Ex Ilva, resta il blocco ad altiforni e produzione. I giudici confermano: «Diritto alla salute prevale su quello economico». Cosa succede ora
Per la seconda volta la Corte d’Appello di Milano ha lasciato in piedi il provvedimento di luglio che impone lo spegnimento degli altoforni dell’ex Ilva, da eseguire entro il 28 ottobre. Il collegio presieduto da Giuseppe Ondei ha bocciato anche la seconda istanza di sospensiva, presentata dai legali dell’ex Ilva in amministrazione straordinaria e di AdI spa. I difensori chiedevano di congelare la decisione sul blocco dell’area a caldo in attesa dell’udienza della Cassazione, a cui le società hanno fatto ricorso e che è già fissata per il 20 ottobre.
Perché secondo i giudici la salute viene prima dell’interesse economico
Nell’ordinanza, firmata dalla sezione imprese (giudici Ondei, Del Vecchio e Cortelloni), il rischio legato all’eventuale spegnimento degli impianti deve cedere «rispetto al preminente diritto alla salute nell’ottica del necessario bilanciamento dei contrapposti interessi». I giudici scrivono che la tutela della salute è «comunque prevalente, nel doveroso rispetto dell’interpretazione data in sede comunitaria, oltre che delle stesse previsioni costituzionali». Il fatto che la Suprema Corte abbia fissato l’udienza, aggiunge il documento di 12 pagine, non modifica nulla rispetto ai provvedimenti precedenti, che avevano dato priorità alla salute per le emissioni nocive degli impianti e la presenza di amianto. Quella data, per la Corte, è «meramente consequenziale alla presentazione dei ricorsi straordinari avanti alla Suprema Corte di Cassazione».
Cosa si erano detti le parti nell’udienza del 30 settembre
La discussione davanti ai giudici si è svolta il 30 settembre. Secondo l’ANSA, anche il sostituto procuratore generale Angelo Renna aveva chiesto di respingere la nuova istanza, dopo quella già rigettata l’11 settembre. I legali dell’ex Ilva e di AdI avevano invece ribadito il rischio di un danno irreparabile causato dallo spegnimento e chiesto di attendere il giudizio della Cassazione. Ascanio Amenduni, avvocato dei cittadini tarantini, aveva risposto che, con «l’impianto al minimo», non c’era alcun «pregiudizio irreparabile».
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La reazione del legale dei cittadini di Taranto
Amenduni, che assiste i cittadini di Taranto promotori della causa civile davanti alla sezione imprese di Milano da cui è nato il blocco dell’area a caldo, ha commentato la decisione all’ANSA: «La salute vince ancora su un pregiudizio economico giudicato sempre più cedevole e pretestuoso». Oggi la Corte ha respinto «i ricorsi proposti da Ilva Spa e da Acciaierie d’Italia Spa» in amministrazione straordinaria, con cui era stata chiesta «la sospensione dell’efficacia esecutiva del decreto» di luglio.

