Data center a Moncalieri, il sindaco frena sul maxi-progetto da 5 miliardi: «Vogliamo garanzie su ambiente, consumi e posti di lavoro» – L’intervista
«Al momento il progetto non è accoglibile». È con queste parole, affidate a un video pubblicato sui social, che il sindaco di Moncalieri Lorenzo Mauro (Pd) ha annunciato la volontà di respingere, almeno per ora, il progetto presentato nei mesi scorsi e che porterebbe nella cittadina piemontese uno dei data center più grandi in Italia. Da settimane, la prospettiva di trasformare l’ex area Ilte in un gigantesco centro dati suscita polemiche e preoccupazioni tra i cittadini, specialmente in relazione all’impatto energetico e alla scarsa trasparenza sui consumi d’acqua. «Su tutti questi aspetti noi chiediamo chiarezza. Senza indicazioni su posti di lavoro creati, impatto sull’ambiente e consumi energetici non ho modo di dire se questo investimento privato incontra l’interesse pubblico della mia comunità oppure no», spiega il primo cittadino di Moncalieri in questa intervista a Open.
Sindaco, com’è maturata la decisione di mettere in pausa il progetto del data center?
«Il 29 luglio, il Comune ha ricevuto la proposta di progetto. Da quel momento, è iniziata la fase di analisi che coinvolge gli uffici tecnici. Dall’esito dell’ultima conferenza dei servizi, che non è ancora stato verbalizzato, emergono alcune carenze progettuali e documentali che non ci consentono di valutare complessivamente l’interesse pubblico».
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Quali sono gli aspetti e le carenze che preoccupano di più?
«Al netto del reperimento di energia elettrica, che deriva da accordi con Terna, ci sono alcuni temi fondamentali che ad oggi rimangono senza risposte certe: il riutilizzo del calore, i consumi d’acqua, i generatori d’emergenza. Anche sulla questione relativa ai posti di lavoro chiediamo che ci sia più chiarezza. Su tutti questi temi noi faremo osservazioni puntuali, ma questo è lo stato dell’arte».
Anche la preoccupazione dei cittadini ha inciso sullo stop al progetto?
«Certamente, anche se bisogna fare una distinzione tra preoccupazioni legittime e fake news. In questi giorni, per esempio, c’è chi ha scritto che i cittadini pagheranno 20 euro in più in bolletta o che si arriverà al prosciugamento della città: queste sono falsità che servono solo a spaventare. Detto questo, è evidente che la questione sollevata sull’acqua e sull’energia è importante. Io ho studiato a lungo e finora sono stato in silenzio per rispettare il lavoro degli uffici comunali».

Cosa succederà ora? Quali sono i prossimi passi?
«Entro fine ottobre manderemo le nostre osservazioni al privato rispetto alle carenze progettuali. Il calore dell’impianto verrà recuperato? Quanta acqua consumerà? Quanti posti di lavoro effettivi saranno creati? Su tutti questi aspetti noi chiediamo chiarezza, perché sono le risposte a queste domande che mi consentono di dire se l’investimento privato incontra l’interesse pubblico della mia comunità oppure no. Dopodiché, il proponente può decidere come gestire queste osservazioni e può anche chiedere più giorni per rispondere».
Come valuta il percorso che sta facendo il Piemonte per arrivare a una legge regionale sui data center?
«Ne comprendo la difficoltà, perché c’è l’esigenza di mettere insieme l’aspetto ambientale e il tema dello sviluppo del territorio. Dentro questo processo, una norma regionale è importante perché permette di fare ordine».
Una legge nazionale sui data center può aiutare?
«Penso di sì, anche perché la costruzione dei data center è molto legata al tema energetico. Capisco la difficoltà, ma penso che una legge nazionale possa essere utile, specialmente se vogliamo dotare questo Paese di una politica industriale».
Le resistenze locali alla costruzione di nuovi data center si stanno moltiplicando in diverse zone d’Italia. Che idea si è fatto di questo fenomeno? I Comuni sono abbastanza attrezzati per far fronte alle richieste dei colossi tecnologici?
«Mi sono fatto l’idea di un mondo che va molto veloce. E la politica, talvolta, fatica a tenere il passo. Per quanto mi riguarda, non mi sono mai sentito solo. Credo che la bussola di un amministratore pubblico debba essere sempre l’interesse della città e anche dentro i fenomeni più grandi si può trovare questo equilibrio».

