Ogni volta che la donna provava a difendersi bloccando l’account, lui si ripresentava con profili anonimi. Quando il muro dei blocchi si è fatto troppo alto, ha persino lasciato una recensione negativa sulla pagina Google Business della vittima, un tentativo sotterraneo di danneggiarla e ricattarla pur di ottenere un contatto. Esasperata e provata dall’ansia, la donna ha sporto denuncia, ottenendo l’ammonimento del Questore. Nonostante l’uomo abbia cercato di difendersi davanti al Tar definendo i messaggi “mere conversazioni social” privamente di valore minatorio, il tribunale amministrativo gli ha dato torto marcio. Il giudice ha evidenziato come il rifiuto della donna fosse stato chiaro e prolungato e come la condotta dell’uomo fosse una chiara dimostrazione di controllo e possessività ossessiva.

(Foto di Mika Baumeister su Unsplash)

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