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«Marocchini di merda, comandiamo noi»: la famiglia di Torino vessata per 8 anni dal vicino

13 Ottobre 2026 - 07:55 Ettore Ambrosi
famiglia marocchina vessata
Il giudice gli ha imposto il divieto di avvicinamento: dovrà lasciare la sua casa
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«Marocchini di merda, siamo in Italia. Comandiamo noi. Scendi che ti tagliamo la testa. Questa è la tua ultima serata, devi lasciare in pace mio zio». Per otto anni una famiglia di tre persone è stata minacciata, aggredita e vessata dal vicino di casa e da un branco ai suoi ordini. «Era il 25 febbraio. Sentiamo suonare al citofono. Ci affacciamo. Per strada ci sono 15 persone», racconta una delle vittime a La Stampa. Quattro fermati dalla polizia hanno cercato di spaccare le auto urlando «Vi bruciamo vivi».

La routine

La famiglia ha dovuto sopportare vasi lanciati contro la porta di casa, immondizia sul balcone, auto spaccate e tende date al fuoco. Il gip e il pm hanno scritto che le «persecuzioni condominiali» si sono «protratte per un tempo considerevole e si sono aggravate nel tempo». Un indagato italiano di 53 anni ha ricevuto la misura del divieto di avvicinamento con obbligo di braccialetto elettronico. Quindi ha dovuto lasciare la sua casa dalle parti di corso Taranto.

L’escalation

Il tribunale del riesame ha definito i comportamenti come «assedianti, minatori, fortemente oltraggiosi e finanche discriminatori». Decine di esposti, anche al Comune, immagini riprese dalle videocamere, testimonianze, l’inchiesta a carico dell’italiano, sposato e con un figlio, ricostruiscono l’escalation di una serie di violenze che inizia quando la sua famiglia si trasferisce nella palazzina dove le vittime vivono da 26 anni.

«Appena si sono trasferiti quell’uomo ha incendiato la tenda del nostro balcone. Poi ha rotto tre denti a mio padre. Ha minacciato di bruciare mia madre. Da subito gridava, e tuttora grida: “Marocchini di merda, fate schifo, scendete che vi ammazzo», ha raccontato il figlio. «Una sera è andato avanti fino alle cinque e mezza del mattino. Gridava: “Vi stermino, figli di puttana». L’ennesima aggressione è vista da molti condomini l’8 settembre: «Brandisce una bottiglia spezzata e un’asta di ferro lunga un metro. Porta la bottiglia al collo mimando il gesto di tagliare la gola, sino a provare di tentare di colpirlo».

La gomma

Ad agosto un incappucciato fa esplodere uno pneumatico dell’auto della famiglia vessata. «È stato uno scoppio forte era la seconda volta che capitava. La prima ci avevano tagliato le gomme. Quell’uomo non accetta che mio figlio sia rappresentante di scala. Dice: “Io non voglio essere comandato da un marocchino”. Ci minaccia ogni giorno», racconta la madre. Il figlio dice che «mamma vive nel terrore. È costretta a prendere lo Xanax. Ha attacchi di panico. Non esce più da sola». «Le condotte – c’è scritto nell’ordinanza del Riesame, che conferma la misura del gip – hanno provocato quel grave e perdurante stato di ansia e timore per la propria incolumità». «Le misure cautelari debbono essere scelte dal giudice anche in relazione al pericolo per la vita o per l’integrità fisica o psichica della persona offesa».

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