Giornata mondiale del lavoro dignitoso, il paradosso italiano tra record di occupati e salari sempre più bassi
Oggi, 7 ottobre, è la Giornata mondiale per il lavoro dignitoso, creata per richiamare l’attenzione sul diritto di ogni lavoratore ad avere un reddito equo, sicurezza, pari opportunità e rispetto dei diritti. Principi universali che rientrano anche nell’Obiettivo 8 dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L’Italia arriva a questa giornata con dati sull’occupazione apparentemente positivi, ma che, se confrontati con quelli degli altri Paesi europei, raccontano una situazione molto diversa. Il tasso di occupazione italiano è infatti il più basso tra tutti i 27 Paesi dell’Ue.
È quello che emerge dalla nuova analisi dell’Osservatorio di Talents Venture, che spiega come questo dato sia «esasperato» dai dati sull’occupazione femminile. Anche sul fronte delle retribuzioni l’Italia resta indietro e, a parità di potere d’acquisto, i salari sono inferiori alla media europea. Un dato che trova conferma anche nei recenti dati Istat, che raccontano un Paese dove in 35 anni il salario reale medio, ovvero il potere d’acquisto effettivo dello stipendio tenendo conto dell’inflazione, è sceso del 2 per cento.
Gli occupati non sono mai stati così tanti
Come spiega l’analisi, nel primo trimestre del 2026 l’Italia ha raggiunto 24 milioni e 207mila occupati, al netto degli effetti stagionali, continuando così una crescita che va avanti da diversi anni. Il numero delle persone che lavorano è quindi aumentato, ma questo dato, preso da solo, rischia di dare un’immagine troppo positiva del mercato del lavoro italiano. Per capire quanto è diffusa l’occupazione bisogna infatti confrontare il numero degli occupati alla popolazione in età lavorativa. Ed è proprio in questo confronto che emerge il problema del nostro Paese: nel 2025 il tasso di occupazione tra i 20 e i 64 anni era del 67,6%, il valore più basso tra tutti i 27 Paesi dell’Unione europea. La media Ue era del 76,1%, mentre la Germania arrivava all’81,1%, la Francia al 75,4% e la Spagna al 72,4 per cento.
Ti potrebbe interessare
Un dato «esasperato» dall’occupazione femminile
Se l’occupazione maschile, che si attesta al 77,1% in Italia, è a meno di quattro punti percentuali dalla media europea, quella femminile presenta un divario molto più ampio. Nel 2025 il tasso di occupazione femminile in Italia era infatti del 58%, contro circa il 71% della media europea e quasi 20 punti percentuali in meno rispetto alla Germania. Un dato che evidenzia come, mentre sul fronte dell’occupazione maschile la distanza con gli altri Paesi europei è contenuta, è la bassa partecipazione delle donne al mercato del lavoro ad allargare il divario complessivo dell’Italia.
Un italiano su tre in età lavorativa è fuori dalla forza lavoro
Un altro elemento che spiega, almeno in parte, il basso tasso di occupazione italiano è il numero di persone inattive. Nel 2025 erano 12,37 milioni gli italiani inattivi, ovvero che non hanno un lavoro e non lo stanno cercando. Si tratta del 33,3% della popolazione in questa fascia d’età, contro il 24,4% della media europea. In altre parole, in Italia circa una persona su tre in età lavorativa è fuori dalla forza lavoro. Il dato diventa ancora più significativo se si guarda al peso dell’Italia sull’intera Unione europea perché se gli occupati italiani rappresentano l’11,7% di tutti gli occupati dell’Ue, mentre gli inattivi italiani sono il 17,9% di tutti gli inattivi europei. Quasi una persona su cinque tra quelle che nell’Unione non lavorano e non cercano attivamente un lavoro vive in Italia.
Gli stipendi italiani restano più bassi e la laurea non basta a colmare il divario
I recenti dati Istat che raccontano un Paese dove, dal 1990 al 2025, il salario reale medio è sceso del 2%. Un dato che, di nuovo, colpisce se messo a confronto con quello di altri Paesi come la Francia e la Germania in cui, nello stesso periodo, è salito del 36% o il 16% della Spagna. Il confronto sulle retribuzioni, realizzato da Talents Venture utilizzando i dati Eurostat e tenendo conto delle differenze nel costo della vita, conferma questa distanza. Nel 2022 la retribuzione mediana italiana era di 13,60 PPS l’ora, contro i 14,91 della media Ue e i 17,33 della Germania. Un divario che non si colma neanche per le persone con una laurea anche se in Italia chi ha un titolo guadagna il 49,7% in più rispetto a chi ha solo un diploma, contro il 43,4% della media europea. Un dato che, a prima vista, potrebbe sembrare positivo, ma che in realtà dipende non tanto dagli stipendi dei laureati, ma dalle retribuzioni basse dei diplomati. I laureati italiani guadagnano infatti il 3,1% in meno rispetto alla media europea, mentre i diplomati italiani guadagnano il 7,2% in meno. Il risultato è che un laureato italiano guadagna il 25,5% in meno di un laureato tedesco.
Un lavoro dignitoso deve essere anche un lavoro sicuro
C’è poi un altro aspetto che non può essere escluso quando si parla di lavoro dignitoso, quello della sicurezza. Nel 2025 in Italia sono morte 1.189 persone a causa di un incidente sul lavoro, secondo i dati Inail. Di queste, 890 sono morte sul luogo di lavoro, mentre 299 sono decedute nel tragitto tra casa e lavoro, una circostanza che in Italia rientra comunque nelle statistiche sugli infortuni sul lavoro. Per avere un confronto con gli altri Paesi europei bisogna invece fermarsi al 2023, ultimo anno per cui sono disponibili i dati Eurostat. In quell’anno l’Italia ha registrato 2,01 morti sul lavoro ogni 100mila occupati, contro una media europea di 1,63.

