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Avvelenò la collega con il cadmio per due anni: ora vuole ripulirsi la fedina. La vittima: «Ho perso i capelli, la mia vita non è più la stessa» – Il video

13 Ottobre 2026 - 21:45 Stefania Carboni
david xu
L'incredibile caso della Berkeley Engineering. David Xu ha somministrato alla collega dosi di metallo pesante fino a 3,5 milioni di volte oltre i limiti, scontando solo due anni di libertà vigilata. La spaventosa testimonianza della vittima e le polemiche oltreoceano sulla giustizia californiana
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Due anni di inferno invisibile, tra vomito improvviso, perdita di capelli e un degrado fisico misterioso che l’aveva portata a un passo dalla morte. Poi la scoperta, quasi da thriller: non si trattava di una strana malattia né della muffa dell’ufficio, ma dell’opera del suo collega di scrivania. Oggi, a sette anni dai fatti, la vicenda di Rong Yuan e David Xu, entrambi scienziati metallurgisti presso il prestigioso centro Berkeley Engineering and Research (BEAR), torna a far discutere l’opinione pubblica americana e a riaccendere le polemiche sul sistema giudiziario della California.

Xu, ripreso in passato da una telecamera nascosta mentre versava tossine nella bottiglia d’acqua della collega, ha completato a marzo una pena di due anni di libertà vigilata (probation) e si appresta a chiedere alla Corte Superiore della Contea di Alameda la completa cancellazione della condanna dalla propria fedina penale. Un’eventualità che ha spinto la vittima a rompere il silenzio, sfogando tutta la sua amarezza: «Questo sistema legale mi ha già delusa, questa è la mia ultima risorsa», spiega al The San Francisco Standard. Il caso sta rimbalzando su diverse testate.

Il veleno silenzioso e la telecamera sulla scrivania

La vicenda ha inizio nel 2017. Rong Yuan, assunta da poco come metallurgista alla BEAR — dove Xu lavorava già da tempo —, comincia ad accusare gravissimi problemi di salute. Ogni volta che si trova in ufficio e beve dalla propria bottiglia, le sue condizioni precipitano: nausee acute, crisi di vomito e una progressiva caduta dei capelli.

Nonostante le tensioni iniziali per l’uso del laboratorio, Xu si mostra all’apparenza premuroso e incoraggiante. «Dovresti lavorare da casa finché non ti senti meglio, non c’è motivo di affrettarti», le diceva, ipotizzando persino che la sede aziendale potesse essere infestata da muffe tossiche. In realtà però era lui.

La realtà, tuttavia, era ben diversa. Sospettando che i suoi malesseri fossero legati all’acqua dell’ufficio, nei primi mesi del 2019 Yuan decide di piazzare una telecamera nascosta sulla propria scrivania. I filmati — poi consegnati alla polizia di Berkeley e diffusi dall’emittente ABC 7 — mostrano una scena agghiacciante: Xu si avvicina alla postazione della collega, estrae un piccolo contenitore bianco, versa una polvere nella bottiglia della donna e, prima di allontanarsi, si assicura persino di riposizionare il flacone esattamente com’era.

Livelli record di cadmio: «3,5 milioni di volte oltre il limite»

Gli esami di laboratorio eseguiti sui campioni d’acqua consegnati da Yuan riveleranno una verità da incubo. La bottiglia era stata contaminata con il cadmio, un metallo pesante altamente tossico e cancerogeno che, come evidenziato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, provoca danni devastanti e irreversibili ai reni, al sistema osseo e all’apparato respiratorio.

In base ai referti analizzati dalla procura, i livelli di cadmio presenti nella bottiglia della donna superavano di 3,5 milioni di volte il limite massimo federale consentito per l’acqua potabile. «Mi si è gelato il sangue», ha raccontato Yuan al San Francisco Standard. «Sono quasi morta. Ho vissuto la morte così, così vicino, per tantissime volte».

Il patteggiamento e la richiesta di espulsione del reato

Nel marzo del 2019 Xu viene tratto in arresto con l’accusa iniziale di tentato omicidio. Tuttavia, nel settembre del 2023, la posizione giudiziaria dell’uomo si alleggerisce notevolmente: attraverso un accordo di patteggiamento, l’accusa di tentato omicidio e un secondo capo d’imputazione per avvelenamento vengono lasciati cadere. Xu si dichiara colpevole di un solo reato di avvelenamento, cavandosela con due soli anni di libertà vigilata, privi di reclusione effettiva.

Oggi, avvalendosi di una norma del codice penale californiano che consente a chi ha completato la probation di richiedere l’estinzione del reato e il ritiro della dichiarazione di colpevolezza, Xu mira a ripulire la propria fedina penale (expungement). Se il giudice dovesse accogliere la richiesta, la condanna per reato grave sparirebbe dai registri consultabili dai futuri datori di lavoro.

L’ufficio del Procuratore Distrettuale della Contea di Alameda si è opposto con fermezza alla cancellazione della condanna. Nel frattempo, Rong Yuan continua a fare i conti con le conseguenze fisiche ed emotive dell’avvelenamento da metalli pesanti, riuscendo a lavorare soltanto a tempo parziale e assistendo a quello che definisce un paradosso insostenibile: «Lui riceve una seconda possibilità per rifarsi una vita, mentre io sono condannata a vivere per sempre con i postumi di ciò che mi ha fatto».

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