Milano, il centrodestra non trova la quadra sul sindaco. Tajani: «Io do la linea, basta personalismi». La Lega tira dritto sulle primarie
Nessuna fumata bianca, anzi. Continua la contesa nel centrodestra sul candidato sindaco di Milano che ora chiama in causa i pesi massimi della coalizione. A mettere il carico da novanta è direttamente il leader di Forza Italia e vicepremier, Antonio Tajani. Dal palco dell’evento del suo partito a Milano, il leader forzista alza le barricate attorno al suo pupillo, Matteo Perego di Cremnago. «Milano è la città che noi vogliamo governare», esordisce il vicepremier.
L’intervento di Tajani
Niente strappi, assicura, ma una chiara rivendicazione del candidato che vuole Forza Italia. «Vogliamo che Milano abbia un sindaco che sia in sintonia identitaria con lo spirito della città, per questo abbiamo proposto Matteo Perego di Cremnago. Non perché avesse solo la tessera di FI ma perché incarna lo spirito di milanesità di cui ha bisogno la città, quello spirito di rinnovamento ma anche di comprensione», ha affermato. E a chi lo accusa di voler dettare legge nel condominio del centrodestra, Tajani risponde abbassando i toni. «A Milano abbiamo fatto una proposta ai nostri alleati sul candidato sindaco non con aggressività e non vogliamo dividere, noi vogliamo unire con dei buoni contenuti e con capacità, che riteniamo che siano quelle necessarie per un sindaco».
La Lega tira dritto sulle primarie
Parole al miele che però rimbalzano contro il muro eretto della Lega, la quale non arretra di un millimetro sul nome di Silvia Sardone. Con una nota ufficiale il Carroccio ribadisce la linea già annunciata ieri da Matteo Salvini. «Lasciamo che siano i milanesi a decidere chi sarà il miglior sindaco per rilanciare la città. Se non ci riescono i partiti, saranno i cittadini di tutti i quartieri, con le primarie, a fare la scelta migliore. Siamo sicuri che nessuno avrà paura di confrontarsi col gradimento e i desideri dei nostri elettori», si legge nel comunicato.
Ma Tajani non ci sta
«Il mio compito è quello di garantire e difendere chi siamo, una linea politica che il segretario ha il dovere di promuovere e se poi qualcuno non si riconosce nella linea politica ci sono i congressi e ci possono essere forme di partecipazione più ampia e democratica», replica ancora Tajani a distanza. Per poi piantare i paletti in modo definitivo. «Il mio compito sarà da questo punto di vista intransigente, la linea politica di FI non cambia», conclude. E per chi sgomita in cerca di una poltrona, il vicepremier riserva una tirata d’orecchie. «I personalismi sono sbagliati. Siamo tutti militanti, togliamoci i gradi dalle spalline e ricordiamoci chi siamo», chiosa.

