L’ultimo ballo di Messi con l’Argentina: il saluto della Pulga con gol e la differenza con Cristiano Ronaldo – Il video
Si è quindi scritto il capitolo finale di una storia durata 21 anni. Lionel Messi ha giocato la sua partita numero 208 con la maglia dell’Argentina, la ultima de Leo. Stavolta per davvero. È arrivato l’ultimo tango, quello che nessun appassionato di calcio pensava che si sarebbe mai ballato, quello per cui si è fermata l’Argentina. Perché ci sarà un prima e un dopo Leo Messi, nulla sarà come prima nel mondo del calcio, figurarsi per quello argentino, che saluta il migliore per presenze, gol e assist. Tutti numeri che vanno aggiornati. Perché nella sua notte non poteva lasciare senza ballare un’ultima volta, senza segnare l’ultimo gol con la maglia dell’Argentina. Lacrime, emozioni, gioia, malinconia: tutto in una notte, perché come si dice, «non piangere perché è finita, sorridi perché è successo».
L’arrivo allo stadio in lacrime
Non poteva esserci stadio migliore per celebrare l’addio alla Nazionale di uno dei due calciatori più importanti della storia del calcio argentino che il Monumental di Buenos Aires. Uno stadio enorme, da più ottanta mila posti, polverizzati in quattro minuti, per un giocatore, appunto, monumental: tradotto dallo spagnolo, letteralmente maestoso, grandioso, impressionante, sorprendente. Tutti aggettivi che sono stati più volte associati a Messi durante la sua carriera in Nazionale. Per capire che notte sarebbe stata per la Pulga non è servito aspettare l’ingresso nello stadio del River Plate. Le lacrime sono iniziate già dal pullman, ma non solo quelle del popolo argentino, proprio quelle di Messi, commosso dall’affetto tipicamente argentino.
L’ultimo gol
C’è però una partita da giocare e quella porta che Messi ha insaccato così tante volte nella sua storia con l’Argentina stasera, nella notte benedetta, sembra maledetta. La grande emozione passa dal pullman al campo, con Leo che manca incredibilmente la via del gol per tre volte, sbagliando occasioni che in altri momenti, forse addirittura in finale dei Mondiali, avrebbe spinto in porta a occhi chiusi. Il primo tempo termina così con un incredibile 0-0. Nella seconda frazione però l’Argentina cambia. Messi si distende servendo l’assist per l’1-0 a Nicolas Otamendi, anche lui all’ultimo gettone in Nazionale. Poi con il suo sinistro serve l’assist per un altro mancino, Nico Paz, in una sorta di passaggio di consegne, visto che il fantasista del Como è uno dei papabili a vestire la numero 10 nell’anno 1 d.M., dopo Messi.
Manca però qualcosa, l’ultima gioia di Messi, quella numero 126. Arriva al minuto 71, su calcio di rigore piazzato perfettamente alle spalle del portiere Marcel Dandjinou, fino a lì perfetto nel ruolo di “cattivo della storia”. Potrà dire di essere stato l’ultimo a subire una rete da Lionel Messi con la maglia dell’Argentina.
Il discorso a fine partita
«Penso a mio papà. Non sto male, ringrazio. Ho difeso questa maglia, è stato un grande orgoglio. Giocare nella nazionale argentina è la cosa più bella che ti possa succedere. Mi mancherà tantissimo giocare qua e in altri posti del Paese, perché dappertutto ho ricevuto tanto affetto. Eravate sempre ovunque andassimo riempendo gli stadi, abbiamo sempre giocato in casa. Ora vivo il momento più triste della mia carriera. Ma ora vengo dal vostro lato, vengo lì a tifare Argentina», racconta Messi nel suo discorso finale, davanti alle lacrime di molti, in primis dei suoi compagni e del ct Lionel Scaloni.
21 anni di storia con la maglia dell’Argentina
Dal 17 agosto 2005 al 7 ottobre 2026. Dall’Ungheria al Benin. Ventuno anni fa iniziava una storia incredibile, iniziata nel modo più paradossale possibile: con un’espulsione dopo pochi istanti. Leo Messi e l’Argentina si sono tanto amati, ma non sempre il rapporto è stato idilliaco. Anzi, la Pulga è stata spesso criticata per la mancanza di vittorie, per un atteggiamento considerato troppo poco da leader. Nel 2016, dopo la terza finale consecutiva persa decide di dire stop, di lasciare la nazionale, troppo deluso dall’ennesima batosta sportiva. Per fortuna cambia idea. E il resto è storia recente, con la Copa America del 2022, ma soprattutto il Mondiale vinto da protagonista nel 2022. Nel 2016 gli venne chiesto: «Meglio 5 palloni d’oro o il Mondiale?». Lui rispose: «Il Mondiale». Ma perché scegliere, quando puoi avere entrambi (i palloni d’oro sono otto).
La differenza negli ultimi atti di Messi e Cristiano Ronaldo
A volte il destino è crudele. Nella stessa notte in cui tutto il mondo, non solo l’Argentina, si ferma per l’ultimo tango di Lionel Messi, l’eterno rivale Cristiano Ronaldo prova a riaccendere i riflettori su di sé. Lo fa con un comunicato, diffuso sui suoi social, in cui l’attaccante spiega la propria versione dei fatti accaduti negli ultimi giorni con il Portogallo: dalla fuga dal ritiro, fino al confronto con la federazione e il premier portoghesi. Cristiano non dice addio alla nazionale portoghese. Anzi, lui ci tornerebbe, a patto che non ci sia più l’attuale ct, Jorge Jesus, che secondo la versione di CR7 «si è rimangiato la parola data».
«Io chiedo scusa per essermene andato, accetto le conseguenze del mio gesto e sono disponibile a tornare dopo la squalifica. Se sarò in forma fisicamente, se giocherò nella mia squadra, sperando di segnare qualche gol, dopo aver scontato la squalifica che mi verrà inflitta, sarò disponibile, come lo sono sempre stato fino ad oggi, a competere e a vincere per la nostra Nazionale. Questa è, credetemi, la più pura delle verità», continua la lettera del portoghese. E poi si paragona a «Maradona e Pelé», nella notte in cui l’Argentina saluta Lionel Messi, il simbolo che mai si è messo davanti alla squadra. Forse è questa la reale differenza tra due leggende che hanno fatto la storia del calcio e che oggi sembrano più distanti che mai.

